mercoledì 2 novembre 2022

BIRRE 92: BRASSERIE DE BRETAGNE


La Brasserie de Bretagne è un birrificio (in passato industria della birra Britt), situato a Trégunc nel dipartimento della Finistère. È membro dell'associazione Produit en Bretagne (prodotto in Bretagna). Nel 2002, riacquista la brasserie Dremmwell.
Nel marzo 2007, la Brasserie de Bretagne ha ricevuto il premio d'eccellenza al Concours général agricole di Parigi. È la prima volta dalla creazione del concorso che un'industria della birra ottiene questa premiazione.
L'azienda comincia con una creazione incompiuta nel 1998, con alcuni successi ma anche molte difficoltà (tecniche, finanziarie e commerciali...). Hervé e Jean-François la riacquistano nell'ottobre del 2000. All'alba del nuovo millennio, Hervé e Jean-François si lanciano dunque alla conquista dei bar, dei pubs e dei fest-noz. L'entrata nel 2000 nell'associazione « Produit en Bretagne» (prodotto in Bretagna), dimostra rapidamente i vantaggi del lavoro e dal 2001 nasce la BièresZH, una società di distribuzione, creata con 6 altri fabbricanti di birra bretone. Nel 2003, l'industria della birra diventa membro del Groupement Européen d’Intérêt Economique GBS (Gruppo europeo economico), alto quotato di Chimay, Duvel, Chti, Tuborg. Nel 2004 aderisce alla Brasseurs de France, sindacato che raccoglie oggi il 99% della produzione francese di birre (in volume, include anche i fabbricanti di birra industriali).
Marche prodotte
Ar-Men Ambreè, è una birra ad alta fermentazione, ed il suo aroma delicatamente arrostito, senza acidità né amarezza permette un'associazione armoniosa, con il 5,4% di alcool (vol.).
Ar-Men Blonde, è una birra ad alta fermentazione, leggera ed equilibrata deve la sua scorrevolezza in bocca alla sua composizione armoniosa in malto d'orzo, grano saraceno bretone e luppolo aromatico, con il 5% di alcool (vol.).
Ar-Men Doreè, è una birra ad alta fermentazione,con una degustazione che attinge la sua forza ed il suo colore nel miscuglio dei malti chiari, il suo aroma nel matrimonio dei luppoli più nobili. Nello stile delle abbazie più famose belghe di birra trappista, con il 7% di alcool (vol.).
Ar-Men Rousse, è una birra ad alta fermentazione, ed il metodo di mescolanza e la filtrazione permette di liberare tutti i sapori complessi del whisky di malto, in particolare il suo gusto è apprezzato da tutti gli esperti, con il 6% di alcool (vol.).
Ar-Men Blanche, è una birra delicatamente aromatizzata in spezie, coriandre e pelli d'arancia, questa birra rinfrescante e poco alcolizzata ed è la birra dell'estate per eccellenza, con il 4,8% di alcool (vol.).
Britt Blanche, è una birra ad alta fermentazione, prodotta a partire da malti di grano e d'orzo, con il 4,8% di alcool (vol.).
Britt Blonde, è una birra chiara (Melen in bretone) e non pastorizzata. Si produce a partire dal malto d'orzo e di luppoli aromatici. Il grano saraceno gli procura una caratteristica morbida, con il 5% di alcool (vol.).
Britt Rousse, è una birra prodotta con malto d'orzo torbido (whisky di malto). Gli conferisce note caratteristiche. È una birra non pastorizzata e di doppia fermentazione, con il 5,4% di alcool (vol.).
Dremmwel Doreè, è una birra che attinge la sua forza ed il suo colore nel miscuglio dei malti chiari ed il suo aroma nel matrimonio dei luppoli più nobili, con il 7% di alcool (vol.).
Dremmwel Blonde, è una birra leggera e digestiva, prodotta con malti d'orzo e di grano, profumata da luppoli aromatici, leggermente aromatizzati. Né troppo forte, né troppo di carattere, questa birra equilibrata corrisponde ad un buon compromesso, con il 5% di alcool (vol.).
Dremmwel Rousse, è una birra tipo anglosassone senza troppa amarezza, deve la sua morbidezza ed il suo colore ai diversi tipi di malti utilizzati e particolarmente al malto detto caramella, con il 6% di alcool (vol.).
Sant Erwann Blonde, è una birra chiara ai sette cereali: orzo, grano, grano saraceno bio, avena bio, segale bio, farro bio, miglio bio, con il 7% di alcool (vol.).
Sant Patern Ambreè, è una birra ambrata dai malti caramella, aromatizzata da una punta di badiane e chiodo di garofano con forte amarezza, ha il 6% di alcool (vol.).
Sant Gwenole Blonde, è una birra chiara, dolce con un profumo al luppolo aromatico, ed al malto di caramella ed alle alghe, con il 6% di alcool (vol.).
Cidre Tarvan, sidro grezzo d'aspetto limpido e di colore giallo d'arancia. Odore netto e franco su aromi al gusto di frutta con note di fermentazione. Molto buona equilibrio tra la sua acidità e la sua amarezza leggera, venduta solo in barili da 20 lt.
Gwiniz Du Ambreè, grano-nero in bretone. È una birra con il suo aroma delicatamente arrostito, senza acidità né amarezza accurata, permette un'associazione armoniosa, con il 5,4% di alcool (vol.).
Premi per i prodotti
La Fourquet d'or (Forchetta d'oro) nel 1999, miglior birra artigianale francese
La Ar-Men Blonde, ha ricevuto la medaglia d'oro al Concours général agricole di Parigi nel 2003 e la medaglia d'argento nel 2005.
La Ar-Men Rousse, ha ricevuto la medaglia d'argento nel 2007.
La Gwiniz Du ha ricevuto la medaglia d'argento nel 2003 e la medaglia d'oro nel 2006.
La Dremmwell Rousse, ha ricevuto la medaglia d'argento nel 2007.
La Dremmwell Blonde, ha ricevuto la medaglia d'argento nel 2000 nella Categoria numero 37, Belgian-Style Pale Ale con 4 partecipanti.
La Dremmwell Blonde, ha ricevuto la medaglia di bronzo nel 2002, nella Categoria numero 37 Belgian-Style Pale Ale con 6 partecipanti.
La Sant Erwann, ha ricevuto la medaglia di bronzo alla World beer cup di San Diego (USA) nel 2004


20 BIRRA (2^ Edizione)

Birra. In queste 200 pagine ho raccolto oltre 150 schede di preparazioni, stili e prodotti, pubblicate nel corso degli anni sul blog DALLA PARTE DEL GUSTO (https://dallapartedelgusto.blogspot.com/). Desidero infatti condividere con voi la mia passione per la cucina. Dopo l'acqua ed il the, fin dalla notte dei tempi, la birra è la bevanda più diffusa nel mondo. Pane liquido, così era chiamata poiché accanto al pane solido costituiva il principale alimento e gli ingredienti (acqua, cereali e lievito), anche se in proporzioni diverse, erano identici. Ampliamo la nostra conoscenza sulle birre e scopriremo sapori deliziosi ed inattesi. Non limitiamoci a ciò che ci propone il nostro birraio di fiducia. Se lo stimoliamo al meglio, lui ci darà il meglio.



LIMONE SIRACUSA


Il limone di Siracusa IGP è il frutto appartenente alla cultivar femminello siracusano e ai suoi cloni, riferibili alla specie botanica Citrus x limon L. Burm. Il femminello siracusano è la cultivar più rappresentativa d'Italia e produce tre fioriture: il primofiore (da ottobre a marzo), il bianchetto (da aprile a giugno) e il verdello (da luglio a settembre).
La pianta del limone ha origini in Birmania, dove si trova allo stato selvatico: da qui ha attraversato il Medio Oriente, la Mesopotamia, la Palestina, fino al Mediterraneo, dove ha trovato le condizioni ottimali per il suo sviluppo. L'habitat naturale del limone risiede nella fascia compresa tra il 40º parallelo a nord e il 40º parallelo a sud: questa fascia include la California, l'Uruguay, l'Argentina, il Sud Africa e il bacino del Mediterraneo, in particolare l'Italia, la Spagna, la Grecia e la Turchia. Nel Cinquecento e nel Seicento, durante il regime monopolistico baronale delle coltivazioni di agrumi, l'utilizzo dei limoni continuò a rimanere confinato nella preparazione di cibi di lusso.
Iniziò a essere coltivato in maniera intensiva nel siracusano a partire dal XVII secolo, grazie all'opera dei Padri Gesuiti, esperti coltivatori. Il limone divenne allora una delle principali fonti di sostentamento del territorio, raggiungendo nel 1891 una produzione di circa 11.600 tonnellate. Il successo di questa coltivazione provocò la nascita, in Sicilia, di diverse aziende agrumarie, che estraevano l'agro-cotto, il citrato di calcio e l'acido citrico dal succo. Negli stessi anni il limone di Siracusa conobbe una notevole fortuna sui mercati esteri, soprattutto negli Stati Uniti e in Inghilterra, come confermano i dati della Camera di Commercio e Arti di Siracusadelle seconda metà dell'Ottocento. I dati riguardanti i movimenti del Porto di Siracusa dei primi del Novecento indicano, quali principali destinazioni estere di limoni, arance amare e dolci, agro di limone concentrato e citrato di calce, i porti di Trieste, Londra, Fiume, Liverpool, Glasgow, Manchester, Malta e Odessa.
A dispetto dei fenomeni di urbanizzazione e industrializzazione verificatisi a partire dal secondo dopoguerra, la coltura del limone è stata tutt'altro che abbandonata dal territorio siracusano, e rappresenta ancora oggi una importantissima realtà economica: Siracusa è considerata, in termini qualitativi e quantitativi, un punto di riferimento per il prodotto fresco sia sul mercato italiano sia sui mercati europei. Il 3 febbraio 2011 la denominazione “limone di Siracusa” è stata iscritta nel registro delle Indicazioni Geografiche Protette (IGP) – Regolamento (CE) n. 96/2011.
Caratteristiche del frutto
Il limone di Siracusa IGP è caratterizzato da un elevato contenuto in succo e dalla ricchezza di ghiandole oleifere nella buccia, oltre che per l'alta qualità degli oli essenziali. La varietà siracusana di limone è denominata femminello per via della notevole fertilità della pianta, rifiorente tutto l'anno: il primofiore matura da ottobre a marzo, ha forma ellittica, buccia e polpa di colore variabile dal verde chiaro al giallo-citrino, e succo giallo citrino; il bianchetto matura da aprile a giugno, si presenta ellittico-ovoidale, con buccia giallo chiaro, polpa gialla e succo giallo-citrino; il verdello matura fra luglio e settembre, ha forma ellittico-sferoidale e colore della buccia verde chiaro, mentre succo e polpa sono giallo-citrino.
Il sesto d'impianto deve avere una densità massima di 400-500 piante per ettaro o di 850 unità nel caso di sesti dinamici. Gli impianti possono essere condotti con metodo convenzionale, integrato oppure biologico. Tutte le operazioni colturali vanno eseguite in modo tale che si mantenga il giusto equilibrio e sviluppo della pianta, che deve sempre essere soggetta a una corretta aerazione ed esposizione al sole. La raccolta dei frutti è manuale ed è effettuata, direttamente dalla pianta, con l'ausilio di forbicine per il taglio del peduncolo.
Grazie alle sue caratteristiche qualitative, il limone di Siracusa è utilizzato anche in ambiti diversi dalla commercializzazione del frutto fresco; essi riguardano, in particolare, i settori alimentare, medico-scientifico, cosmetico e profumiero, che si approvvigionano di succhi e oli essenziali attraverso le aziende di trasformazione.
Capacità di produzione
L'attuale bacino di consumo del limone di Siracusa è prevalentemente rappresentato dal mercato italiano della Grande distribuzione organizzata, in particolare del nord Italia; l'export intra-UE è diretto ai mercati di Germania, Austria, Francia, Regno Unito, Danimarca; il principale mercato extra-UE è la Norvegia. Nel corso della campagna 2010/2011 sono entrati nei centri di confezionamento 13.157,26 quintali di limone di Siracusa e sono stati certificati come IGP 6.284,20 quintali. Il prodotto è immesso in commercio come "Limone di Siracusa IGP": può essere commercializzato sfuso oppure confezionato in idonei contenitori di cartone, legno, plastica oppure in reti e borse con banda plastica attaccata alla rete. Le categorie commerciali sono esclusivamente la Extra e la Prima.
Impieghi del prodotto
Il succo e la buccia del limone di Siracusa sono riconosciuti come pregiati e richiesti da aziende leader nel settore alimentare, come Polenghi e le gelaterie Grom. Gli oli essenziali sono molto richiesti nel mondo della cosmesi e dalle più importanti case profumiere del mondo, da Chanel a Dior, da Hermes a Dolce&Gabbana.
In campo medico, il limone di Siracusa è protagonista di uno studio clinico che intende dimostrare l'efficacia del succo di limone nella prevenzione della calcolosi renale nei soggetti predisposti alle forme recidivanti. Tradizionalmente, il citrato di potassio risulta essere l’unico farmaco in grado di ridurre la formazione dei calcoli renali, impedendo la precipitazione dei cristalli di ossalato di calcio, responsabili della formazione dei calcoli. Tuttavia, questo farmaco crea vari disturbi al paziente, e lo portano progressivamente ad abbandonare la cura. Il succo di tre o quattro limoni può fornire una quantità giornaliera di citrato paragonabile a quella che si ottiene con la somministrazione del farmaco, con il vantaggio di evitare gli effetti indesiderati di quest'ultimo. Lo studio, attualmente in corso presso l’unità di nefrologia degli Ospedali Riuniti di Bergamo, è frutto di una collaborazione tra l’Istituto di Ricerche Farmacologiche "Mario Negri" e il Consorzio di tutela del limone di Siracusa.
Curiosità e folclore
La città di Siracusa celebra ogni anno, il 13 dicembre, la festività patronale di Santa Lucia con una lunga processione da Piazza del Duomo in Ortigia alla Chiesa di Santa Lucia al Sepolcro. Otto giorni dopo, il 20 dicembre, la processione compie il percorso inverso. Il 13 dicembre, per tradizione, i grossi ceri agli angoli della statua vengono ricoperti da trionfi di fiori, mentre il 20 dicembre il simulacro di argento viene affiancato da ceri adornati da limoni e arance. Il dono delle primizie alla Santa siracusana, oltre al valore estetico, aveva un suo significato: rappresentava il percorso della processione dalla campagna verso la città, quando l'area di Piazza Santa Lucia alla Borgata rappresentava il confine a nord dell'urbanizzazione, e all'isola di Ortigia era riservata la definizione di "città".
Limoni (IGP) nell'Unione Europea
L’Italia ha una superficie investita a limone di 12.464 ettari. Il limone di Siracusa rappresenta il 42% della intera produzione nazionale con una superficie di 5.300 ettari, 150 mila tonnellate di prodotto, e circa 398.000 giornate lavorative annue. La zona di produzione comprende la fascia costiera di 10 comuni in provincia di Siracusa, in Sicilia: Augusta, Avola, Melilli, Noto e Siracusa, a cui si aggiunge parte del territorio interno, appartenente ai comuni di Floridia, Solarino, Priolo Gargallo, Rosolini e Sortino.
Queste le superfici dei limoni a Indicazione Geografica Protetta nell'Unione europea:
Varietà IGP Provenienza Superficie in ettari (Ha)
Limone di Siracusa Italia 5.300
Citricos Valencianos Spagna 3.300
Limone Interdonato di Messina Italia 950
Limone di Sorrento Italia 400
Limone di Amalfi Italia 400
Limone Femminello del Gargano Italia 400
Citrinos do Algarve Portogallo 320
Limone di Rocca Imperiale Italia 200
L'Unione europea vanta otto denominazioni (IGP) per il limone: sei di esse sono state ottenute dall'Italia, una dalla Spagna, una dal Portogallo. Oltre al limone di Siracus, le denominazioni italiane comprendono il limone di Sorrento, il limone Costa d’Amalfi, il limone Interdonato di Messina, il Femminello del Gargano, e il limone di Rocca Imperiale. Ka denominazione spagnola è il Citricos Valencianos, mentre in Portogallo è protetta la varietà Citrinos do Algarve.
Il Consorzio di Tutela
Il Consorzio di Tutela del Limone di Siracusa IGP è stato costituito il 13 luglio del 2000, non ha scopi di lucro e non esercita attività commerciali. Tra i suoi compiti principali, il Consorzio:
individua le zone di produzione e le varietà da sottoporre a tutela;
svolge attività di vigilanza nella zona di origine e sui mercati per il corretto uso della denominazione “Limone di Siracusa IGP”;
realizza iniziative e campagne promozionali in Italia e all’estero, finalizzate alla diffusione della conoscenza e dell’immagine del prodotto e del marchio IGP.


9 FRUTTA (2^ Edizione)
 

Frutta. In queste 230 pagine ho raccolto oltre 120 schede di prodotti, metodi di lavorazione e tecniche di cucina pubblicate nel corso degli anni sul blog DALLA PARTE DEL GUSTO
(https://dallapartedelgusto.blogspot.com/).
Desidero infatti condividere con voi la mia passione per la cucina. In ogni stagione la frutta sta sulla nostra tavola. Quante virtù ci stanno nella frutta? Tantissime, facciamone allora tesoro. Ma una conoscenza più approfondita rende il nostro tesoro ancora più ricco ed appetibile. Ogni tipo di frutto ha molte varianti, occorre conoscerle e, se è il caso, acquistarle. Con questo semplice gesto avremo dato il nostro piccolo ma decisivo contributo alla pratica della biodiversità alimentare. Oggi la disponibilità di prodotti di qualità è enormemente cresciuta grazie a metodologie di trasporto veloci e conservazione sicure. Non limitiamoci a ciò che ci propone il nostro fruttivendolo di fiducia. Se lo stimoliamo al meglio, lui ci darà il meglio.