lunedì 19 settembre 2022

IL ROBOT ENTRA NELLE CUCINE DEI RISTORANTI?


Si chiamano Sandy, Botlr, Flippy, Panda, non sono umani ma robot che fanno il loro lavoro in cucina ed ai tavoli dei ristoranti. Per ora in Cina, Giappone e Stati Uniti. Agli esseri umani è riservato solitamente il compito di accogliere gli avventori, mentre i robot apparecchiano, preparano pasti, servono ai tavoli, battono cassa, sparecchiano, lavano le stoviglie e gestiscono il magazzino e la dispensa.

Qualche esempio ci aiuterà ad orientarci meglio ma soprattutto a capire come ormai la frontiera tra umano, troppo umano e robotico sia sempre più sottile e valicabile.

Cominciamo dal ristorante dell’hotel Henn-Na a Nagasaki, in Giappone. Qui lo staff è composto interamente da robot umanoidi specializzati oltre che nella preparazione dei cibi (la specialità della casa è la cucina tipica locale) anche nell’accoglienza dei clienti.

A Redwood City in California negli Stati Uniti esiste un ristorante dove il cliente ordina la sua insalata tramite un touch screen. La robottina Sally la prepara ed il collega Botlr la serve ai tavoli.

Il Cali Group, la catena di fast food californiana, usa invece Flippy, un braccio meccanico robotizzato ottimizzato per la preparazione degli hamburger. Ne preparare più di 200 al giorno, non si può certo dire che sia troppo lento.

Tavole calde, direte voi, ma la qualità?

C’è, eccome. Allora vi parlo di Spyce, l’americanissimo raffinato ristorante di Boston. Qui le pietanze sono preparate dai robot, ma la divisione di compiti con gli umani è importante. Il Culinary Director è Daniel Boulud, chef stellato francese che ha curato tutte le ricette del menù e assaggiato tutte le proposte, prima che venissero messe in vendita. Uno dei suoi compiti è stato di formare lo staff specie il garde manger, ovvero colui che dà il tocco finale ai piatti prima che vengano serviti, garantendo che ogni portata esca dalla cucina al meglio. La filosofia di Spyce si riassume così: “I nostri sforzi sono tutti sul primo boccone. Vogliamo che i clienti diano la caccia ai sapori. Il primo morso è la nostra chance di farci ricordare e la vogliamo cogliere”.

Il sistema tecnologico che regola la cucina è stato sviluppato da quattro studenti dell’MIT. Il cliente effettua un ordine tramite un menù digitale su tablet, gli ingredienti vengono selezionati dai contenitori e riposti in uno dei sette wok automatizzati posti accanto ad alcune piastre a induzione. Quando la pietanza scelta è pronta – generalmente in meno di 3 minuti – si versa in un piatto che viene rifinito da uno dei garde manger e servito. Lo Spyce di Boston su TripAdvisor totalizza 4,5 punti su 5, come dire che complessivamente, le persone sono soddisfatte sia del format, che della qualità del cibo proposto.

E a casa? Qualcosa si muove, ma lentamente.

Al Seed & Chips di Milano, sono stati presentati Bot Chef di Samsung, e Panda di Franka EmiKa. Non sono ancora veri e propri cuochi, ma robot collaborativi: tritano, sbattono, versano, puliscono, sollevano, spostano tutti gli oggetti della cucina, compresi quelli dalle forme più complesse, e li ripongono in maniera efficiente.

Per ora il vecchio e caro angelo del focolare resiste ancora.


Dobbiamo cominciare a renderci conto, che tra qualche anno, quando una serie di vaccini avranno reso la popolazione planetaria resistente ai tre ceppi del Covid 19, le consuetudini di vita a cui siamo abituati non saranno più le stesse ma entreremo in una fase di transizione verso il nuovo, possibile e praticabile, con una rapidità ancora maggiore dell’attuale.

Anche la cucina cambierà a partire dai suoi artefici: i cuochi.

Samsung recentemente è passata dalla fase di proto - tipizzazione a quella di piccola serie per il suo Bot Chef.

Si tratta in sostanza di due braccia robotiche impiantate in alto, grossomodo nella cappa, capaci di effettuare tutte le operazioni necessarie a realizzare un pranzo.

Un tempo ormai remoto il Bimby aveva fatto diventare chef legioni di imbranati.

Successivamente il set per la cottura sottovuoto (oggi già disponibile nella versione consumer) aveva rivoluzionato il sistema di lavoro dei ristoranti.

Poi il frigo e la dispensa domotiche aiutarono a gestire al meglio la scorta ed a programmare gli acquisti, con connesse indicazioni dietetiche e consigli per menù salutistici.

Oggi è la volta del robot.

La successione ottimale di centinaia di operazioni e migliaia di gesti passa attraverso la precisione dei dati di trasmissione, con certezza della qualità dei risultati e dei tempi di preparazione.

Il fatto che la forma sia human friendly come il suo operato, ha qualcosa che a qualcuno ricorda un poco le favole, un paio di braccia magiche da apprendista stregone. Ma non illudetevi, non è così. Introduco allora il concetto di machine learning, mi perdonino gli specialisti per la banalità semplificatoria della spiegazione. Come insegna a cucinare la mamma al suo bambino? Glielo mostra, lui lo vede, lo ripete, prima malamente poi sempre meglio. L’ “ultima” generazione di robot si comporta nello stesso modo. Impara vedendotelo fare. Apprendimento per imitazione. Da umano a robot. Poi da robot a robot. Poi è l’hardware che scrive, operando, il suo software di funzionamento, che diventa programmazione ottimizzata e consolidata. La trasmissione planetaria dei dati poi è ormai un gioco da ragazzini. Il robot chef che ha imparato il sashimi a Tokyo trasmette il suo sapere al robot chef che ha imparato a Barcellona la paella, e viceversa.

Il bot chef, oltre ad una gestualità micrometrica e macrometrica nella rapidità e nella forza, ha un tatto sensibilissimo, ha occhi per vedere, ha orecchie per sentire, ha naso per odorare, ha gusto per assaggiare.

In attesa del suo arrivo, mi torna in mente la visita che feci in un bar “avveniristico” di Milano dove a preparare gli aperitivi c’era un robot barman: una serie di bottiglie appese al soffitto a testa in giù chiuse con un tappo dosatore che si apriva per il tempo necessario a versare nello shaker la giusta quantità di ingrediente e poi agitava o mescolava. Sembra passato un secolo, era l’anno scorso.


6 ALLA RICERCA DEL BUON GUSTO

Alla ricerca del buon gusto raccoglie in maniera sistematica le recensioni pubblicate sul mensile savonese Il Letimbro nella rubrica Dalla parte del gusto e poi apparse nel blog  HOMO LUDENS https://nonmirompereitabu.blogspot.com/

domenica 18 settembre 2022

PERA MANTOVANA

Sei varietà per identificare un frutto pregiato, coltivato fin dal Medioevo e conservato fino ad oggi grazie a sapienti innesti e incroci. Le varietà di Pera Mantovana coltivate sono sei: Abate Fetel, Conference, Decana del Comizio, Kaiser, Max Red Barlett e William.
Sono tutte caratterizzate da un sapore dolce più o meno aromatico ma si distinguono per il colore e rugosità della buccia:
·        le pere delle varietà William hanno una buccia liscia, di colore giallo-rosato;
·        le pere Max Red hanno un colore di fondo giallo, quasi completamente coperto da sovracolore rosso vivo, spesso striato;
·        la varietà Conference è verde-giallastra con rugginosità diffusa;
·        la pera di varietà Decana Comizio è liscia, di colore verde chiaro-giallastro e rosa ;
·        la varietà Abate Fetel ha la buccia verde chiaro-giallastra e rugginosità intorno al peduncolo;
·        la pera Kaiser possiede una buccia ruvida e rugginosa.
Ogni varietà ha un proprio periodo di coltivazione.
Il peso medio della Pera Mantovana varia dai 158 gr della Conference ai 260 della Abate.
La zona di produzione della Pera Mantovana IGP comprende l’intero territorio dei Comuni di Sabbioneta, Commessaggio, Viadana, Pomponesco, Dosolo, Gazzuolo, Suzzara, Borgoforte, Motteggiana, Bagnolo San Vito, Virgilio, Sustinente, Gonzaga, Pegognaga, Moglia, S.Benedetto Po, Quistello, Quingentole, S.Giacomo delle Segnate, S.Giovanni del Dosso, Schivenoglia, Pieve di Coriano, Revere, Ostiglia, Serravalle a Po, Villa Poma, Poggio Rusco, Magnacavallo, Borgofranco sul Po, Carbonara di Po, Sermide e Felonica, che delimitano un’area continua in provincia di Mantova.
La coltivazione della pera nel mantovano e soprattutto nella zona dell’Oltrepò, è una pratica molto antica. Nel 1475 rappresenta la coltura più diffusa ed importante anche se esclusiva dei nobili e degli ecclesiastici. Nei giardini dei monasteri e nei broli delle corti signorili si coltivano ed incrociano varietà diverse di pera per ottenere frutti sempre più gustosi.
La produzione però viene destinata all’autoconsumo o al mercato locale a causa della difficoltà nella conservazione e nel trasporto di questo frutto.
Dopo l’unità d’Italia e nel primo dopoguerra il necessario riassetto produttivo spinge a valorizzare le attività esistenti. La coltivazione del pero si sviluppa particolarmente grazie anche alle innovazioni tecnologiche nel settore della conservazione e dei trasporti.
Il lavoro di produzione delle sei varietà di Pera Mantovana è affiancato da una importante attività di recupero e valorizzazione di varietà locali al fine di contribuire al mantenimento del patrimonio agricolo e ambientale di quelle zone.
Nel 1998 la Pera Mantovana ottiene il riconoscimento europeo IGP e nasce il Consorzio Perwiva, che ne tutela e promuove la produzione.
La produzione della Pera Mantovana IGP è regolata da un disciplinare di produzione approvato dalla Unione Europea e avviene secondo tecniche tradizionali della zona.
I terreni sono caratterizzati da una tessitura media e gli impianti presentano una densità massima pari a 5.000 piante per ettaro. La forma di allevamento prevalente sono quelle del vaso emiliano, della palmetta e del fusetto. Pratiche di irrigazione, fertilizzazione e difesa fitosanitaria seguono i principi della produzione integrata.
Le aziende produttrici sono assistite regolarmente da tecnici specializzati e il prodotto è soggetto a un controllo finale con analisi dei residui.
La produzione unitaria massima è di 350 q.li per ettaro.
Dopo essere state confezionate appositamente e contrassegnate, le pere mantovane vengono commercializzate nel periodo compreso tra il 1 agosto ed il 31 maggio dell’anno successivo a seconda del tipo: William dal 1 agosto al 30 novembre, Max Red Bartlett dal 20 agosto al 30 novembre, Conference dal 15 ottobre al 31 maggio, Decana Comizio dal 30 settembre al 30 marzo, Abate Fetel dal 10 settembre al 15 marzo e Kaiser dal 15 settembre al 15 marzo.
Le prime notizie sulla Pera Mantovana si hanno ad opera di Plinio il Vecchio (il più accreditato naturalista fino al Cinquecento) e di Columella (agronomo di età romana). Nell’Antichità e nel Medioevo si preferiva consumarla dopo la cottura.
I broli sono piccoli appezzamenti delle corti signorili dove venivano coltivati gli alberi da frutto.
La Pera Mantovana ha proprietà diuretiche, depurative, regolatrici intestinali ed è possibile consumarne anche un quantitativo elevato senza introdurre troppe calorie.
La percentuale di zuccheri contenuti è in gran parte costituita da fruttosio, per cui il suo consumo è consentito anche ai diabetici.
100 grammi di prodotto contengono:
Acqua (g) 87,4
Proteine (g) 0,3
Lipidi (g) 0,4
Carboidrati disponibili (g) 8,8
Zuccheri solubili (g) 8,8
Fibra totale (g) 3,8
Fibra insolubile (g) 2,56
Fibra solubile (g) 1,29
Energia (kcal) 38,6
Sodio (mg) 2
Potassio (mg) 129
Ferro (mg) 0,3
Calcio (mg) 11
Fosforo (mg) 15
Magnesio (mg) 9
Zinco (mg) 0,05
Tiamina (mg) 0,01
Riboflavina (mg) 0,03
Niacina (mg) 0,1
Vitamina C (mg) 4
La pera si conserva a basse temperature, mentre per gustarla in tutta la sua fragranza è consigliabile tenerla 4/5 giorni a temperatura ambiente prima del consumo.
Tutte le varietà di Pera Mantovana hanno una polpa dolce, succosa e aromatica.
Come tutta la frutta la Pera Mantovana può essere consumata fresca o cotta. Può essere utilizzata per la preparazione di dolci, macedonie e pietanze. L’uso tradizionale che ne facevano i contadini era di consumarla abbinata ai formaggi: Provolone, Parmigiano Reggiano e Pecorino.

9 FRUTTA (2^ Edizione)
 

Frutta. In queste 230 pagine ho raccolto oltre 120 schede di prodotti, metodi di lavorazione e tecniche di cucina pubblicate nel corso degli anni sul blog DALLA PARTE DEL GUSTO
(https://dallapartedelgusto.blogspot.com/).
Desidero infatti condividere con voi la mia passione per la cucina. In ogni stagione la frutta sta sulla nostra tavola. Quante virtù ci stanno nella frutta? Tantissime, facciamone allora tesoro. Ma una conoscenza più approfondita rende il nostro tesoro ancora più ricco ed appetibile. Ogni tipo di frutto ha molte varianti, occorre conoscerle e, se è il caso, acquistarle. Con questo semplice gesto avremo dato il nostro piccolo ma decisivo contributo alla pratica della biodiversità alimentare. Oggi la disponibilità di prodotti di qualità è enormemente cresciuta grazie a metodologie di trasporto veloci e conservazione sicure. Non limitiamoci a ciò che ci propone il nostro fruttivendolo di fiducia. Se lo stimoliamo al meglio, lui ci darà il meglio.



CONFETTURA DI MIRTILLI FRAGOLE DEL FRIULI

Nel FVG vengono realizzate marmellate anche con verdure, che hanno dei gusti particolari. I tipi di frutta tradizionalmente più conservati in regione sono Mirtillo, Fragola, Lampone, Mela, Olivello.
Caratteristica comune delle confetture friulane è l’assenza di conservanti chimici e pectina, grazie alla piccola dimensione e all’aggiornamento tecnologico delle Aziende Produttrici (due connotati comuni a gran parte delle attività economiche della regione Friuli VG).
Marmellate del Friuli di antica tradizione
Le marmellate più comuni in Friuli sono anzitutto quelle più tipiche (come segnalato dalla Regione FVG) di Mirtilli, Fragole, Lampone, Mele, Olivello; seguono quindi quelle di Albicocche, Pesche, Ciliegie, Susine, Fichi (di cui esiste anche una varietà particolare, il Ficomoro, tipica di Caneva di Pordenone), Amarene, More, Mele cotogne.
Marmellate del Friuli di nuova tradizione per tipo di frutta
Il grande interesse per la riscoperta del proprio ambiente naturale che negli ultimi anni ha coinvolto anche i produttori agroalimentari ha portato alla valorizzazione di piante e frutti da sempre presenti nella regione ma finora, per varie ragioni, poco considerati.
Si è cominciato quindi a produrre marmellate di Pere, Peschenoci, Ribes rosso, Ribes nero, Zucchine, Sambuco, Corniola, Uva fragola, Mirtillo rosso, Ciliegie amarene, Castagne ma le piante che hanno riservato le più grosse sorprese sono la Rosa canina (foto sotto a sinistra), e soprattutto l’Olivello spinoso, un piccolo frutto che ha un’altissima concentrazione di vitamine, in particolare la C (dieci volte più che negli agrumi), e il suo habitat ideale in Carnia.
Marmellate del Friuli di nuova tradizione per mix di frutta
In Friuli è iniziata la produzione anche di marmellate ’creative’ basate sull’abbinamento di due tipi di frutta capace di dar luogo a un gusto gradevole e originale. Attualmente si producono con successo marmellate di Mele alle spezie, Sambuco e mele, Corniole e mele, Mele cotogne e uva fragola, Olivello con mele, Cachi con alloro.


12 CONSERVE (2^ Edizione)

Conserve. In queste 230 pagine ho raccolto circa 300 schede di ricette, prodotti e consigli di degustazione pubblicate nel corso degli anni sul blog DALLA PARTE DEL GUSTO (https://dallapartedelgusto.blogspot.com/). Desidero infatti condividere con voi la mia passione per la cucina. La dispensa delle conserve deve essere sempre ben fornita. Molto meglio se sarete voi a produrre una parte di queste delizie. Confetture, marmellate, gelatine, sottolio, sottaceto, frutta essiccata, frutta candita, ecc. Nelle stagioni in cui certi prodotti non sono disponibili, la nostra dispensa dei sapori mostra il suo tesoro.

SALSA NOISETTE



salsa noisette
250 gr di panna da montare,
100 gr di burro,
sale,
pepe,
dado granulare.
Mettere il burro in una padella. Dovrà abbrustolirsi per bene: sarà pronto quando si formano di piccoli granelli scuri sul fondo della padella. A questo punto versare la panna con un pizzico di sale, un pizzico di pepe e un pizzico di dado granulare. Far bollire per 5 minuti; quando annusando sentirete un buon profumo di nocciole, la salsa sarà pronta. L’intensità del gusto di nocciole dipenderà da quanto tempo cucinate il burro fuso.

11 SALSE (2^ Edizione)

 
Salse. In queste 120 pagine ho raccolto oltre 100 ricette di salse, criteri di classificazione e di abbinamento pubblicate nel corso degli anni sul blog DALLA PARTE DEL GUSTO (https://dallapartedelgusto.blogspot.com/). Desidero infatti condividere con voi la mia passione per la cucina. Esiste una teoria generale della derivazione delle salse. Da sole 5 salse madri derivano tutte le altre per piccole variazioni, aggiunte o sottrazioni. Le salse completano primi, secondi, contorni, pesce, carne, verdure, pasta, tutto. Impariamo insieme a fare le salse. Senza giungere agli eccessi di una cucina troppo salsamentaria come era d’uso nell’800, le salse completano e danno quel tocco in più di sapore che non guasta.


BRANCALEONE FOX TERRIER
“Brancaleone Fox Terrier” è il primo di un ciclo di volumi che Jean Jacques Bizarre, nom de plume di un bon vivant di origini parigine, ha dedicato alla Liguria, terra che conosce molto bene poiché vi ha risieduto a lungo in compagnia del suo adorato cane, costantemente attorniato dalle sue amicizie senza confini. Il libro è scritto sotto forma di diario che è anche guida turistica e gastronomica romanzata. Il volume si compone di 682 pagine. Leggendolo conoscerete luoghi, miti, leggende, eventi, itinerari, ristoranti e quanto di buono si può trovare in questa affascinante terra. Ma Jean Jacques ha anche aperto a voi le porte del suo cuore e delle sue grandi passioni: le belle donne e la buona cucina (non necessariamente nell’ordine).

FARINA DI NECCIO DELLA GARFAGNANA


castagne
Farina di Neccio della Garfagnana (DOP) è un prodotto ortofrutticolo italiano a denominazione di origine protetta. In autunno le castagne vengono raccolte, essiccate per quaranta giorni in un Metato dove il fuoco viene alimentato con legno di castagno. Dopo un'accurata selezione manuale le castagne secche vengono macinate e trasformate in farina, con cui si possono preparare la polenta, il Castagnaccio o i Necci.

 12 CONSERVE (2^ Edizione)


Conserve. In queste 230 pagine ho raccolto circa 300 schede di ricette, prodotti e consigli di degustazione pubblicate nel corso degli anni sul blog DALLA PARTE DEL GUSTO
 (https://dallapartedelgusto.blogspot.com/).
Desidero infatti condividere con voi la mia passione per la cucina. La dispensa delle conserve deve essere sempre ben fornita. Molto meglio se sarete voi a produrre una parte di queste delizie. Confetture, marmellate, gelatine, sottolio, sottaceto, frutta essiccata, frutta candita, ecc. Nelle stagioni in cui certi prodotti non sono disponibili, la nostra dispensa dei sapori mostra il suo tesoro.


IDROPONICA DOMESTICA DA SALOTTO

 






Continuando nelle mie segnalazioni di cosa bolle in pentola nella food innovation vi voglio segnalare gli innovativi orti idroponici casalinghi, di uso semplice per coltivare senza sporcare, a portata di tutti e per tutte le stagioni.Chi vive in città sa quanto il tema dell’origine del cibo sia sempre più importante per le persone. A chi, come noi, vive in appartamento o in altre situazioni prive di terreno, piace immaginare soluzioni per coltivare piante per il consumo.Coltivare la lattuga, il basilico, i pomodorini, il peperoncino, ecc. ovviamente biologici, direttamente nella propria cucina, o in qualsiasi stanza senza dover innaffiare con frequenza la pianta e senza sporcare, è il sogno di molti che si avvicinano al mondo green.Ecco perché sono state lanciate e sviluppate proposte che propongono prodotti facili da usare, ecologici e puliti, di micro agricoltura urbana.Tra quelle più strutturate vi è, ad esempio, AeroGarden, un giardinetto idroponico da salotto che comprende anche la luce led (40x30x40-80 cm), ma vi sono anche soluzioni minimali come, ad esempio, Ecoltivo, una semplice scatola rettangolare (10x14x5 cm), pre-inseminata e pre-fertilizzata, pronta a essere attivata con una brocca d’acqua, e poi la piantina desiderata inizierà a germogliare e crescere.L’idroponica è una tecnica di coltura fuori suolo molto antica che prevede che le radici delle piante siano direttamente immerse in una soluzione nutritiva composta da acqua, sali, minerali e altri elementi che ne permettono crescita e sviluppo. La tempistica poi è strabiliante: dopo 3 giorni, si vedono i primi germogli, dopo 10 compaiono le prime foglie e dopo circa 20 è possibile raccogliere la prima insalata coltivata in casa senza terra. E si parte con il secondo ciclo di coltivazione.I costi? Il Kit completo si aggira sui 100 €, ma è per sempre, i semi poi costano pochi cent. Se si usa la soluzione minimale si spende circa 15 € ed i 5-6 raccolti sono assicurati per circa sei mesi.La micro idroponica, oltre che negli appartamenti, sta prendendo piede nelle cucine dei ristoranti dove la terra non sarebbe igienica, nelle cucine delle navi perché è pratica ed igienica e nelle scuole perché è anche educativa.A piccoli rapidi balzi verso il futuro.

6 ALLA RICERCA DEL BUON GUSTO

Alla ricerca del buon gusto raccoglie in maniera sistematica le recensioni pubblicate sul mensile savonese Il Letimbro nella rubrica Dalla parte del gusto e poi apparse nel blog  HOMO LUDENS https://nonmirompereitabu.blogspot.com/ 

sabato 17 settembre 2022

SALSA ALLA CACCIATORA


100 g di burro
20 g di olio d'oliva
150 g di funghi coltivati
100 g di pomodori maturi pelati e tritati
1 cipolla, 
1 dado per brodo, 
1 bicchiere di vino bianco secco
1 mazzetto di prezzemolo tritato, 
sale
Affettate finemente i funghi e la cipolla e fateli rosolare con l'olio e 50 g di burro a fiamma viva. Unite il vino, a fuoco vivo ridurre a metà del suo volume, poi i pomodori e il dado. Salate e lasciate cuocere per 10’ e aggiungete il rimanente burro e il prezzemolo tritato finemente.

11 SALSE (2^ Edizione)

 
Salse. In queste 120 pagine ho raccolto oltre 100 ricette di salse, criteri di classificazione e di abbinamento pubblicate nel corso degli anni sul blog DALLA PARTE DEL GUSTO (https://dallapartedelgusto.blogspot.com/). Desidero infatti condividere con voi la mia passione per la cucina. Esiste una teoria generale della derivazione delle salse. Da sole 5 salse madri derivano tutte le altre per piccole variazioni, aggiunte o sottrazioni. Le salse completano primi, secondi, contorni, pesce, carne, verdure, pasta, tutto. Impariamo insieme a fare le salse. Senza giungere agli eccessi di una cucina troppo salsamentaria come era d’uso nell’800, le salse completano e danno quel tocco in più di sapore che non guasta.


BRANCALEONE FOX TERRIER
“Brancaleone Fox Terrier” è il primo di un ciclo di volumi che Jean Jacques Bizarre, nom de plume di un bon vivant di origini parigine, ha dedicato alla Liguria, terra che conosce molto bene poiché vi ha risieduto a lungo in compagnia del suo adorato cane, costantemente attorniato dalle sue amicizie senza confini. Il libro è scritto sotto forma di diario che è anche guida turistica e gastronomica romanzata. Il volume si compone di 682 pagine. Leggendolo conoscerete luoghi, miti, leggende, eventi, itinerari, ristoranti e quanto di buono si può trovare in questa affascinante terra. Ma Jean Jacques ha anche aperto a voi le porte del suo cuore e delle sue grandi passioni: le belle donne e la buona cucina (non necessariamente nell’ordine).

OLIO VENETO

Provincia: Verona
Comuni Dove Ricadono le DOP per Menzione Geografica: Brentino Belluno, Dolcè, S. Ambrogio di Valpolicella, Fumane, S. Pietro in Cariano, S. Anna d'Alfaedo, Marano di Valpolicella, Negrar, Cerro Veronese, Grezzana, Verona, S. Martino Buonalbergo, S. Mauro di Saline, Mezzane di Sotto, Lavagno, Badia Calavena, Tregnago, Illasi, Colognola ai Colli, Caldiero, Cazzano di Tramigna, Soave, Vestenanova, S. Giovanni Ilarione, Montecchia di Crosara, Roncà, Monteforte d'Alpone, S. Bonifacio.
Varietà di olive
Grignano o Favaro per almeno il 50%; Leccino, Casaliva o Frantoio, Maurino, Pendolino, Leccio del Corno, Trep o Drop in misura non superiore al 50%. Possono, altresì, concorrere altre varietà sperimentali presenti negli oliveti in misura non superiore al 10%.
Caratteristiche di coltivazione
Sono pertanto idonei gli oliveti collinari e pedo collinari della zona i cui terreni presentano origini e caratteristiche varie. Per la produzione dell'olio extravergine d'oliva a denominazione di origine protetta sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta i cui terreni sono in genere poveri, molto calcarei, tendenzialmente alcalini, generalmente ricchi di potassio e fosforo, con scarsa solubilità.La raccolta delle olive destinate alla produzione dell'olio extravergine di oliva a denominazione di origine dovrà essere effettuata entro il 15 gennaio di ogni anno. La produzione massima di olive degli oliveti destinati alla produzione dell'olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta non può superare Kg. 7000 per ettaro per gli impianti intensivi. La resa massima delle olive in olio non può superare il 18%.Anche in annate eccezionalmente favorevoli la resa dovrà essere riportata sui limiti predetti attraverso accurata cernita purché la produzione globale non superi di oltre il 20% i limiti massimi sopra indicati.
Modalità di oleificazione
La raccolta delle olive destinate alla produzione dell'olio extravergine di oliva a denominazione di origine deve avvenire direttamente dalla pianta a mano o con mezzi meccanici.
Per l'estrazione dell'olio extravergine di oliva sono ammessi soltanto i processi meccanici e fisici atti a garantire l'ottenimento di oli senza alcuna alterazione delle caratteristiche qualitative contenute nel frutto.
Caratteristiche organolettiche
colore: giallo con lieve tonalità di verde per gli oli freschi;
odore: di fruttato leggero;
sapore: fruttato con leggera sensazione di amaro e retrogusto muschiato;
punteggio al Panel test: >= 7,5
acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,5 per 100 grammi di olio;
numero perossidi: <= 10 MeqO2/Kg.
acido oleico: >= 75%
Provincia: Vicenza e Padova
Comuni Dove Ricadono le DOP per Menzione Geografica: l'intero territorio amministrativo dei seguenti comuni: Arzignano, Montorsi Vicentino, Zermeghedo, Montebello Vicentino, Gambellara, Lonigo, Castelgomberto, Sovizzo, Montecchio Maggiore, Brendola, Sarego, Alonte, Creazzo, Altavilla Vicentina, Zovencedo, Grancona, Villaga, S. Germano dei Berici, Orgiano, Sossano, Campiglia dei Berici, Vicenza, Arcugnano, Longare, Castegnero, Nanto, Mossano, Barbarano Vicentino, Rovolon, Vò Euganeo, Lozzo Atestino, Teolo, Cinto Euganeo, Baone, Este, Torreglia, Galzignago Terme, Arquà Petrarca, Monselice, Abano Terme, Montegrotto Terme, Battaglia Terme.
Varietà di olive
Leccino e Rasara per almeno il 50%; Frantoio, Maurino, Pendolino, Marzemino, Riondella, Trep o Drop, Matosso in misura non superiore al 50%. Possono, altresì, concorrere altre varietà sperimentali presenti negli oliveti in misura non superiore al 10%.
Caratteristiche di coltivazione
Sono pertanto idonei gli oliveti collinari e pedo collinari della zona indicata i cui terreni presentano origini e caratteristiche varie. Per la produzione dell'olio extravergine d'oliva a denominazione di origine protetta sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta, i cui terreni presentano una matrice geologica di tipo sedimentario o vulcanico normalmente dotati di scheletro con reazione alcalina.La raccolta delle olive destinate alla produzione dell'olio extravergine di oliva a denominazione di origine dovrà essere effettuata entro il 15 gennaio di ogni anno. La produzione massima di olive degli oliveti destinati alla produzione dell'olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta non può superare Kg. 7000 per ettaro per gli impianti intensivi. La resa massima delle olive in olio non può superare il 18%.Anche in annate eccezionalmente favorevoli la resa dovrà essere riportata sui limiti predetti attraverso accurata cernita purché la produzione globale non superi di oltre il 20% i limiti massimi sopra indicati.
Modalità di oleificazione
La raccolta delle olive destinate alla produzione dell'olio extravergine di oliva a denominazione di origine deve avvenire direttamente dalla pianta a mano o con mezzi meccanici.
Per l'estrazione dell'olio extravergine di oliva sono ammessi soltanto i processi meccanici e fisici atti a garantire l'ottenimento di oli senza alcuna alterazione delle caratteristiche qualitative contenute nel frutto.
Caratteristiche organolettiche
colore: verde-oro da intenso a marcato;
odore: fruttato di varia intensità;
sapore: fruttato con leggera sensazione di amaro;
punteggio al Panel Test: >= 7,5;
acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,6 per
100 grammi di olio;
numero perossidi: <= 11 MeqO2/Kg;
acido oleico: >= 76%.
Provincia: Vicenza e Treviso
Comuni Dove Ricadono le DOP per Menzione Geografica: l'intero territorio amministrativo dei seguenti comuni: Zugliano, Sarcedo, Thiene, Fara Vicentino, Breganze, Molvena, Pianezze S. Lorenzo, Mason Vicentino, Marostica, S. Nazario, Solagna, Pove del Grappa, Bassano del Grappa, Romano d'Ezzelino, Mussolente, Borso del Grappa, Crespano del Grappa, S. Zenone degli Ezzelini, Fonte, Possagno, Cavaso del Tomba, Castelcucco, Monfumo, Asolo, Maser, Pederobba, Cornuda, Valdobbiadene, Vittorio Veneto, Conegliano, Sussegana.
Varietà di olive
Frantoio e Leccino per almeno il 50%; Grignano, Pendolino, Maurino, Leccio del Corno, Padanina in misura non superiore al 50%. Possono, altresì, concorrere altre varietà sperimentali presenti negli oliveti in misura non superiore al 10%.
Caratteristiche di coltivazione
Per la produzione dell'olio extravergine d'oliva a denominazione di origine protetta sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta, i cui terreni posti ai piedi dei massiccio del Monte Grappa sono derivati da conglomerati poligenici, talora intercalati da fascie sabbiose o marmose-argillose.La raccolta delle olive destinate alla produzione dell'olio extravergine di oliva a denominazione di origine dovrà essere effettuata entro il 15 gennaio di ogni anno. La produzione massima di olive degli oliveti destinati alla produzione dell'olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta non può superare Kg. 7000 per ettaro per gli impianti intensivi. La resa massima delle olive in olio non può superare il 18%. Anche in annate eccezionalmente favorevoli la resa dovrà essere riportata sui limiti predetti attraverso accurata cernita purché la produzione globale non superi di oltre il 20% i limiti massimi sopra indicati.
Modalità di oleificazione
La raccolta delle olive destinate alla produzione dell'olio extravergine di oliva a denominazione di origine deve avvenire direttamente dalla pianta a mano o con mezzi meccanici.
Per l'estrazione dell'olio extravergine di oliva sono ammessi soltanto i processi meccanici e fisici atti a garantire l'ottenimento di oli senza alcuna alterazione delle caratteristiche qualitative contenute nel frutto.
Caratteristiche organolettiche
- colore: verde-oro con modeste variazioni del giallo;
odore: fruttato di varia intensità;
sapore: fruttato con sensazione di amaro per gli oli freschi;
punteggio al Panel Test: >= 7,5
acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,5 per 100 grammi di olio;
numero perossidi: <= 11 MeqO2/Kg;

acido oleico: >= 76%.

 13 CONDIMENTI (2^ Edizione)


Condimenti. In queste 120 pagine ho raccolto oltre 90 schede di prodotti, procedure e consigli di cucina pubblicate nel corso  degli anni sul blog DALLA PARTE DEL GUSTO (https://dallapartedelgusto.blogspot.com/). Desidero infatti condividere con voi la mia passione per la cucina. Utilizzati a caldo per cucinare o a freddo per completare, i condimenti sono essenziali in cucina. Incominciamo insieme a conoscerli meglio, ampliando il nostro ancora troppo ristretto orizzonte ed imparando con essi sapori preziosi fino ad ieri sconosciuti.


BRANCALEONE FOX TERRIER
“Brancaleone Fox Terrier” è il primo di un ciclo di volumi che Jean Jacques Bizarre, nom de plume di un bon vivant di origini parigine, ha dedicato alla Liguria, terra che conosce molto bene poiché vi ha risieduto a lungo in compagnia del suo adorato cane, costantemente attorniato dalle sue amicizie senza confini. Il libro è scritto sotto forma di diario che è anche guida turistica e gastronomica romanzata. Il volume si compone di 682 pagine. Leggendolo conoscerete luoghi, miti, leggende, eventi, itinerari, ristoranti e quanto di buono si può trovare in questa affascinante terra. Ma Jean Jacques ha anche aperto a voi le porte del suo cuore e delle sue grandi passioni: le belle donne e la buona cucina (non necessariamente nell’ordine).

MARMELLATA DI ARANCE SICILIANE

Le arance sono un frutto tipicamente siciliano, il loro colore solare e brillante è indicatore della bellezza dell'isola. Per poterle gustare tutto l'anno ve le proponiamo trasformate in marmellata, ideale per una sana prima colazione o merenda oppure per realizzare golosi dolci. Se siete amanti dei formaggi potete anche abbinarla a formaggi pecorini stagionati come il secondo sale. Ingredienti: polpa di arancia 50%, scorza di arancia 10%, zucchero 39%, succo di limone 0,5%, gelificante: pectina 0,5%



12 CONSERVE (2^ Edizione)


Conserve. In queste 230 pagine ho raccolto circa 300 schede di ricette, prodotti e consigli di degustazione pubblicate nel corso degli anni sul blog DALLA PARTE DEL GUSTO (https://dallapartedelgusto.blogspot.com/). Desidero infatti condividere con voi la mia passione per la cucina. La dispensa delle conserve deve essere sempre ben fornita. Molto meglio se sarete voi a produrre una parte di queste delizie. Confetture, marmellate, gelatine, sottolio, sottaceto, frutta essiccata, frutta candita, ecc. Nelle stagioni in cui certi prodotti non sono disponibili, la nostra dispensa dei sapori mostra il suo tesoro.

BRANCALEONE FOX TERRIER

“Brancaleone Fox Terrier” è il primo di un ciclo di volumi che Jean Jacques Bizarre, nom de plume di un bon vivant di origini parigine, ha dedicato alla Liguria, terra che conosce molto bene poiché vi ha risieduto a lungo in compagnia del suo adorato cane, costantemente attorniato dalle sue amicizie senza confini. Il libro è scritto sotto forma di diario che è anche guida turistica e gastronomica romanzata. Il volume si compone di 682 pagine. Leggendolo conoscerete luoghi, miti, leggende, eventi, itinerari, ristoranti e quanto di buono si può trovare in questa affascinante terra. Ma Jean Jacques ha anche aperto a voi le porte del suo cuore e delle sue grandi passioni: le belle donne e la buona cucina (non necessariamente nell’ordine).

STAMPIAMOCI LA PASTA SU MISURA

 

Si chiama Blu Rhapsody, ma niente a che fare con il magnifico brano di Gershwin. Si tratta di una società del venture capital di Barilla Blu 1877, che ha recentemente aperto il primo ecommerce del suo genere e propone sette formati di pasta 3D, stampata su richiesta e completamente personalizzabile.

Sorprendente e contro gli sprechi, ecco come i ricercatori immaginano il cibo del futuro, stampato in 3D e addirittura cucinato con lo stesso dispositivo direttamente nella propria cucina, come promette la start up catalana Foodini certa che nel futuro le stampanti 3D entreranno nelle cucine di tutti. Le stampanti 3D sono tra i campi di ricerca più interessanti del settore innovative food, nonché uno dei trend evidenziati durante l’edizione milanese di Expo 2015. Tra i vantaggi c’è la possibilità di mangiare dei piccoli capolavori scultorei, di scegliere sia gli ingredienti che la forma del cibo, e anche di ridurre lo spreco alimentare, dal punto di vista dei consumi personali, perché viene prodotto soltanto quello che viene consumato, con dosi calibrate direttamente sulla base del piatto che si vuole preparare.

A lanciare il prodotto nel mondo è stato il Food Ink Office di Londra, che dopo l’esperienza temporanea londinese, si è trasformato in un percorso itinerante che ha fatto tappa anche in Olanda e a Barcellona con ristoranti POP UP per “assaggiare il sapore del futuro”. Un’esperienza ancora riservata a pochi curiosi visionari fortunati.

I cibi 3D partono dalla progettazione al computer dove viene “disegnato” il piatto. Si inseriscono gli ingredienti (frullati o sminuzzati) negli appositi contenitori, e si dà avvio alla stampa che una punta di plastica o di metallo realizza. Immediatamente dopo, viene congelata in un abbattitore e conservata ad una temperatura di – 18°C.

Chi ha assaggiato in anteprima i cibi stampati in 3D assicura che non sono per niente male. Non possono ancora competere con quelli preparati con ingredienti freschi e di qualità, ma sono già più gustosi di quelli congelati e surgelati. La Nasa, dal canto suo, sta valutando l’opzione di utilizzare questa tecnologia durante le missioni nello spazio, mentre alcune compagnie aeree sono molto interessate alle opportunità dettate da questo sistema per innovare i pasti serviti in quota.

Ed intanto, noi restiamo qui, cronisti del gusto, ad immaginare il futuro alimentare gourmand ad occhi socchiusi, mentre degustiamo una banalissima (ma sempre valida) carbonara. 6 ALLA RICERCA DEL BUON GUSTO


Alla ricerca del buon gusto raccoglie in maniera sistematica le recensioni pubblicate sul mensile savonese Il Letimbro nella rubrica Dalla parte del gusto e poi apparse nel blog  HOMO LUDENS https://nonmirompereitabu.blogspot.com/