venerdì 6 febbraio 2026

BIRRE: BRASSERIE D'ORVAL

BRASSERIE D'ORVAL
La Brasserie d'Orval (Birrificio Orval) è un birrificio trappista situato entro le mura dell'abbazia di Notre Dame d'Orval nella regione della Gaume, in Belgio.
La produzione di birra nell'abbazia è iniziata fin dai primi giorni della stessa. Un documento scritto dall'abate nel 1628 fa riferimento diretto al consumo di birra e vino da parte dei monaci. L'ultimo mastro birraio ad essere anche monaco fu Fratello Pierre, deceduto nell'incendio del 1793. Il birrificio attuale fu realizzato nel 1931 e impiegò laici; il suo scopo era quello di fornire un reddito ai monaci con il quale finanziare la ricostruzione in atto in quegli anni. Fu progettato da Henry Vaes, che progettò anche il caratteristico bicchiere di birra Orval. La prima birra fu consegnata dal birrificio il 7 maggio 1932, e fu venduta in barili anziché nelle bottiglie, come avviene oggi. La Orval fu la prima birra trappista ad essere venduta in tutto il Belgio.Il primo mastro birraio fu un tedesco, Martin Pappenheimer.
Il logo del birrificio è basato sulla leggenda dell'abbazia.
Il birrificio produce due birre trappiste:
Orval Trappist Ale, 6.2 gradi alcolici, spesso chiamata La Regina delle Trappiste. Fu prodotta per la prima volta nel 1931 e ha un gusto complesso ed inusuale. Il colore è chiaro, leggermente torbido ed è molto schiumosa.
Petite Orval, 3.5 gradi, birra prodotta esclusivamente per i monaci (Patersbier). Viene ottenuta per diluizione con acqua del mosto di Orval originale, prima della fermentazione. Nonostante non sia generalmente reperibile, può essere acquistata nel monastero stesso o nel caffè adiacente.
Come in tutti gli altri birrifici trappisti, la birra è venduta solo per supportare economicamente il monastero e per altre opere di bene. Tutti i profitti provenienti dalla vendita della birra vengono distribuiti tra le popolazioni della regione per lo sviluppo della comunità.
La birra Orval viene imbottigliata in particolari bottiglie da 33 cl a forma di birillo; l'impianto riesce a riempire 24000 bottiglie all'ora. Prima di essere distribuita, la birra viene lasciata maturare sul sito alla temperatura di 15 °C per almeno quattro settimane. La birra che viene venduta presso l'abbazia viene maturata per sei mesi.
Normalmente il processo produttivo avviene a porte chiuse, anche se è possibile assistervi per due giorni all'anno. Nel birrificio ci sono 32 lavoratori laici.

Orval:
L'Anomalia Trappista tra Rigore Cistercense e Avanguardia Tecnica

Mentre la maggior parte delle abbazie trappiste ha costruito la propria fama su Dubbel e Tripel ricche di residuo zuccherino e note di frutta scura, la Brasserie d’Orval ha tracciato sin dal 1931 un percorso solitario. Definita spesso la "Regina delle Trappiste", la Orval non è solo una birra; è un ecosistema microbiologico in continua evoluzione, frutto di un’intuizione che mescola la tradizione belga, il dry hopping britannico e la complessità dei lieviti selvaggi.

L’Architettura della Complessità: Il Processo Produttivo

Ciò che distingue la Orval dai suoi "fratelli" di Westmalle o Chimay è la stratificazione del processo di fermentazione. Sebbene il mosto di partenza sia lo stesso per la Petit Orval (diluita) e la Trappist Ale, è nella cantina che avviene la magia:

  • Il Tocco di Pappenheimer: Il primo mastro birraio, il tedesco Martin Pappenheimer, introdusse tecniche allora avanguardistiche, come l'uso di malti chiari e caramellati combinati a un generoso dry hopping con luppoli nobili (Hallertau, Kent Goldings).

  • La Doppia Fermentazione: Dopo una prima fermentazione con lieviti Saccharomyces, la birra viene imbottigliata con l'aggiunta di una coltura di Brettanomyces bruxellensis. Questo lievito "selvaggio" è il responsabile del profilo distintivo della Orval, consumando gli zuccheri residui e producendo composti aromatici unici nel tempo.

Analisi Organolettica: L’Evoluzione nel Bicchiere

Per un degustatore esperto, una Orval non è mai "una". La sua identità è una funzione del tempo (t):

  1. Giovane (0-4 mesi): Prevalgono le note luppolate, agrumate e resinose. Il corpo è più rotondo e la dolcezza del malto è ancora percepibile.

  2. Maturata (6-18 mesi): Il Brettanomyces prende il sopravvento. Emergono le classiche note di "coperta di cavallo", cuoio, terra bagnata e una secchezza quasi tagliente. La carbonazione diventa finissima e persistente.

  3. Vintage (oltre i 2 anni): La birra vira verso sentori di sherry, con un'acidità più pronunciata e una complessità che ricorda i grandi vini bianchi ossidativi.

Nota Tecnica: Il caratteristico calice a coppa, disegnato da Henry Vaes, non è solo estetico. La sua ampia superficie favorisce l'ossigenazione necessaria a risvegliare i lieviti in sospensione, mentre la forma del bevante permette di gestire l'esuberante schiuma (gushing controllato) tipica delle birre rifermentate con Brett.

Il Ruolo della Petite Orval

Spesso declassata a semplice "birra da pasto", la Petite Orval rappresenta in realtà la quintessenza della sapienza monastica: estrarre il massimo del carattere con il minimo dell'alcol ($3.5\%$). La tecnica della diluizione del mosto madre permette di mantenere l'impronta aromatica della sorella maggiore, offrendo però una bevibilità (sessionability) estrema, pilastro della quotidianità cenobitica.

Un'Eredità di Pietra e Luppolo

Il fatto che il profitto sia interamente destinato a opere sociali non è un dettaglio marginale, ma il garante della qualità. Senza la pressione del profitto commerciale tipico delle multinazionali, Orval può permettersi tempi di maturazione che sfidano le logiche di mercato, mantenendo intatto quel protocollo produttivo che dal 1932 non ha mai smesso di stupire i palati più esigenti.



giovedì 5 febbraio 2026

BIRRE: HACKER-PSCHORR

HACKER-PSCHORR
Hacker-Pschorr

La Hacker-Pschorr è un birrificio fondato nel 1417 a Monaco di Baviera in Germania. Le origini del birrificio Hacker-Pschorr risalgono all'anno 1417 quando il birrificio Hacker è stato fondato a Monaco, in Germania, 99 anni prima della promulgazione della legge Reinheitsgebot del 1516 (legge che si occupa della regolamentazione della birra in Germania). Alla fine del XVIII secolo, un certo Joseph Pschorr ha comperato il birrificio Hacker, che apparteneva all'epoca a suo suocero. Più tardi ha fondato un birrificio con il suo nome. Successivamente, i suoi due figli hanno allora ereditato ciascuno uno dei due birrifici. Nel 1972, Hacker e Pschorr si fusero per formare la Hacker-Pschorr, ma le birre vennero vendute sempre come marchi distinti fino al 1975. Il metodo di fermentazione è rimasto praticamente invariato per oltre 580 anni. È importata negli Stati Uniti tramite la Star Brand Imports, di White Plains (New York), appartenendo in parte alla Heineken. La Hacker-Pschorr Weisse è la più popolare delle birre della società, il 100% naturale, trattata con l'acqua di fonte. La Hacker-Pschorr fa parte, con le fabbriche della Spaten, la Paulaner, la Augustiner, la Hofbräu e la Löwenbräu, dei 6 fabbricanti di birra ufficiali dell'Oktoberfest (la festa della birra di Monaco).

Hacker-Pschorr:
L'Eclissi del Tempo nella Tradizione Brassicola Bavarese

Nel panorama delle sei sorelle di Monaco (Die sechs Spaten), Hacker-Pschorr rappresenta un caso paradigmatico di continuità tecnica e resilienza storica. Fondato nel 1417, il birrificio precede di quasi un secolo l’editto della Reinheitsgebot del 1516, il decreto sulla purezza che ha codificato l'identità della birra tedesca. Questa profondità storica non è un mero dato statistico, ma il fondamento di un’eredità che ha visto il metodo di fermentazione rimanere pressoché invariato per oltre 580 anni.

L'Evoluzione Dinastica: Hacker e Pschorr

La genesi del marchio attuale è il risultato di un'interessante dialettica familiare e imprenditoriale. Alla fine del XVIII secolo, Joseph Pschorr acquisì il birrificio Hacker dal suocero, per poi fondare un’entità omonima. La successiva scissione tra i figli e la gestione separata dei due rami d'azienda per quasi due secoli hanno permesso lo sviluppo di profili organolettici distinti, sebbene radicati nella medesima filosofia produttiva.

La fusione del 1972 e la successiva unificazione del marchio nel 1975 non hanno eroso le specificità tecniche, ma hanno consolidato la forza distributiva del gruppo, oggi parte del network Paulaner (e partecipata da Heineken), mantenendo una presenza capillare nei mercati internazionali, come quello statunitense tramite la Star Brand Imports.

Analisi Tecnica: La "Weisse" come Standard Qualitativo

Il fiore all'occhiello della produzione è senza dubbio la Hacker-Pschorr Weisse. Per un degustatore esperto, questa birra rappresenta l'archetipo della fermentazione alta bavarese.

  • Composizione: Realizzata con ingredienti 100% naturali e, fattore determinante, acqua di fonte locale che conferisce una morbidezza minerale specifica al palato.

  • Profilo Organolettico: La Weisse si distingue per un'estetica opalescente (non filtrata) e un bouquet aromatico dominato dai fenoli (chiodo di garofano) e dagli esteri (banana matura), bilanciati da una carbonatazione vivace che pulisce la bocca dalla ricchezza proteica del frumento.

Il Ruolo Culturale: L'Himmel der Bayern

Hacker-Pschorr non è solo un’entità produttiva, ma un custode della cultura dell'Oktoberfest. In qualità di uno dei sei produttori ufficiali, il birrificio incarna l'essenza dell' Himmel der Bayern (il Cielo dei Bavaresi), il celebre motto che decora il suo tendone a Monaco.

La capacità di mantenere un rigore produttivo pre-industriale, integrando al contempo le moderne necessità logistiche globali, pone Hacker-Pschorr in una posizione di eccellenza: una sintesi perfetta tra la purezza statutaria del 1516 e l'efficienza della distribuzione contemporanea.

Conclusione per il degustatore

Approcciarsi a una Hacker-Pschorr significa degustare la storia vivente di Monaco. La stabilità del metodo fermentativo è la garanzia di un prodotto che rifiuta i compromessi della standardizzazione moderna, preferendo la coerenza del terroir bavarese.