lunedì 2 marzo 2026

BIRRE: SMITHWICK'S

SMITHWICK'S

Smithwick's è una azienda produttrice di birra molto antica di Kilkenny, in Irlanda, che dà il nome anche al suo prodotto principale.
La Smithwick's Draught è un birra rossa (irish red ale) originaria di Kilkenny, in Irlanda.
Dai primi anni sessanta fino a metà degli anni ottanta, la Smithwick's era probabilmente la seconda birra per popolarità in Irlanda dopo la Guinness. Ad oggi è ancora tra le favorite nei pub dell'"Isola Smeralda", oltre che ricercata anche dai turisti per il fatto che sia venduta quasi esclusivamente in Irlanda.
Da notare che, forse a seguito di evoluzioni dialettali, nella pronuncia del nome, l 'W' sparisce. In Irlanda, è generalmente chiamata 'Smithicks', ma il più delle volte si sente richiederla nei pub come 'Smitticks', 'Smidicks' o 'Smeth-icks'. La pronuncia varia a seconda delle zone d'Irlanda a causa dei vari slang. Negli Stati Uniti, 'Smithicks' è il nome più usato, mentre 'Smiddicks' prevale in Canada.
Originariamente venivano fermentate nella St Francis tre tipi di birra, oggi sono due:
La Smithwick's Draught è la Smithwick's per eccellenza, di color rubino con cappello di schiuma poco spesso ma stabile. Sebbene meno famosa della celebre Guinness, la Smithwicks è spesso indicata come la 'localmente preferità dagli irlandesi che frequentano i pub. Nonostante sia stata per decenni prerogativa esclusivamente irlandese, nel 2004 la Diageo PLC ha iniziato la distribuzione negli USA. La Smithwick's era stata, inoltre, commercializzata anche in Canada qualche anno prima con molto successo. Dal 2012 è cominciata la distribuzione anche in Italia.
La Kilkenny Cream Ale è simile alla Smithwick's Draught, ma ha una parte superiore molto cremosa più simile alla Guinness e un sapore molto più forte ed amaro. All'inizio la 'Kilkenny' doveva essere semplicemente una Smithwick's un po' più forte destinata al mercato europeo e canadese. Tuttavia in poco tempo, oltre al nome, scelto perché l'originale Smithwick's era piuttosto difficile da pronunciare, risultò differente anche il gusto, portando a una birra completamente differente. La Kilkenny Cream è venduta anche in Italia.
La Smithwick's Barley Wine, infine, non è più prodotto a Kilkenny, ma nella Macardle Moore Brewery di Dundalk, sempre di proprietà della Guinness.
La Smithwick’s ale (stata premiata con sette etichette di qualità Oro da Monde Selection)
La birreria
Il nome attuale dello stabilimento è Birreria St. Francis Abbey (St Francis Abbey Brewery), conosciuta in passato proprio come 'Smithwicks Brewery' fino al 2000 circa, e fondata nel 1710 da monaci francescani.
Successivamente passò in mano a John Smithwick, che diede il nome alla birreria e al tipo di birra prodotta. All'interno dello stabilimento rimangono, infatti, le rovine dell'abbazia francescana collegata all'antica birreria. Smithwick's è il maggior produttore di birra ale in Irlanda.
Già della Irish Ale Breweries, fu acquistata nel 1965 dalla Guinness ed è tutt'oggi un ramo di quest'ultima, che a sua volta fa parte negli ultimi anni della Diageo.
La Birreria St. Francis Abbey (Smithwick Brewery) ha prodotto l'omonima birra fino a dicembre 2013, data in cui l'impianto è stato chiuso. La produzione della Smithwick è stata dunque spostata negli impianti di St James's Gate a Dublino.

Smithwick’s:
L’Evoluzione della Red Ale tra Tradizione Monastica e Strategie Globali

Mentre la Stout domina l’immaginario collettivo dell'Isola Smeralda, la Irish Red Ale rappresenta la vera spina dorsale del consumo quotidiano nei pub irlandesi. Al centro di questa categoria domina la Smithwick’s, un marchio che ha saputo sopravvivere a tre secoli di cambiamenti proprietari, pur mantenendo un'identità stilistica definita, nonostante il recente spostamento produttivo da Kilkenny a Dublino.

L’Eredità di Kilkenny: Dalla St. Francis Abbey alla Diageo

Fondata nel 1710 da John Smithwick sulle rovine di un’abbazia francescana del XIII secolo, la birreria St. Francis Abbey è stata per trecento anni il cuore pulsante di Kilkenny. La chiusura dell’impianto storico nel dicembre 2013 e il conseguente trasferimento della produzione presso St. James’s Gate (Dublino) sotto l'egida di Diageo, ha segnato la fine di un'era, ma non del profilo sensoriale del prodotto, che rimane il punto di riferimento per il settore.

Analisi Profilo: Smithwick’s Draught vs. Kilkenny Cream Ale

Per l’esperto, è fondamentale distinguere i due prodotti di punta, spesso confusi dal consumatore generalista a causa delle origini comuni.

CaratteristicaSmithwick’s Draught (Red Ale)Kilkenny Cream Ale
ColoreRubino limpido, riflessi ambrati.Rosso ambrato profondo.
CarbonazioneTradizionale, schiuma sottile ma persistente.Caricata ad azoto (Nitrogenated), schiuma densa.
Profilo GustativoBilanciato: malto biscottato, note di caramello.Più robusta, amaro più marcato (IBU superiore).
Target OriginarioMercato domestico (Irlanda).Export (Canada/Europa) come alternativa alla Stout.

Il caso della Smithwick’s Barley Wine

Un tempo fiore all'occhiello della produzione di Kilkenny, la Barley Wine ha subito un destino diverso: la produzione è stata delocalizzata alla Macardle Moore Brewery di Dundalk. Questo stile, caratterizzato da un grado alcolico elevato e una complessità maltata estrema, rimane un pezzo da collezione per gli amanti delle alte gradazioni di stampo tradizionale.

Note Tecniche e Fonetica di Mercato

Un dettaglio che definisce l'autenticità del servizio è la pronuncia. Il fenomeno linguistico della caduta della "W" (rendendo il nome 'Smitticks' o 'Smidicks') non è solo curiosità dialettale, ma un marker di identità culturale. In termini di marketing internazionale, la scelta del nome "Kilkenny" per i mercati esteri è stata una mossa strategica per ovviare alle difficoltà fonetiche del brand originale, creando di fatto un nuovo standard per le Cream Ale azotate.

Il Riconoscimento della Qualità

Nonostante la produzione su scala industriale, la Smithwick’s Ale mantiene standard qualitativi elevati, testimoniati dalle sette etichette Oro di Monde Selection. Questo risultato sottolinea una costanza produttiva che raramente si riscontra in volumi così massicci (è il maggior produttore di Ale in Irlanda).

Nota per il Publican: Servire Smithwick’s oggi significa proporre un pezzo di storia che, pur avendo lasciato la sua sede fisica originaria a Kilkenny, conserva intatto il disciplinare della Red Ale classica: corpo leggero, finale pulito e una bevibilità (drinkability) che la rende la compagna ideale per il "session drinking".


domenica 1 marzo 2026

BIRRE: URBOCK

URBOCK
La Urbock austriaca si distingue per il forte contenuto alcolico. Ma non lasciatevi ingannare dal numero 23 che accompagna il marchio. Esso indica infatti la gradazione saccarometrica, cioè i grammi di zuccheri (maltosio e altri) contenuti in 100 centimetri cubi di mosto prima della fermentazione. La gradazione alcolica, per quanto sia notevole, si avvicina ai 10°. E' una birra che viene prodotta seguendo la Legge di Purezza Tedesca (Reinheitsgebot) e ha la caratteristica di maturare per ben nove mesi nelle cantine del castello di Eggenberg. Se desiderate pasteggiare con una birra così corposa, dovete accompagnarla con piatti vigorosi, ben conditi e speziati (magari un bel gulasch austriaco), capaci di sposarsi con il gusto asciutto della Urbock 23°. Ma in verità si adatta benissimo a riscaldare anche una conversazione in una fredda serata invernale.
Grado alcolico: 9.5%Alc
Formato: 33 cl
Birra bock dall'aroma maltato, di frutta matura, un gusto abboccato in un primo tempo, poi appare l'amaro e resta dominante. La spuma è abbondante, di media persistenza e il corpo pieno, il colore è d'oro intenso e, udite udite, la gradazione è di ben 9,9%.

Urbock 23°

Il Mito del Castello di Eggenberg

La Eggenberg Urbock 23° è una vera leggenda tra gli appassionati, spesso definita "il cognac delle birre".Esistono birre che non si limitano a dissetare, ma raccontano una storia di pazienza e precisione matematica. La Urbock 23°, prodotta tra le mura storiche del castello austriaco di Eggenberg, è una di queste. Spesso fraintesa dai neofiti, rappresenta per l'esperto un punto di riferimento nello stile Double Bock.

L'Equivoco del Numero 23

Il fascino di questa birra inizia dalla sua etichetta. Quel "23" non indica la percentuale alcolica (che tramortirebbe chiunque!), bensì la gradazione saccarometrica:

  • Il Dato: Rappresenta i grammi di zuccheri (maltosio) presenti in $100 \text{ cm}^3$ di mosto prima della fermentazione.

  • Il Risultato: Un corpo denso, una struttura imponente e una complessità aromatica che solo una base zuccherina così ricca può generare.

Nove Mesi di Silenzio

Mentre le birre commerciali escono dai serbatoi in poche settimane, la Urbock riposa per nove mesi nelle fredde cantine del castello. Questo lungo letargo permette di:

  1. Armonizzare l'alcol: Il 9.9% vol. non risulta mai pungente, ma avvolgente.

  2. Sviluppare il profilo aromatico: Note di frutta matura e malto biscottato emergono con eleganza.

  3. Rispettare il Reinheitsgebot: Nonostante la complessità, gli ingredienti restano quelli puri della tradizione: acqua, malto d'orzo e luppolo.

L'Arte dell'Abbinamento

Non è una birra da aperitivo leggero. Il suo corpo pieno richiede partner di carattere:

  • Gulasch Austriaco: La speziatura del piatto taglia la dolcezza iniziale del malto.

  • Formaggi Stagionati: Un erborinato o un pecorino strutturato reggono il confronto con l'amaro finale persistente.

  • Dopocena: È la "Beer of Meditation" per eccellenza, perfetta per accompagnare conversazioni profonde mentre fuori la temperatura scende.

Nota per il degustatore: Versatela lentamente in un calice a tulipano. Osservate la schiuma abbondante e lasciate che il colore oro intenso brilli alla luce: è il segnale che state per assaggiare un pezzo di storia brassicola.