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venerdì 27 febbraio 2026

BIRRE: GRIMBERGEN

GRIMBERGEN
Grimbergen è una birra belga d'abbazia commercializzata da Carlsberg. In precedenza, fino al 2008, è stata commercializzata dal gruppo Scottish & Newcastle, fino ad allora il primo gruppo birraio nel Regno Unito. Nel 2008 il suddetto gruppo è stato acquistato dalla danese Carlsberg unitamente all'olandese Heineken per 10,4 miliardi di euro, dividendosi poi i marchi fino ad allora controllati dalla S&N. Tra questi il marchio Grimbergen, che è passato alla Carlsberg.
L'abbazia di Grimbergen è fondata nel 1128 da Norbert de Xanten, ma distrutta nel 1142, quindi ricostruita nel 1566 e nel 1798. Nel corso della sua storia l'abbazia è diventata famosa per la sua produzione birraria. Nel XII secolo i Padri premostratensi hanno messo a punto la ricetta della Grimbergen, tramandandola fino ai giorni nostri.
Simbolo della rinascita, l'emblema della Fenice viene scelto nel 1629, come il suo slogan, Ardet nec consumitur («brucia ma non si consuma»).
Precedentemente, in occasione del loro passaggio all'abbazia, i pellegrini e gli ospiti scoprivano la ricchezza degli aromi ed il sapore di Grimbergen.
Tipologie prodotte
Grimbergen Blonde: birra ad alta fermentazione, di un colore brillante giallo oro con riflessi ocra. Grimbergen deve il suo aroma particolare ad una miscela di albicocche mirabelle ed ananas macerati, rum scuro,
iquirizia e varie spezie (6.7% vol).
Grimbergen Double-Ambrèe: birra ad alta fermentazione, di colore ambrato carico dovuto alla tostatura del malto. Ha spiccati aromi di caramello, frutta rossa e liquirizia (6.5% vol).
Grimbergen Blanche: lanciata nel 2007, è una classica blanche belga, dal sapore fruttato e floreale (6% vol.).
Grimbergen Rousse (6% vol).
Grimbergen Triple (9% vol).
Grimbergen Optimo Bruno: scura, molto rotonda e decisa, è il prodotto più ad alta gradazione della Grimbergen (10% vol).
Grimbergen Cuvée de l'Ermitage (7.5% vol).
Grimbergen Dorèe 8° (8% vol).
Le birre Grimbergen sono imbottigliate nei formato 25cl, 33cl, 65cl e 75cl, variando il formato a seconda delle tipologia e del mercato.

Grimbergen:
Il Sorso della Fenice tra Storia e Alchimia

Esistono birre che si bevono e birre che si raccontano. Grimbergen appartiene indiscutibilmente alla seconda categoria. Non è solo un marchio globale sotto l'egida di Carlsberg; è un testamento liquido di resilienza che affonda le radici nel 1128, anno in cui Norberto di Xanten fondò l’omonima abbazia.

Ardet nec Consumitur: Una Storia di Fuoco e Rinascita

Pochi simboli sono calzanti come la Fenice, scelta dai monaci premostratensi nel 1629. Distrutta nel 1142, poi nel 1566 e ancora nel 1798, l’Abbazia di Grimbergen è sempre risorta dalle proprie ceneri. Questo spirito si riflette nel motto Ardet nec consumitur (Brucia ma non si consuma), un concetto che oggi ritroviamo nella persistenza aromatica delle sue etichette più celebri.

L’Analisi del Sommelier: La Gamma

Per l’intenditore, la Grimbergen non è una scelta univoca, ma un percorso degustativo che spazia dalla freschezza alla complessità estrema.

  • Grimbergen Blonde (6.7% vol): La porta d'ingresso. Non lasciatevi ingannare dal colore oro brillante: il bouquet è un labirinto di albicocche mirabelle e ananas, con un finale inaspettato di rum scuro e liquirizia. È una birra che gioca sui contrasti tra dolcezza fruttata e struttura speziata.

  • Double-Ambrée (6.5% vol): Qui domina la tostatura. Il malto lavorato a temperature elevate regala un colore ambrato carico e note profonde di caramello e frutti rossi. Ideale per chi cerca un sorso rotondo e autunnale.

  • Optimo Bruno (10% vol): Il vertice della piramide. Una birra scura, decisa, quasi "meditativa". Con la sua gradazione importante, rappresenta la massima espressione della tradizione abbaziale, dove la rotondezza del corpo maschera con eleganza la potenza alcolica.

  • Le Specialità: Dalla freschezza floreale della Blanche (6% vol), perfetta per l'aperitivo, alla complessità della Triple (9% vol) e della Cuvée de l’Ermitage, la gamma esplora ogni sfumatura della fermentazione alta.

Perché Sceglierla Oggi

Sebbene il mercato globale abbia visto passaggi di proprietà importanti — come l'acquisizione miliardaria da parte di Carlsberg e Heineken nel 2008 — la ricetta dei Padri Premostratensi rimane il cuore pulsante del brand. Acquistare una Grimbergen oggi significa onorare un metodo che ha superato quasi un millennio di guerre e ricostruzioni.

Che sia nel formato da 33cl per una degustazione tecnica o in quello da 75cl da condividere, ogni bottiglia è un invito a scoprire perché, dopo nove secoli, questo fuoco non si è ancora consumato.

Nota per il lettore: Per apprezzare appieno la complessità della Blonde, provate a servirla a una temperatura di circa 8-10°C. Il calore del bicchiere sprigionerà gradualmente le note di liquirizia che la rendono unica nel panorama delle abbaziali belghe.




giovedì 26 febbraio 2026

BIRRE: PERONI

PERONI

Birra Peroni S.p.A. conosciuta più semplicemente come Peroni era un'azienda italiana specializzata nella produzione di birra, attualmente la dicitura Peroni è uno dei tanti marchi commerciali appartenenti all'azienda sudafricana SABMiller.
Nel 1846 Giovanni Peroni si trasferisce a Vigevano dove cominciò a lavorare come bottigliere e ben presto aprì una piccola attività di produzione di birra; la birra prodotta veniva venduta in un locale che Peroni aprì accanto alla fabbrica, locale che ebbe un permesso speciale per la possibilità di rimanere aperto fino alle 23.30. Nonostante l'azienda riuscisse ad andare avanti, Peroni intuì che la sua attività avrebbe riscosso un maggior successo al sud, dove il consumo di birra era già più diffuso: fu così che nel 1864 aprì una filiale a Roma, città non facente ancora parte del Regno d'Italia.
Nel 1872, grazie al successo riscosso, la sede centrale dell'azienda fu trasferita nella capitale e il locale di vendita entro le mura vaticane; nel 1886 viene presentata all'Esposizione nazionale dei prodotti alimentari, dove guadagna il titolo di onorevole e di fornitore ufficiale di casa Savoia. Negli anni a venire l'azienda cresce fino a diventare, a cavallo tra i due secoli, una delle maggiori industrie italiane.
Durante il primo decennio del secolo la Peroni comincia a pubblicizzare il suo prodotto e a tecnologizzare la fabbrica, ma il periodo delle due guerre mondiali trascina il birrificio in una grave crisi, dovuta alla scarsità di materie prime e di consumatori. Ma la crisi fu superata nell'epoca del boom economico, epoca in cui anche l'azienda si rinvigorisce e comincia l'espansione nella penisola, tramite l'acquisizione di marchi (Birra d'Abruzzo, Birra Livorno, Birra Raffo, Birra Dormisch,...) ed una buona campagna pubblicitaria.
Gli anni settanta e ottanta sono un periodo di internalizzazione e rinnovamento, tramite accordi internazionali che allargano il mercato Peroni e innovazioni aziendali dovute alla diffusione delle grandi multinazionali e l'importazione di birre estere. Gli anni novanta sono per l'azienda un periodo di stabilizzazione e affermazione del mercato.
Nel 2003 la Birra Peroni vende la maggioranza delle azioni all'azienda sudafricana SABMiller, leader mondiale nel settore birra a livello di volumi.
Attualmente i 3 stabilimenti di produzione sono dislocati a Roma, Bari e Padova ed hanno circa 900 dipendenti e una produzione di 4,7 milioni di ettolitri. Il fatturato del 2005 è stato di 399 milioni di euro.

Dal Risorgimento alla Globalizzazione:
L’Epopea Fluida di Birra Peroni

Bere una Peroni oggi non significa solo consumare una bionda ghiacciata; significa sorseggiare quasi due secoli di storia industriale italiana, fatta di intuizioni geografiche, scalate sociali e, infine, grandi manovre finanziarie internazionali.

L’Intuizione di Giovanni: Da Vigevano alla Conquista di Roma

La storia inizia nel 1846, quando Giovanni Peroni si stabilisce a Vigevano. Qui, il giovane imprenditore non si limita a produrre birra, ma crea un ecosistema: la fabbrica accanto al locale di mescita. Un dettaglio curioso per l’epoca? Il suo locale godeva di un permesso speciale per restare aperto fino alle 23:30, un lusso che già allora suggeriva la vocazione "notturna" e conviviale del prodotto.

Tuttavia, il vero colpo di genio fu strategico: intuire che il mercato del Nord era saturo o meno ricettivo rispetto al Sud. Nel 1864, prima ancora che Roma diventasse capitale del Regno d'Italia, Peroni vi aprì una filiale. Fu la mossa vincente.

Il Sigillo Reale e l'Espansione Nazionale

Il trasferimento della sede centrale a Roma nel 1872 segnò l'inizio dell'ascesa definitiva. La Birra Peroni divenne un'istituzione cittadina (con vendite persino entro le mura vaticane) e nazionale:

  • 1886: All'Esposizione Nazionale dei Prodotti Alimentari, ottiene il titolo di fornitore ufficiale della Real Casa Savoia.

  • Primo Novecento: L'azienda cavalca la modernità, investendo in tecnologia e nelle prime, pionieristiche campagne pubblicitarie.

Crisi, Boom e Shopping Aziendale

Le due guerre mondiali rappresentarono una battuta d'arresto drammatica. Tra scarsità di materie prime e crollo dei consumi, il birrificio rischiò il collasso. La rinascita arrivò con il Boom Economico degli anni '50 e '60.

In questo periodo, Peroni non si limita a crescere, ma "divora" la concorrenza locale, trasformandosi in un colosso attraverso l'acquisizione di marchi storici del territorio: Birra d'Abruzzo, Livorno, Raffo e Dormisch. È l'epoca d'oro del marketing, dove il brand diventa parte integrante dell'immaginario collettivo italiano.

Il Nuovo Millennio: Sotto l'Egida Globale

Dopo decenni di consolidamento e internazionalizzazione, il 2003 segna la fine dell'indipendenza "famigliare" del marchio. La maggioranza delle azioni passa al gigante sudafricano SABMiller.

Oggi, sebbene il nome Peroni sia tecnicamente un marchio commerciale di una multinazionale, l'impronta produttiva resta radicata nel territorio italiano con i tre poli di Roma, Bari e Padova. Con una produzione che sfiora i 5 milioni di ettolitri, quella che era iniziata come una piccola bottega a Vigevano è diventata un pilastro del mercato globale, mantenendo però quel legame indissolubile con la tradizione che solo un fornitore dei Savoia può vantare.

Nota per l'intenditore: La prossima volta che stapperete una Peroni, ricordate che state aprendo un archivio liquido che ha attraversato lo Stato Pontificio, due guerre mondiali e la rivoluzione industriale italiana.



mercoledì 25 febbraio 2026

BIRRE: SUPER BOCK

SUPER BOCK

Super Bock è una marca portoghese di birra, con sede a Leça do Balio, nei pressi della città di Oporto.
Le birre Super Bock sono le più popolari del Portogallo (42% del mercato, secondo i dati del settembre 1998, soprattutto nel nord del Paese mentre nelle altre zone è maggiore la concorrenza di Sagres e Coral, tipica di Madera.
La Super Bock è venduta nel 90% dei ristoranti e negozi portoghesi e in ventuno altre nazioni, tra le quali Angola, Bermuda, Canada, Mozambico, Regno Unito e Spagna. Super Bock è stato riconosciuto per la sua qualità da Monde Selection.
Super Bock è disponibile in diverse varietà:
Classic (tasso alcolico 5,6%)
Abadia (tasso alcolico 6.4%): birra scura
Stout (tasso alcolico 5%): birra nera
Green (tasso alcolico 4%): birra con limone
Tango: con retrogusto di ribes
Twin: versione non alcolica

Nel panorama brassicolo iberico, rappresenta molto più di un semplice marchio nazionale: è un vero e proprio paradigma identitario della cultura birraria portoghese. Prodotta a Leça do Balio, nei pressi di , nel cuore industriale del nord, questa birra ha saputo coniugare radicamento territoriale e vocazione internazionale, affermandosi come leader storico di mercato in patria e ambasciatrice del gusto lusitano nel mondo.

L’identità di una lager atlantica

Super Bock nasce e si sviluppa nel contesto climatico e gastronomico del nord del Portogallo, area caratterizzata da una forte tradizione conviviale e da una cucina robusta, sapida, spesso ricca di carni e preparazioni grigliate. Non è un caso che la sua versione Classic (5,6%) presenti un profilo sensoriale netto, equilibrato ma deciso.

Nel calice si esprime con un colore dorato brillante, schiuma bianca compatta e buona persistenza. Al naso emergono sentori di cereale fresco, crosta di pane chiaro e un accenno erbaceo da luppoli continentali. In bocca l’attacco è morbido, con una dolcezza maltata iniziale che lascia spazio a un finale asciutto e moderatamente amaro. L’equilibrio tra dolcezza e amaro è il vero punto di forza: una lager pensata per la tavola, capace di accompagnare piatti intensi senza risultare invadente.

Leadership e competizione interna

Con una quota storica del 42% del mercato nazionale (dato di fine anni ’90), Super Bock ha dominato soprattutto nel nord del Paese. Tuttavia, nel sud e nelle aree turistiche si confronta con concorrenti di peso come , marchio radicato nell’area di Lisbona, e , simbolo dell’isola di .

Questa dialettica interna riflette non solo dinamiche commerciali ma anche identità regionali: Super Bock è percepita come la birra del nord operoso, della convivialità schietta, della tavola condivisa.

Le varianti: declinazioni di uno stile

Classic (5,6%)

La colonna portante della gamma. Lager di ispirazione centroeuropea ma con personalità atlantica. Carbonazione vivace, finale secco, bevibilità elevata.

Abadia (6,4%)

Versione scura che richiama, già nel nome, suggestioni monastiche. Di colore ambrato intenso tendente al bruno, propone note di caramello, frutta secca e lieve tostatura. L’alcol più sostenuto dona corpo e rotondità, rendendola adatta ad abbinamenti con carni arrosto e formaggi stagionati.

Stout (5%)

Birra nera dal profilo torrefatto, con note di caffè e cacao amaro. Non eccessivamente strutturata, mantiene una beva agile rispetto alle stout britanniche più dense. Interessante l’equilibrio tra tostatura e dolcezza residua.

Green (4%)

Lager aromatizzata al limone, pensata per un consumo estivo e informale. Il limone non è invasivo ma integra una freschezza citrica che alleggerisce il corpo. Ideale come aperitivo o in abbinamento a piatti di pesce fritto.

Tango

Variante con retrogusto di ribes, che gioca su un equilibrio tra dolcezza fruttata e freschezza. Meno tradizionale, più orientata a un pubblico giovane o a momenti di consumo non convenzionali.

Twin (analcolica)

Versione priva di alcol che mantiene buona parte del profilo maltato della Classic. Interessante per chi cerca continuità gustativa senza componente etilica.

Riconoscimenti e proiezione internazionale

La qualità di Super Bock è stata riconosciuta da , istituto internazionale che valuta prodotti alimentari e bevande. Oltre al mercato domestico, la birra è distribuita in oltre venti Paesi, tra cui Angola, Mozambico e Canada, beneficiando anche dei legami storici e linguistici del Portogallo con il mondo lusofono.

Analisi critica per intenditori

Per un degustatore esperto, Super Bock non rappresenta una birra “estrema” o innovativa nel senso craft contemporaneo. Non gioca su luppolature aggressive né su fermentazioni sperimentali. La sua forza è l’equilibrio tecnico: pulizia fermentativa, coerenza stilistica, costanza produttiva su larga scala.

È una lager industriale di alto livello, costruita secondo parametri rigorosi, con un controllo qualitativo che le consente di mantenere standard elevati anche su volumi importanti. Se degustata alla temperatura corretta (6–8°C per la Classic), rivela una finezza superiore rispetto a molte lager mainstream europee.

Conclusione

Super Bock è la dimostrazione che anche una birra di grande diffusione può conservare identità e qualità. È un prodotto che racconta il Portogallo moderno: radicato, orgoglioso, ma aperto al mondo. Per l’intenditore, il suo valore non risiede nella sperimentazione, bensì nella precisione esecutiva e nell’armonia gustativa.

Una birra da comprendere nel suo contesto culturale prima ancora che nel bicchiere.