martedì 27 settembre 2022
LA FILOSOFIA E' UN CONO GELATO
lunedì 26 settembre 2022
SORGO UN CEREALE SENZA GLUTINE

Cari amici celiaci, ma non solo, voglio presentarvi il sorgo, un cereale senza glutine.La ricerca sui cereali senza glutine è una delle strade più battute nell’ambito dell’innovazione alimentare. Il sorgo è un cereale originario dell’Africa subsahariana, e rientra nella ristretta lista dei cereali gluten free, peculiarità che ha spinto a riscoprire questa coltura di antica tradizione nella dieta del terzo millennio.Il sorgo bianco (Sorghum vulgare Pers), ha piccoli grani tondeggianti che ricordano il mais, il fusto cilindrico, le foglie piatte e lunghe, l’altezza è compresa fra uno e tre metri.Questa graminacea è considerata il quinto cereale in ordine di importanza, dopo mais, riso, grano e orzo. Oltre l’alimentazione può essere utilizzato come mangime per animali o per produrre biocombustibili.E’ ricco sul piano nutrizionale, con carboidrati complessi, proteine, fibre, vitamine del gruppo B e minerali (potassio, fosforo, calcio e ferro), tannini – in grado di limitare l’assorbimento degli amidi e contenere la glicemia – antiossidanti. L’assenza del glutine, inoltre, lo rende un alimento perfetto per chi deve fare i conti con la celiachia.L’Italia è il primo produttore europeo, con un mercato in crescita. E’ coltivato soprattutto nel Centro-Nord, specialmente in Emilia-Romagna, ma esistono zone produttive in Campania, dove c’è una vera e propria filiera che punta alla qualità. Soprattutto nel Beneventano e nell’Avellinese. Qui la sperimentazione è curata dal Consiglio nazionale delle ricerche (CNR); la produzione è seguita dall’azienda Reino di San Bartolomeo in Galdo (BN); la trasformazione è curata dall’azienda Celi, titolare del marchio Molino Alba ad Ariano Irpino (AV) per la produzione di cibi senza glutine realizzati con la farina di sorgo bianco.Sul piano agroindustriale il sorgo vanta un’alta redditività: resa elevata, semplicità ed economicità di coltivazione, bassi costi di gestione, assenza di problematiche fitosanitarie, scarso bisogno di concimazioni, miglioramento della fertilità del suolo grazie gli abbondanti residui organici che rilascia. Il sorgo bollito si impiega per realizzare zuppe, polente, cous cous, risotti e insalate di cereali. Con le farine si possono realizzare impasti di vario tipo, pani non lievitati e dolci. Negli Stati Uniti, in Giappone e in Argentina, il mercato degli alimenti senza glutine a base di farina di sorgo è ormai consolidato, ma in Europa è solo dal 2016 che questa realtà si sta sviluppando. Il Congresso Sorghum.ID, che si è svolto a Bucarest nel 2016 e a Milano nel 2018, ha confermato questo interesse, al quale ha fatto seguito la costituzione dell’Associazione di operatori sul sorgo in Europa. Le produzioni italiane auspicano il raggiungimento di un’autonomia nel soddisfare la domanda interna, senza affidarsi a derrate estere, in collaborazione con progetti di miglioramento genetico, coltivatori diretti e aziende molitorie e di trasformazione locali.Quindi? Buon sorgo per tutti.

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domenica 25 settembre 2022
RICICLIAMO I GUSCI DELLE COZZE
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Vi piacciono le cozze? A me molto. Ma una volta pulite e cucinate dove buttate i gusci? Non vanno gettati nell’umido o nell’organico ma nell’indifferenziato, il che costituisce di fatto un notevole problema di smaltimento e di spreco.
Che accadrebbe, quindi, se si potessero recuperare e riciclare i gusci di cozze per la produzione di oggetti di ecodesign?
Questo è il programma della fondazione sarda MEDSEA, che promuove la tutela e lo sviluppo sostenibile degli ecosistemi costieri, e Nieddittas, azienda che gestisce l’intera filiera della mitilicoltura nel Golfo di Oristano. Il progetto avviato nei laboratori del Blue Eco Lab potremmo definirlo di ecodesign e si basa sulla creazione di nuovi prodotti e al loro lancio sul mercato.
Secondo l’EUMOFA (Osservatorio europeo del mercato dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura), la cozza dopo il salmone è tra i prodotti d’allevamento più consumati nell’Unione Europea. La sua produzione copre più del 35% della produzione acquicola totale, ma i gusci sono considerati materiali di scarto dell’industria marittima e finiscono nelle discariche, generando ogni anno circa 7 milioni di tonnellate di rifiuti. Infatti le conchiglie fatte di carbonato di calcio (90-95%), sono di natura inorganica e di composizione calcarea, incompatibili con il processo di compostaggio. Lo smaltimento, quindi, non solo è costoso per gli imprenditori e dannoso per l’ambiente, ma rappresenta anche un enorme spreco di prezioso biomateriale perfetto per altri utilizzi.
Perché in realtà i gusci si prestano ad avere una seconda vita. Da sottoprodotti di scarto a nuovi materiali con nuove possibilità, quindi.
Infatti, dopo aver triturato i gusci dei molluschi, si possono ottenere polveri dalle diverse grammature. Aggiungendo ad ognuna di esse la giusta quantità di resina e colandola in stampi appositi di forme diverse si possono ottenere soluzioni di arredo urbano (panchine, piastrelle e rivestimenti) e di interior design e home decor (sedie, poltrone, plafoniere, lavabi, vasche, piatti, stoviglie e vasi). I risultati sono sorprendenti. Il tutto all’insegna della bellezza e della sostenibilità. Ma non solo. Il nuovo eco materiale ha proprietà fisiche e meccaniche eccellenti specie per ciò che riguarda la impermeabilità.
Via quindi a tutta cozza, ma dopo esserci prima seduti sopra. Un dubbio solo mi resta: se avvicino l’orecchio alla poltrona di cozze, dentro ci sento il mare?

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