martedì 17 febbraio 2026

BIRRE: FOHRENBURG

FOHRENBURG

Fohrenburg GmbH & Co KG Brauerei è un birrificio di Bludenz.
La fabbrica di birra è stata fonfata nel 1881 da Ferdinand Gassner. Il nome deriva dal ristorante omonimo della città di Bludenzer. Già nel primo anno di produzione si raggiunsero 8000 hl.  Nel 1890 si salì a 50.000 hl. Nel 1912 viene installato un nuovo sistema di refrigerazione. Nel 1913 entra in funzione il primo camion per il trasporto di birra e ghiaccio.
Nel 1960, la quantità è salita a circa 150.000 hl . Nel 2000 la fabbrica di birra è stata acquisita da Selbiger. A questo punto, il volume di produzione è pari a 270.000 ettolitri.
Birre prodotte
Anniversario Fohrenburger
Fohrenburger Stiftle
Fohrenburger Marzer
Fohrenburger Keller natuer nuvoloso
Fohrenburger grano
Fohrenburger alcol di grano gratis
Fohrenburger analcolico
Fohrenburger Scuro
Fohrenburger Bock
Fohrenburger Pils
Fohrenburger No 1
Fohrenburger Bierle per Feschtle
Fohrenburger Tradition 1881

Fohrenburg GmbH & Co KG Brauerei

Nel panorama brassicolo austriaco, il birrificio Fohrenburg di Bludenz rappresenta una delle realtà storiche più significative dell’area alpina occidentale. Fondato nel 1881 da Ferdinand Gassner, il birrificio deve il proprio nome a un ristorante cittadino, segno di un’origine profondamente legata alla dimensione conviviale e territoriale della birra. Già nel primo anno di attività la produzione raggiunse gli 8.000 ettolitri, un risultato rilevante per l’epoca, destinato a crescere rapidamente fino ai 50.000 ettolitri nel 1890.

La storia dell’azienda è scandita da tappe tecnologiche che interessano direttamente il degustatore attento alla qualità produttiva. L’installazione, nel 1912, di un moderno sistema di refrigerazione segna un passaggio cruciale verso una maggiore stabilità fermentativa, mentre l’introduzione nel 1913 del primo camion per il trasporto di birra e ghiaccio testimonia una precoce consapevolezza logistica e distributiva. Nel secondo dopoguerra la produzione continua ad aumentare, toccando i 150.000 ettolitri nel 1960, fino ad arrivare, nel 2000, a 270.000 ettolitri, anno in cui il birrificio entra a far parte di Brau Union Österreich, realtà appartenente al gruppo Heineken. Questo passaggio consolida la dimensione industriale dell’azienda, pur mantenendo una forte identità regionale radicata nel Vorarlberg.

Dal punto di vista stilistico, Fohrenburg si colloca con coerenza nella tradizione mitteleuropea delle lager a bassa fermentazione. Il degustatore professionale vi ritroverà un’interpretazione classica dei modelli Helles e Märzen, caratterizzata da precisione tecnica, pulizia aromatica e controllo fermentativo. La birra si presenta generalmente con un colore dorato brillante, limpido, sormontato da una schiuma bianca fine e compatta, indice di corretta carbonazione e buona gestione proteica.

All’olfatto emergono note di cereale fresco, crosta di pane e un accenno delicato di miele chiaro; il luppolo si esprime con discrezione attraverso sfumature erbacee e talvolta floreali, senza mai sovrastare la componente maltata. L’intensità aromatica è misurata, coerente con uno stile che privilegia l’equilibrio alla complessità.

In bocca l’attacco risulta morbido, con una dolcezza maltata contenuta che viene progressivamente bilanciata da un amaro elegante e moderato. Il corpo è medio-leggero, sostenuto da una carbonazione fine e ben integrata che contribuisce alla scorrevolezza complessiva. Il finale, generalmente secco e pulito, rappresenta uno degli elementi distintivi: qui il degustatore deve verificare l’assenza di residui zuccherini e la precisione dell’attenuazione, oltre alla mancanza di difetti fermentativi quali diacetile o ossidazioni precoci.

L’identità sensoriale di Fohrenburg si fonda dunque su bevibilità, equilibrio e coerenza stilistica. Non è una birra che cerca l’effetto sorprendente, ma piuttosto la solidità tecnica e la continuità qualitativa. In un contesto comparativo con altre lager austriache o bavaresi, l’analisi professionale dovrà concentrarsi sulla finezza della carbonazione, sulla stabilità della schiuma, sulla pulizia del profilo fermentativo e sulla precisione del finale amaro.

Nel servizio e nell’abbinamento gastronomico, queste birre si esprimono al meglio accanto alla cucina alpina, a carni bianche arrosto o a formaggi di media stagionatura, dove la loro freschezza e il finale asciutto contribuiscono a detergere il palato senza interferire con le componenti aromatiche del piatto.

Per il degustatore professionale, Fohrenburg rappresenta quindi un caso esemplare di tradizione brassicola regionale evoluta in chiave industriale senza perdere coerenza stilistica. La valutazione non deve cercare l’eccezionalità aromatica, ma piuttosto la precisione tecnica, la stabilità e l’armonia complessiva: parametri che, nel mondo delle lager classiche, costituiscono il vero banco di prova della qualità.



lunedì 16 febbraio 2026

BIRRE: HEINEKEN

HEINEKEN
Heineken è un'azienda olandese produttrice di birra fondata nel 1863 quando Gerard Adriaan Heineken acquisì una piccola birreria ad Amsterdam.
Al gruppo Heineken appartengono più di 130 stabilimenti in più di 65 paesi in cui lavorano oltre 57.000 persone che producono circa 165 milioni di ettolitri; divisi in 170 marchi di birre speciali, locali, regionali e premium internazionali, tra cui Cruzcampo, Tiger, Żywiec, Starobrno, Ochota, Murphy's, Star, Amstel e anche Heineken.
È il terzo produttore di birra mondiale dopo AB-InBev e SABMiller. In Italia Heineken produce o distribuisce i seguenti marchi:
Adelscott, francese. Affligem, belga. Amstel, olandese. Baffo d'Oro, italiana. Brand Bier, olandese. Buckler, olandese. Cervisia, italiana. Cruzcampo, spagnola. Doreleï, francese. Desperados, francese. Dreher, ungherese-italiana. Fischer, francese. Henninger, tedesca. Ichnusa, italiana. Heineken, olandese. McFarland, irlandese. Birra Messina, italiana. Birra Moretti, italiana. Murphy's, irlandese. Newcastle Brown Ale, inglese. Prinz, italiana. Postel, belga. Sans Souci, italiana. Strongbow (sidro), inglese. Sol, messicana. Von Wunster, italiana. Wieckse Witte, olandese.
In Italia opera anche nel settore dell'Horeca tramite la controllata Partesa s.r.l.
Nel 1996 acquista il marchio della Birra Moretti, dopo anni di discussioni ristabilisce la sede tradizionale a Udine.
Nel gennaio 2008 insieme a Carlsberg ha acquistato il controllo del gruppo britannico Scottish & Newcastle ottenendo il controllo delle attività di S&N in Gran Bretagna.
Nel 2008 Heineken ha acquistato la svizzera Eichhof, conquistando il secondo posto nel settore della birra in Svizzera. Tale caso è stato oggetto di esame approfondito da parte di Comco (Commissione concorrenza), la quale ha dato il via libera all'acquisizione in quanto non vi erano le condizioni per vietare la concentrazione.
La Heineken è consumata principalmente da una fascia di consumatori compresa fra i 18 e i 35 anni d'età; fra i consumatori noti v'era Pablo Escobar e Freddie Mercury. Di quest'ultimo lo si può notare in molti suoi concerti dove vi era una bottiglia da 25 cl o vari bicchieri in plastica pieni sul pianoforte mentre cantava.

L'Impero del Luppolo:
Anatomia del Gruppo Heineken tra Globalizzazione e Retaggio

Introduzione: Dalla Piccola Amsterdam ai Mercati Globali

La storia di Heineken non è solo la cronaca di un successo commerciale, ma l'evoluzione di un'intuizione imprenditoriale nata nel 1863. Quando Gerard Adriaan Heineken acquisì una modesta birreria ad Amsterdam, gettò le basi per quello che oggi è il terzo produttore mondiale di birra (posizionato strategicamente dopo AB-InBev e SABMiller). Con oltre 130 stabilimenti in 65 paesi e una produzione annua che sfiora i 165 milioni di ettolitri, il gruppo rappresenta un caso di studio esemplare su come un'azienda possa scalare globalmente senza perdere il legame con le tradizioni locali.

1. La Strategia del Portafoglio: 170 Marchi e un Solo Cuore

Il segreto della capillarità di Heineken risiede nella gestione diversificata dei suoi 170 marchi. Il gruppo non si limita a esportare l'iconica bottiglia verde, ma acquisisce e valorizza realtà regionali e nazionali, integrandole in un ecosistema che spazia dalle birre premium internazionali alle specialità artigianali.

  • Poli Internazionali: Oltre all'ammiraglia Heineken, spiccano nomi come Amstel, Tiger e Sol.

  • Identità Locali: Il gruppo presidia mercati specifici con marchi storici come la spagnola Cruzcampo, la polacca Żywiec o l'irlandese Murphy’s.

2. Il Caso Italia: Un Mosaico di Tradizioni

In Italia, Heineken ha saputo interpretare il gusto locale attraverso acquisizioni mirate e una distribuzione capillare (gestita tramite la controllata Partesa s.r.l. nell'Horeca).

Particolarmente significativa è stata l'operazione del 1996 con l'acquisto di Birra Moretti. Dopo anni di dibattito sull'identità del marchio, il gruppo ha scelto di ristabilire la sede tradizionale a Udine, confermando la volontà di rispettare le radici storiche delle etichette acquisite. Tra i marchi prodotti o distribuiti nel Bel Paese figurano icone della territorialità come:

  • Ichnusa (Sardegna)

  • Birra Messina (Sicilia)

  • Dreher e Sans Souci

3. Espansione e Antitrust: Le Grandi Acquisizioni del 2008

L'anno 2008 è stato cruciale per il consolidamento europeo. In tandem con Carlsberg, Heineken ha acquisito il colosso britannico Scottish & Newcastle, assumendo il controllo del mercato in Gran Bretagna.

Contemporaneamente, l'acquisto della svizzera Eichhof ha portato il gruppo al secondo posto nel settore elvetico. Quest'ultima operazione è passata al vaglio della Comco (Commissione della Concorrenza), che ha dato il via libera all'acquisizione non ravvisando rischi di monopolio, segnando un precedente importante per le concentrazioni nel settore del beverage.

4. Iconografia e Cultura Pop: Da Freddie Mercury a Pablo Escobar

Nonostante la vastità dell'azienda, il marchio Heineken rimane indissolubilmente legato all'immaginario collettivo, intercettando una fascia demografica giovane (18-35 anni). La bottiglia verde è diventata un accessorio visivo in contesti storici e artistici di rilievo:

  • Freddie Mercury: Il leggendario frontman dei Queen era solito tenere una bottiglia da 25 cl o bicchieri del brand sopra il suo pianoforte durante i concerti, rendendo il marchio parte integrante della messa in scena rock.

  • Consumi Storici: Anche figure controverse come Pablo Escobar figurano tra i consumatori noti, a dimostrazione della trasversalità del marchio attraverso diverse culture e ceti sociali.

Conclusione: La Sfida del Futuro

Con oltre 57.000 dipendenti, Heineken continua a navigare le acque della globalizzazione bilanciando l'efficienza industriale con la necessità di mantenere "l'anima" delle proprie birre locali. In un mercato sempre più orientato verso le birre artigianali e la sostenibilità, la capacità del gruppo di gestire 170 storie diverse sotto un unico cappello finanziario rimane la sua forza principale.



domenica 15 febbraio 2026

BIRRE: OŽUJSKO

OŽUJSKO
La birra Ožujsko (in croato Ožujsko pivo) è una birra croata, che viene prodotta dalla Zagrebačka pivovara ("Birrificio di Zagabria") dal 1892.
Viene chiamata colloquialmente "Žuja" (Gjuja) e il suo nome non è che la tradizione croata del termine marzen. La Ožujsko è una delle birre più diffuse e popolari del Paese insieme alla Karlovačko e quindi probabilmente la marzen con la maggior quota di mercato nel proprio paese al mondo.

Ožujsko:
L'Anima "Marzolina" della Croazia

Fondata nel 1892 dalla Zagrebačka pivovara, la Ožujsko non è solo una bevanda, ma un'istituzione culturale. Sebbene oggi sia una Lager di massa, il suo legame genetico con le tradizioni mitteleuropee ne definisce il carattere e il successo commerciale senza precedenti.

1. Etimologia e Identità: La Birra di Marzo

Il nome Ožujsko deriva direttamente da Ožujak (Marzo). Storicamente, le birre prodotte in questo mese — le Märzen — erano le ultime della stagione prima del caldo estivo. Venivano brassate con un grado alcolico leggermente superiore e una luppolatura generosa per garantirne la conservazione fino all'autunno.

  • Curiosità linguistica: Il soprannome amichevole "Žuja" (pronunciato Giu-ia) testimonia il legame affettivo profondo tra i consumatori e il brand.

2. Analisi Sensoriale (Degustazione)

Nonostante la produzione industriale moderna l'abbia resa più "beverina" rispetto alle robuste Märzen bavaresi del passato, la Žuja mantiene un profilo distintivo:

CaratteristicaDescrizione
AspettoColore dorato brillante con una schiuma bianca, fine e persistente.
AromaPulito, con note predominanti di cereale e un leggero floreale dato dal luppolo.
GustoAttacco maltato dolce seguito da un corpo leggero. Il finale è secco con una punta di amaro rinfrescante.
Grado AlcolicoTipicamente intorno al 5,0% vol.

3. Primato di Mercato e Fenomeno Sociale

Insieme alla rivale Karlovačko, la Ožujsko domina il panorama croato. È interessante notare come, tecnicamente, la Croazia sia uno dei pochi paesi al mondo dove una birra che richiama lo stile Märzen (almeno nel nome e nella tradizione) detiene la quota di mercato di gran lunga maggioritaria, superando le classiche Pilsner internazionali.

Nota per il degustatore: La Ožujsko va servita rigorosamente a una temperatura di 5°C - 8°C. È la compagna ideale per la cucina tipica balcanica, in particolare per piatti di carne alla griglia come i ćevapčići, dove la sua carbonazione aiuta a pulire il palato dai grassi.

Un possibile approfondimento

Il successo della Ožujsko risiede nella sua capacità di essere una "birra di tutti", pur mantenendo un nome che evoca una tecnica di produzione antica e nobile.