venerdì 3 ottobre 2025

Corso da sommelier: 6 Vini abruzzesi molisani pugliesi

6 Vini abruzzesi molisani pugliesi





ALEZIO ROSATO

 

L'Alezio rosato è un vino DOC la cui produzione è consentita nella provincia di Lecce.

Caratteristiche organolettiche
colore: rosa corallo intenso.
odore: vinoso persistente.
sapore: asciutto, armonico, vellutato con leggero retrogusto amarognolo.

BIFERNO
 

Il Biferno è un vino DOC la cui produzione è consentita nella provincia di Campobasso.
Rosso
colore: rubino più o meno intenso.
odore: gradevole, caratteristico.
sapore: asciutto, armonico, vellutato, giustamente tannico.
Rosato
colore: rosa più o meno intenso.
odore: fruttato delicato.
sapore: asciutto, fresco, armonico, fruttato.
Bianco
colore: paglierino con riflessi verdognoli.
odore: gradevole, delicato, leggermente aromatico.
sapore: asciutto, armonico, fresco.
Il Biferno Bianco si gusta in calici svasati a 8-10 °C abbinato a fior di latte, Caciocavallo silano, trote al forno.

BRINDISI ROSSO


Il Brindisi rosso è un vino DOC la cui produzione è consentita nella provincia di Brindisi e si concentra nei comuni di Brindisi e Mesagne.
Se invecchiato almeno due anni e con una gradazione alcolica non inferiore al 12,5% può portare la qualifica di "Brindisi rosso riserva".
Caratteristiche organolettiche
colore: rosso rubino più o meno intenso, con lievi toni arancioni se invecchiato.
odore: vinoso con profumo intenso.
sapore: asciutto, armonico, con retrogusto amarognolo, vellutato e giustamente tannico.


CACC'E MMITTE
Il Cacc'e Mmitte di Lucera è un vino DOC (denominazione attribuita nel 1975) la cui produzione è consentita nella zona tra le pendici dell'Appennino Dauno, nei territori dei comuni di Lucera, Biccari e Troia, in provincia di Foggia, appena a sud del Gargano.
Caratteristiche organolettiche
colore: rosso rubino più o meno carico.
odore: caratteristico, intenso.
sapore: pieno, armonico con retro gusto caratteristico.
Cenni storici
Il nome dialettale viene erroneamente attribuito alla facile bevibilità del vino spillato e subito bevuto, per riempire nuovamente il bicchiere. In realtà esso deriva dall'antica procedura di vinificazione: i proprietari di palmenti, tipiche masserie del Sud Italia provviste di vasche per la pigiatura dell'uva, davano in affitto le attrezzature per la lavorazione. Le operazioni dovevano terminare entro la giornata di fitto per lasciare libere le attrezzature all'utilizzatore successivo. Pertanto un affittuario toglieva il mosto appena prodotto dalle vasche del palmento ("Cacce") per portarlo nelle proprie cantine, e un nuovo affittuario versava nelle vasche ("Mmitte") la propria uva da pigiare.
Abbinamenti consigliati
Si accompagna a salumi e primi piatti a base di carne, e risalta particolarmente con le corpose pastasciutte pugliesi al ragù.

CASTEL DEL MONTE BOMBINO NERO
Castel del Monte Bombino Nero
Resa (uva/ettaro) 12,0 t
Resa massima dell'uva 70%
Titolo alcolometrico naturale dell'uva 11,0%
Titolo alcolometrico minimo del vino 12,0%
Estratto secco netto minimo 16,0 g/l
Riconoscimento Tipo DOCG Istituito con decreto del 30/11/11
Vitigni con cui è consentito produrlo Bombino nero minimo 90%.
Il Castel del Monte Bombino Nero è un vino rosso a Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) prodotto nei comuni di Minervino Murge, Andria, Trani in provincia di Barletta-Andria-Trani ed i comuni di Corato, Ruvo di Puglia, Terlizzi, Palo del Colle, Toritto, Bitonto, Binetto nella città metropolitana di Bari
Tecniche di produzione
Per i nuovi impianti e i reimpianti la densità non può essere inferiore a 4 000 ceppi/ha allevati ad alberello o controspalliera. È vietata ogni pratica di forzatura. È consentita l'irrigazione di soccorso. Tutte le operazioni di vinificazione, invecchiamento e imbottigliamento, debbono essere effettuate nella zona DOCG.
Caratteristiche organolettiche
colore: rosato più o meno intenso;
odore: caratteristico, delicato, fruttato;
sapore: asciutto, armonico;
zucchero riduttore residuo non superiore a 10,0 g/l.
Cenni storici
La tradizione vitivinicola millenaria della zona è attestata da numerosi documenti di notevole valore storico (archivi e biblioteche monastiche) e da opere d'arte risalenti al periodo della Magna Grecia (Museo Jatta), sono l'attestazione fondamentale dello stretto legame esistente tra i fattori umani e le qualità e le caratteristiche peculiari del vino. L'uomo, intervenendo sul territorio, ha nel corso dei tempi tramandato le tradizionali tecniche di coltivazione ed enologiche, che nell'epoca moderna, grazie al progresso scientifico e tecnologico sono state notevolmente migliorate ed affinate fino all'ottenimento di vini che al giorno d'oggi godono di notevole fama per le loro qualità particolari sia a livello nazionale che mondiale.

CASTEL DEL MONTE NERO DI TROIA



Il Castel del Monte Nero di Troia riserva è un vino rosso a Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) prodotto nei comuni di Minervino Murge, Andria, Trani in provincia di Barletta-Andria-Trani ed i comuni di Corato, Ruvo di Puglia, Terlizzi, Palo del Colle, Toritto, Bitonto, Binetto in provincia di Bari
Vitigni con cui è consentito produrlo
Nero di Troia (detto anche Uva di Troia) minimo 90%. Altri vitigni a bacca nera non aromatici, idonei alla coltivazione nella regione Puglia per la zona di produzione omogenea "Murgia Centrale" nella misura massima del 10%
Tecniche di produzione
Per i nuovi impianti e i reimpianti la densità non può essere inferiore a 4 000 ceppi/ha allevati ad alberello o controspalliera. È vietata ogni pratica di forzatura. È consentita l'irrigazione di soccorso. Richiede un invecchiamento minimo di due anni (dal 1º novembre dell'anno di produzione delle uve), di cui almeno uno in legno. Tutte le operazioni di vinificazione, invecchiamento e imbottigliamento, debbono essere effettuate nella zona DOCG.
Caratteristiche organolettiche
colore dal rosso rubino al rosso granato con l'invecchiamento;
odore: caratteristico, delicato;
sapore: di corpo, armonico;
zucchero riduttore residuo: non superiore a 10,0 g/l.

CASTEL DEL MONTE ROSSO RISERVA
Il Castel del Monte Rosso riserva è un vino rosso a Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) prodotto nei comuni di Minervino Murge, Andria, Trani in provincia di Barletta-Andria-Trani ed i comuni di Corato, Ruvo di Puglia, Terlizzi, Palo del Colle, Toritto, Bitonto, Binetto in provincia di Bari
Vitigni con cui è consentito produrlo
Nero di Troia (detto anche Uva di Troia) minimo 65%.
Altri vitigni a bacca nera non aromatici, idonei alla coltivazione nella regione Puglia per la zona di produzione omogenea "Murgia Centrale" nella misura massima del 35%
Tecniche di produzione
Per i nuovi impianti e i reimpianti la densità non può essere inferiore a 4 000 ceppi/ha allevati ad alberello o controspalliera. È vietata ogni pratica di forzatura. È consentita l'irrigazione di soccorso. Richiede un invecchiamento minimo di due anni (dal 1º novembre dell'anno di produzione delle uve) di cui almeno uno in legno. Tutte le operazioni di vinificazione, invecchiamento e imbottigliamento, debbono essere effettuate nella zona DOCG.
Caratteristiche organolettiche
colore dal rosso rubino al rosso granato con l'invecciamento;
odore: caratteristico, delicato;
sapore: di corpo, armonico;
zucchero riduttore residuo: non superiore a 10,0 g/l.

CERASUOLO D'ABRUZZO
Il Cerasuolo d'Abruzzo è un vino DOC la cui produzione è consentita nelle province di Chieti, L'Aquila, Pescara e Teramo.
È sempre stata considerata, a livello di disciplinare, come una tipologia appartenente al Montepulciano d'Abruzzo, in quanto prodotto fondamentalmente dalle stesse uve. A partire dalla vendemmia 2010/2011 è stato modificato il nome, in quanto è stato riconosciuto come vino D.O.C. a sé stante. Per tale motivo la denominazione esatta è di "Cerasuolo d'Abruzzo D.O.C".
Unica uva nel suo genere in quanto non è necessaria la debucciatura dell'acino per ottenere un vino rosato
Caratteristiche organolettiche
colore: rosso ciliegia più o meno carico;
odore: gradevole, delicatamente vinoso, fruttato, fine ed intenso.

CONTROGUERRA
Zona di produzione
in provincia di Teramo: comprende l'intero territorio amministrativo dei comuni di Ancarano, Colonnella, Controguerra, Corropoli e Torano Nuovo;
bianco: trebbiano toscano e/o abruzzese min, 50%, passerina min. 10%, possono concorrere le uve di altri vitigni a bacca bianca, idonei alla coltivazione per la Regione Abruzzo, da soli o congiuntamente, max. 40%, presenti in ambito aziendale;
spumante metodo classico: trebbiano toscano e/o abruzzese min. 60%, chardonnay, verdicchio, pecorino, da soli o congiuntamente min. 30%, possono concorrere le uve di altri vitigni a bacca bianca, idonei alla coltivazione per la Regione Abruzzo, da soli o congiuntamente, max. 10%, presenti in ambito aziendale;
Passito bianco: trebbiano toscano/abruzzese e/o malvasia e/o passerina min. 60%, possono concorrere le uve di altri vitigni a bacca bianca, idonei alla coltivazione per la Regione Abruzzo, da soli o congiuntamente, max. 40%, presenti in ambito aziendale;
con menzione del vitigno bianchi: Chardonnay, Passerina, Pecorino, min. 85%, possono concorrere le uve di altri vitigni a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione per la Regione Abruzzo, da soli o congiuntamente, max. 15%, presenti in ambito aziendale;
rosato, rosso (anche Novello, riserva): montepulciano min. 70%, possono concorrere le uve di altri vitigni a bacca rossa, idonei alla coltivazione per la Regione Abruzzo, da soli o congiuntamente, max. 30%, presenti in ambito aziendale;
con menzione del vitigno rossi: Cabernet (da Cabernet Sauvignon e/o Cabernet Franc), Merlot, min. 85%, possono concorrere le uve di altri vitigni a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione per la Regione Abruzzo, da soli o congiuntamente, max. 15%, presenti in ambito aziendale;
Passito rosso: montepulciano min. 70%, possono concorrere le uve di altri vitigni a bacca rossa, idonei alla coltivazione per la Regione Abruzzo, da soli o congiuntamente, max. 30%, presenti in ambito aziendale;
norme per la viticoltura
per i nuovi impianti e reimpianti sono esclusi i sistemi espansi (pergola abruzzese) ed il numero di ceppi per ettaro non deve essere inferiore a 3.000, e la produzione media per ceppo non deve superare Kg. 4,8 per i vini rossi e Kg. 5,6 per i vini bianchi;
è ammessa l'irrigazione di soccorso, prima dell'invaiatura, in annate siccitose;
la resa massima di uva in coltura specializzata e il titolo alcolometrico volumico naturale minimo devono essere di 12 t/Ha e 11,50% vol. (12% vol. per la versione Riserva) per i vini rossi e rosati, con o senza indicazione di vitigno, e 14 t/Ha e 11% vol. per i vini bianchi, con o senza indicazione di vitigno;
norme per la vinificazione
le operazioni di vinificazione, invecchiamento obbligatorio, affinamento ed imbottigliamento, devono essere effettuate nell'ambito dell'intero territorio dei comuni compresi nella zona di produzione;
il vino a Denominazione di Origine Controllata "Controguerra" Rosso Riserva, può essere immesso al consumo dopo un periodo di invecchiamento non inferiore a 24 mesi, di cui 6 mesi di affinamento in bottiglia, a decorrere dal 1° dicembre dell'annata di produzione delle uve;
i vini a Denominazione di Origine Controllata "Controguerra" Bianco e "Controguerra" Rosato non possono essere immessi al consumo prima del 1° gennaio dell'anno successivo alla vendemmia, mentre il vino "Controguerra" Rosso non può essere immesso al consumo prima del 31 marzo dell'anno successivo alla vendemmia;
il vino a Denominazione di Origine Controllata "Controguerra" Spumante Metodo Classico deve subire prima dell'immissione al consumo un periodo minimo di permanenza sulle fecce di 18 mesi; per il millesimato il periodo minimo è di 24 mesi. Tale periodo decorre dalla data di imbottigliamento e comunque non prima del 1° gennaio successivo alla raccolta delle uve;
il vino a Denominazione di Origine Controllata "Controguerra" Rosso, imbottigliato entro il 31 dicembre dell'annata di produzione delle uve, può essere designato in etichetta "Novello", purché la vinificazione delle uve sia condotta secondo la tecnica della macerazione carbonica per almeno il 30%, e nella produzione e commercializzazione siano rispettate le altre disposizioni previste dalla normativa vigente per questa tipologia di vino;
nella vinificazione del vino "Controguerra" Passito nelle due tipologie bianco e rosso, il tradizionale metodo di vinificazione prevede quanto segue: l'uva, dopo aver subito un'accurata cernita, deve essere sottoposta ad un appassimento in locali idonei (è ammessa una parziale disidratazione con aria ventilata) e deve raggiungere un contenuto zuccherino non inferiore al 24%. L'uva può essere ammostata non prima del 15 novembre dell'anno di raccolta e non oltre il 31 marzo dell'anno successivo. Il vino può essere posto in commercio ad iniziare dal 1° dicembre dell'anno successivo alla vendemmia. Il vino a denominazione di origine controllata "Controguerra" Passito, sia bianco che rosso, se invecchiato per almeno 30 mesi a decorrere dal 31 marzo dell'anno successivo alla vendemmia in caratelli di legno della capacità massima di 500 litri, può portare in etichetta la menzione "Annoso"
norme per l'etichettatura
nella designazione e presentazione di tutti i vini a denominazione di origine controllata "Controguerra" deve figurare l'annata di produzione delle uve

MOLISE DI CAMPOBASSO E DI ISERNIA

La storia e la civiltà agricola del Molise hanno tra le proprie singolarità, per riconosciuta e rinsaldata tradizione, i fattori umani legati al territorio agrario che hanno contribuito a produrre uve, con specifiche caratteristiche, per ottenere vini di alta qualità.
La viticoltura, conosciuta già ai tempi dei Greci con un vino denominato Paetrutianum, e Plinio parla di un famoso vino prodotto da una vite chiamata pumula, enunciando parole di elogio per quelli della zona di Isernia, si è consolidata nel medioevo all’ombra del castello feudale, che con il placet del “Signore” era possibile coltivare la vite e poche altre colture per i vassalli e il fabbisogno delle famiglie dei coloni.
L’intero territorio regionale è cosparso di testimonianze che documentano la presenza della vite e la illustre qualità dei vini ottenuti. Le prime notizie dettagliate e ordinate secondo un criterio scientifico, sulla produzione dei vini prodotti in Molise dalle varietà presenti e coltivate, risalgono agli scritti di Raffaele Pepe. Giuseppe del Re, nel 1836, indica che “i vigneti, quasi tutti piantati sopra colli e poggi, formano un totale di 56.948 moggi (circa 4.000 ha), e contengono varie specie di uve, che maturano quali presto quali tardi, ma vanno tutte al posto nei giorni di vendemmia”.Nel 1892, su iniziativa di Angelantuono Baranello, sorge a Ferrazzano la Società Operaia che svolge un’intensa attività di promozione nel sottore agricolo locale. L’influenza dei fattori umani, nel corso dei tempi ha portato alla costituzione di numerose cantine cooperative e cantine private, portando nel contempo a definire aspetti tecnici e produttivi, puntualmente riportati nel vigente disciplinare di produzione, con 34 diverse denominazioni di cultivar diffuse in quasi tutti i comuni della regione Molise.
I vini a denominazione di origine controllata «Molise» o «del Molise» all'atto dell'immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
“Molise” Greco Bianco:
titolo alcolometrico: volumico totale minimo: 11,0% vol.;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.
colore: giallo paglierino, più o meno intenso;
odore: delicato, gradevole, caratteristico;
sapore: secco, intenso, armonico.
“Molise” Trebbiano:
titolo alcolometrico: volumico totale minimo: 10,5% vol.;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.
colore: giallo paglierino;
odore: delicato, fruttato;
sapore: sapido, fresco ed armonico, anche leggermente vivace.
“Molise” Moscato bianco:
titolo alcolometrico: volumico totale minimo: 10,5% vol.;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.
spuma: fine e persistente;
colore: giallo paglierino, più o meno intenso, a volte dorato;
odore: caratteristico, armonico;
sapore: armonico, caratteristico.
 “Molise” Moscato bianco spumante di qualità:
titolo alcolometrico: volumico totale minimo: 10,5% vol.;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l;
tenore zuccherino: superiore a 32 g/l.
spuma: fine e persistente;
colore: giallo paglierino, più o meno intenso, a volte dorato;
odore: intenso, caratteristico, armonico;
sapore: demi-sec o dolce, armonico, fragrante, caratteristico.
 “Molise” Moscato bianco passito:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 14,0% vol., di cui almeno 13% svolti;
acidità totale minima: 4,0 g/l.;
estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l.
colore: giallo dorato;
odore: tipico di moscato, aromatico, caratteristico, intenso e delicato;
sapore: dolce, armonico, gradevole.
“Molise” Pinot bianco:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,0% vol.;
acidità totale minima: 5,0 g/l.;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.
colore: giallo paglierino con riflessi verdolini;
odore: fresco, fruttato;
sapore: delicato ed armonico, a volte leggermente vivace.
 “Molise” Pinot bianco frizzante:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,0% vol.;
acidità totale minima: 5,0 g/l.;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.
spuma: fine e persistente;
colore: giallo paglierino, più o meno intenso, a volte dorato;
odore: intenso, caratteristico, armonico;
sapore: armonico, caratteristico, anche dolce, fragrante.
“Molise” Pinot bianco spumante di qualità:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,0% vol.;
acidità totale minima: 5,0 g/l.;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l;
tenore zuccherino: inferiore a 12 g/l.
spuma: fine e persistente
colore: giallo paglierino con riflessi verdolini;
odore: fresco, fruttato;
sapore: brut nature o extra brut o brut, delicato ed armonico.
 “Molise” Rosso:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,0% vol.;
acidità totale minima: 4,5 g/l.;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.
colore: rosso rubino più o meno intenso, tendente al granato con l’invecchiamento;
odore: vinoso, intenso, gradevole, caratteristico;
sapore: secco, armonico, morbido, a volte, leggermente tannico.
 “Molise” Sauvignon:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,0% vol.;
acidità totale minima: 5,0 g/l.;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.
colore: giallo paglierino, più o meno carico;
odore: delicato, fresco, gradevole, caratteristico;
sapore: secco, morbido, moderatamente vellutato.
 “Molise” Rosso riserva:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,5% vol.;
acidità totale minima: 4,5 g/l.;
estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.
colore: rosso rubino più o meno intenso, tendente al granato;
odore: vinoso, intenso, etereo, pieno, caratteristico;
sapore: ampio, caldo, armonico, morbido, a volte, leggermente tannico.
“Molise” novello:
titolo alcolometrico: volumico totale minimo: 11,0% vol.;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.
colore: rosso rubino più o meno intenso;
odore: gradevole, caratteristico;
sapore: morbido, armonico, vellutato.
“Molise” Rosato o Rosato “del Molise”:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol.;
acidità totale minima: 4,50 g/l.;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.
colore: rosso ciliegia o rosa delicato;
odore: vinoso, fruttato caratteristico;
sapore: secco morbido.
 “Molise” Rosso spumante di qualità:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,5 % vol.;
acidità totale minima: 5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18 g/l;
tenore zuccherino: inferiore a 12 g/l.
spuma: fine e persistente
colore: rosso rubino, più o meno intenso;
odore: gradevole e caratteristico di fruttato;
sapore: brut nature o extra brut o brut, delicato, armonico.
 “Molise” Bianco spumante di qualità:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,5 % vol.;
acidità totale minima: 5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16 g/l;
tenore zuccherino: inferiore a 12 g/l.
spuma: fine e persistente
colore: giallo paglierino, più o meno intenso, con eventuali riflessi verdolini o dorati;
odore: gradevole, intenso, con delicati sentori floreali e fruttati;
sapore: brut nature o extra brut o brut, delicato, armonico.
 “Molise” Rosato spumante di qualità:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,5 % vol.;
cidità totale minima: 5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16 g/l;
tenore zuccherino: inferiore a 12 g/l.
spuma: fine e persistente;
colore: rosato, più o meno intenso;
odore: gradevole con delicati sentori fruttati;
sapore: brut nature o extra brut o brut, delicato, armonico.
 “Molise” Sangiovese:
titolo alcolometrico volumico minimo: 11,0% vol.;
acidità totale minima: 4,5 g/l.;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.
colore: rosso rubino più o meno intenso, talora con riflessi violacei;
odore: vinoso, gradevole, caratteristico;
sapore: asciutto, caldo, delicato retrogusto amarognolo.
 “Molise” Cabernet sauvignon:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,0% vol.;
acidità totale minima: 4,5 g/l.;
estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.
colore: rosso rubino più o meno intenso, tendente al granato con l’invecchiamento;
odore: vinoso, intenso, gradevole, caratteristico;
sapore: robusto, vivace ed armonico.
 “Molise” Aglianico:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,5% vol.;
acidità totale minima: 4,5 g/l.;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.
colore: rosso rubino più o meno intenso, talora con riflessi violacei;
odore: vinoso, intenso, gradevole, caratteristico;
sapore: secco, armonico, morbido, caratteristico.
 “Molise” Aglianico riserva:
titolo alcolometrico volumico minimo: 12,5% vol.;
acidità totale minima: 4,5 g/l.;
estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.
colore: rosso rubino più o meno intenso, talora con riflessi violacei;
odore: vinoso, intenso, gradevole, caratteristico;
sapore: secco, armonico, morbido, caratteristico.
 “Molise” Chardonnay:
titolo alcolometrico volumico minimo: 10,5% vol.;
acidità totale minima: 5,0 g/l.;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.
colore: giallo paglierino con riflessi verdolini;
odore: fresco, fruttato;
sapore: delicato ed armonico.
Molise” Chardonnay frizzante:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,5% vol.;
acidità totale minima: 5,0 g/l.;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.
spuma: lieve ed evanescente
colore: giallo paglierino con riflessi verdolini;
odore: fresco, fruttato;
sapore: delicato ed armonico.
Molise” Chardonnay spumante di qualità:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,5% vol.;
acidità totale minima: 5,0 g/l.;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l;
tenore zuccherino: compreso tra 12 e 17 g/l.
spuma: fine e persistente
colore: giallo paglierino con riflessi verdolini;
odore: fresco, fruttato;
sapore: extra dry, delicato ed armonico.
 “Molise” Falanghina:
titolo alcolometrico: volumico totale minimo: 10,5% vol.;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.
colore: giallo paglierino, più o meno intenso;
odore: delicato, gradevole, caratteristico;
sapore: secco, leggermente vivace, armonico.
 “Molise” Falanghina Passito:
titolo alcolometrico volume totale minimo 14% vol;
acidità totale minima 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 22 g/l;
residuo zuccherino: minimo a 25 g/l.
colore: dal giallo dorato all’ambrato;
odore: delicato, tipico;
sapore: caratteristico, alcolico.
 “Molise” Falanghina Spumante di qualità:
titolo alcolometrico volume totale minimo 10,5% vol;
acidità totale minima 5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 22 g/l;
tenore zuccherino: inferiore a 12 g/l.
spuma: fine e persistente;
colore: dal giallo paglierino al dorato;
odore: delicato, gradevole, caratteristico;
sapore: brut nature o extra brut o brut, delicato, aromonico.
 “Molise” Fiano:
titolo alcolometrico volume totale minimo 11,5% vol;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16 g/l.
colore: giallo paglierino più o meno intenso;
odore: intenso gradevole, caratteristico;
sapore: secco, armonico.
“Molise” Fiano spumante di qualità:
titolo alcolometrico volume totale minimo 10,5% vol;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16 g/l;
tenore zuccherino: compreso tra 12 e 17 g/l.
spuma: fine e persistente;
colore: giallo paglierino più o meno intenso, brillante;
odore: intenso, fine, caratteristico;
sapore: extra dry, delicato ed armonico.
“Molise” Fiano frizzante:
titolo alcolometrico volume totale minimo: 10,5% vol;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16 g/l.
spuma: lieve;
colore: giallo paglierino più o meno intenso;
odore: intenso gradevole, caratteristico;
sapore: secco, armonico.
 “Molise” Pinot grigio:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,0% vol.;
acidità totale minima: 4,5 g/l.;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.
colore: dal giallo paglierino al ramato intenso secondo i metodi di vinificazione;
odore: intenso,persistente, caratteristico;
sapore: vellutato, armonico, morbido.
 “Molise” Pinot grigio frizzante:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,0% vol.;
acidità totale minima: 4,5 g/l.;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.
spuma: lieve e persistente;
colore: giallo paglierino;
odore: intenso, persistente, caratteristico;
sapore: vellutato, armonico, morbido.
 “Molise” Pinot grigio spumante di qualità:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,0% vol.;
acidità totale minima: 4,5 g/l.;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l;
tenore zuccherino: compreso tra 12 e 17 g/l.
spuma: fine e persistente;
colore: giallo paglierino;
odore: intenso,persistente, caratteristico;
sapore: extra dry ,vellutato, armonico, morbido.
“Molise” Pinot Nero:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,5° % vol.;
acidità totale minima: 5,0 g/l.;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.
colore: rosso granato più o meno intenso;
odore: fine e gradevole;
sapore: asciutto, pieno, armonico, piacevolmente amarognolo.
“Molise” Merlot:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,0% vol.;
acidità totale minima: 4,5 g/l.;
estratto secco netto minimo: 20,0 g/l.
colore: rosso rubino, tendente al granato con l’invecchiamento;
odore: vinoso, intenso, caratteristico; se invecchiato, più delicato, etereo e gradevole;
sapore: asciutto o abboccato, sapido, di corpo, leggermente tannico, armonico.
“Molise” Merlot novello:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,0% vol.;
acidità totale minima: 4,5 g/l.;
estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.
colore: rosso rubino;
odore: gradevole, intenso, caratteristico;
sapore: fruttato, armonico, vellutato.
“Molise” Merlot frizzante:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,0% vol.;
acidità totale minima: 4,5 g/l.;
estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.
spuma: lieve e persistente;
colore: rosso rubino più o meno intenso;
odore: vinoso, intenso, caratteristico;
sapore: asciutto, armonico, vellutato.
“Molise” Malvasia:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 9,0% vol.;
acidità totale minima: 4,5 g/l.;
estratto non riduttore minimo: 16 g/l.
colore: giallo paglierino con riflessi verdognoli;
odore: intenso, persistente, aromatico, caratteristico;
sapore: vellutato, morbido, di medio corpo.
“Molise” Malvasia frizzante:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,0%.
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16 g/l.
colore: giallo paglierino con riflessi verdognoli;
odore: intenso, persistente, aromatico, caratteristico;
sapore: dal secco all’amabile, aromatico.
“Molise” Malvasia spumante di qualità:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,5% vol.;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16 g/l;
tenore zuccherino: superiore a 32 g/l.
spuma: fine e persistente;
colore: giallo paglierino, più o meno intenso, a volte dorato;
odore: intenso, persistente, aromatico, caratteristico;
sapore: demi-sec o dolce, armonico, caratteristico, fragrante.

MONTEPULCIANO D'ABRUZZO COLLINE TERAMANE
Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane DOCG ha come zona di produzione parte del territorio della provincia di Teramo. Il nome di questo vino non ha nessun collegamento con il vino Nobile di Montepulciano e l'omonimia risulta quindi puramente casuale. quest'ultimo, infatti, trae origine dalla città in cui viene prodotto, mentre quello abruzzese dal vitigno che ne caratterizza in maniera determinante l'uvaggio.
Il vitigno Montepulciano è originario della Valle Peligna. Questa notizia confermata da uno scritto dello storico Michele Troia risalente al XVIII secolo, quindi, molto anteriore rispetto a quando si vantavano le origini toscane del vitigno. Oltre al vitigno omonimo (minimo 90%), concorre, in minima parte (fino ad un massimo del 10%) anche il Sangiovese, di sicura origine toscana.
Titolo alcolometrico minimo 12,50% vol. Acidità totale minima: 4,5 g/l.
Il vino deve essere sottoposto ad un periodo di invecchiamento di due anni di cui almeno un anno in botti di rovere o di castagno e sei mesi di affinamento in bottiglia.
Colore rosso rubino intenso con lievi sfumature violacee tendenti al granato con l'invecchiamento. Profumo caratteristico, etereo, intenso. Sapore asciutto, pieno, robusto, armonico e vellutato.
Gastronomicamente predilige bolliti, brasati, arrosti, pollame nobile e formaggi a pasta stagionata. Temperatura di degustazione: 18°C.

PECORINO
Il vitigno Pecorino è un'uva autoctona a bacca bianca originaria delle valli comprese tra le Marche e l'Abruzzo. Diffuso soprattutto nel Piceno porta questo nome perchè la zona di coltivazione era dedita alla pastorizia. Riscoperto e valorizzato negli ultimi anni produce vini particolarmente interessanti.
L'elaborazione dell'uva Pecorino è fatta spesso in purezza anche se il disciplinare della DOC ammette piccole percentuali integrative di uve a bacca bianca.
Porta alla creazione di vini dal colore giallo carico paglierino con riflessi verdognoli.
I profumi sono morbidi, con sentori di frutta matura, mela renetta, pera william, fiori d'acacia e gelsomino, ed anche un lieve sentore di liquirizia.
Ha una buona mineralità ed acidità, che vengono in parte nascoste dalla morbidezza. Caratteristica del vino prodotto da questa uva è la piacevole nota leggermente amara che resta nella bocca con persistenza.
Le sue insolite caratteristiche gli hanno meritato l'attributo di rosso vestito di bianco.
Ottimo in abbinamento con primi saporiti, pesci e carni bianche. Interessante con i salumi tipici ascolani come il ciauscolo, un salame tipico a consistenza morbidissima spalmabile.
Temperatura di servizio 12°.

PENTRO DI ISERNIA
Il Pentro di Isernia rosso è un vino DOC la cui produzione è consentita nella provincia di Isernia.
colore: rosso rubino più o meno intenso.
odore: gradevole, caratteristico.
sapore: asciutto, armonico, vellutato e lievemente tannico

PRIMITIVO DI MANDURIA

Il Primitivo di Manduria dolce naturale è un vino DOCG la cui produzione è consentita nelle province di Brindisi e Taranto.
Caratteristiche organolettiche
colore: rosso tendente al violaceo ed all'arancione con l'invecchiamento.
odore: aroma leggero, caratteristico.
sapore: gradevole, pieno, armonico, tendente al vellutato con l'invecchiamento.
Abbinamenti consigliati
Dessert particolarmente dolci come pasticceria a base di pasta di mandorla o ancora meglio a base di cioccolato, anche con taluni formaggi erborinati


giovedì 2 ottobre 2025

Corso da sommelier: 5 Vini toscani e laziali

5 Vini toscani e laziali


ALEATICO DI GRADOLI


L'Aleatico di Gradoli è un vino DOC la cui produzione è consentita nella provincia di Viterbo.
colore: rosso granato con tonalità violacee.
odore: finemente aromatico, caratteristico.
sapore: di frutto fresco, morbido, vellutato, dolce.
L'Aleatico di Gradoli è stato introdotto nei Monti Volsini dagli Etruschi, che lo avrebbero acquisito dai Greci. Leggenda vuole che in una grotta poco fuori il paese di Gradoli (chiamata ancora oggi Poggio del Diavolo) vivesse un demonio; questo era solito terrorizzare con brutti scherzi gli abitanti di Gradoli. Molti giovani valorosi avevano tentato di ucciderlo ma erano stati tutti sconfitti. Un giorno il demonio, tornando a casa, trovò un leone che dormiva nella sua grotta. Tentò di svegliarlo e di cacciarlo, ma il leone riuscì a sconfiggerlo e il povero demonio dovette sprofondare nell'Inferno. Il suo bastone però rimase conficcato nel terreno. Il leone casualmente vi dormì sopra e l'indomani sul bastone era cresciuta una vite: la vite dell'Aleatico. Per riconoscenza gli abitanti di Gradoli misero nel loro stemma proprio il leone e il bastone con la vite.

ATINA


Atina è la denominazione relativa al disciplinare di alcuni vini a DOC prodotti nei comuni di Atina, Gallinaro, Belmonte Castello, Picinisco, Sant'Elia Fiumerapido, Alvito, Villa Latina, San Donato Val di Comino, Vicalvi, Casalattico, Casalvieri e Settefrati in provincia di Frosinone
I vini “Atina” sono prodotti in provincia di Frosinone, nella valle di Comino e sulle colline circostanti, un territorio di circa 11 350 ettari.
In collina troviamo suoli superficiali, calcarei marnosi con abbondante scheletro, ricchi di carbonato di calcio e con la presenza di frazioni argillose; a fondovalle, terreni alluvionali o sedimentari con presenza di arenarie, calcari marnosi e marne di colore giallastro e tessitura limosa.
I vigneti sono compresi tra i 70 e i 600 m s.l.m. con pendenza variabile. L'esposizione generale è verso ovest, sud-ovest. “Sono da escludere i terreni eccessivamente umidi o insufficientemente soleggiati e, in particolare, quelli ubicati nelle zone alluvionali in corrispondenza dei fiumi Melfa e Mollarino”.
Il clima dell’area è temperato con temperatura media annua compresa tra i 12,0 ed i 14,2 °C, inverno molto freddo con temperatura media giornaliera inferiore ai 10 °C per 4-5 mesi e temperatura media minima del mese più freddo tra 0,1 e 2,º C. Le precipitazioni medie annue sono molto abbondanti comprese tra i 1 234 ed i 1 606 mm, piove anche in estate per complessivi 123-160 mm.
La combinazione tra le caratteristiche del terreno ed i fattori climatici, determina nei vini rossi un'ottimale maturazione fenolica e un ottimale rapporto tra zuccheri e acidi e nei bianchi la produzione di significative quantità di precursori aromatici. Si ottengono così vini di grande pregio.
Attraverso una consistente documentazione è possibile seguire, nei secoli, la coltivazione della vite nella Valle di Comino. Le prime testimonianze risalgono ai georgici latini. Nei monasteri della zona (particolarmente quelli benedettini) sono conservati i contratti agrari riguardanti le vigne dell'epoca medievale.
Giovanni Paolo Mattia Castrucci, nella Descrizione del Ducato d'Alvito nel Regno di Napoli in Campagna felice (1632), lo descrive così:
« …vaghi e ameni colli pieni di arboreti, e vigne, e altre piante, che portano copiosi e delicati frutti e soavissimi vini…»
Altre testimonianze si trovano nel Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli (1797) di Lorenzo Giustiniani, nella Corografia dell'Italia (1833) del Rampoldi e nel «Giornale di scienze mediche» (1848).
Durante i secoli XIX e XX la viticoltura locale ha subito profonde modificazioni. Infatti, accanto alle varietà tradizionalmente coltivate, ad opera di Pasquale Visocchi, insigne agronomo di Atina, sono state introdotte numerose varietà francesi, sia a bacca bianca, sia a bacca rossa, che costituiscono ormai la base della enologia in tutta la Valle di Comino.
Precedentemente all'attuale disciplinare questa DOC era stata:
Approvata con DM 26.04.1999, G.U. 103 - 05.05.1999
Modificata con DM 02.08.2011, G.U. 203 - 01.09.2011
Questi i vini Atina:
Atina rosso
Atina rosso riserva
Atina Cabernet
Atina Cabernet riserva
Atina Semillon

BOLGHERI SASSICAIA
 
Il Bolgheri Sassicaia è un vino DOC la cui produzione è consentita in una specifica zona del comune di Castagneto Carducci, prodotto con almeno l'80% di Cabernet Sauvignon. Il Bolgheri Sassicaia è uno dei vini italiani più pregiati e costosi ed è prodotto esclusivamente dall'azienda Tenuta San Guido, che possiede tutti i vigneti all'interno dell'area delimitata dalla DOC.
Caratteristiche organolettiche
colore: rosso rubino intenso, tendente al granato con il lento invecchiamento
odore: ricco, elegante, maestoso
sapore: asciutto, pieno, robusto e armonico, con buona elegante struttura.
Cenni storici
Intorno agli anni quaranta il marchese Mario Incisa della Rocchetta, grande esperto di cavalli e grande appassionato di vini francesi, importò dalla tenuta dei Duchi Salviati a Migliarino alcune barbatelle di cabernet sauvignon e di cabernet franc. La decisione di piantare questi vitigni fu in parte dovuta alla somiglianza morfologica che egli aveva notato tra la zona di provenienza denominata Graves, a Bordeaux, e quella dove avrebbe poi fatto crescere i vitigni. E fu così che il marchese piantò i vitigni all'interno della tenuta San Guido, nella Maremma livornese, ne ebbe grande cura e nel 1944 ottenne le prime bottiglie di Sassicaia. Il vino venne prodotto, inizialmente ad esclusivo uso familiare, in controtendenza con gli standard produttivi dei tempi che tendevano a privilegiare la quantità alla qualità. La prima annata commercializzata fu il 1968.
Alla fine del 2013, con la pubblicazione del relativo decreto da parte del Mipaaf, il Sassicaia si è staccato dalla DOC Bolgheri (di cui era sottozona sino dal 1994, anno di nascita della DOC) ed è diventato una DOC autonoma. Questo ultimo passo completa il percorso cominciato come semplice vino da tavola, successivamente vino IGT, sottozona DOC e, finalmente, DOC a sé stante,
Il Sassicaia detiene un primato: è il primo (e per ora unico) vino italiano di una specifica cantina, che, come succede in Francia per altri pochissimi vini celeberrimi, ha una DOC riservata appositamente. Infatti, la denominazione Bolgheri Sassicaia la può utilizzare esclusivamente la Tenuta San Guido (di proprietà della famiglia Incisa della Rocchetta) per il suo vino corrispondente (questo perché Sassicaia è un cru in Bolgheri interamente posseduto da Tenuta San Guido).
Abbinamenti consigliati
Particolarmente indicato per i cibi dal sapore intenso e prodotti da caccia, in particolar modo il piccione arrosto, i filetti alla bordolese, i formaggi dal sapore deciso. Consigliato anche il semplice abbinamento con qualche gheriglio di noce e fungo porcino a crudo, condito solo con poche gocce di olio di oliva e qualche intensa erba aromatica dal profumo mediterraneo.

BRUNELLO

Zona di produzione: tutto il territorio del comune di Montalcino (Siena).
Il territorio del Comune di Montalcino, borgo senese la cui Rocca svetta a 564 m di quota sulla valle dell'Orcia, è costituito da un insieme di dolci colline. Fin dal Medioevo questo borgo svolse un ruolo di primo piano nelle vicende politiche della Toscana.
Fra i tanti motivi che lo resero un'interessante terra di conquista bisogna proprio ricordare la vocazione enologica: i vini locali, sia rossi che bianchi, erano apprezzati già nel lontano Medioevo. Il Brunello di Montalcino è discendente diretto del "vermiglio", largamente prodotto nei vigneti terrazzati delle colline di Montalcino. Ancora ai primi dell'Ottocento il termine "brunello" non era usato per indicare un vino, ma un'uva rossa, "sangiovese grosso", diffusa sul colle di Montalcino.
Nella seconda metà dell'Ottocento ebbe luogo un'importante svolta enologica a opera di Clemente Santi ed, in seguito, del nipote Ferruccio Biondi (che aggiunse al proprio cognome quello del nonno materno, diventando Biondi-Santi). Questi, operando una selezione clonale di uve sangiovese, realizzarono un vino ottenuto dalla vinificazione di un solo vitigno: nel 1865 ebbe luogo la prima vinificazione in purezza di cui si ha notizia. Invecchiato per un certo periodo in botti di legno ne scaturì un vino corposo, caldo, armonico, vellutato, nettamente superiore alla media: il vino fu battezzato con lo stesso nome dell'uva utilizzata per produrlo, Brunello. Il Brunello riscosse successo in tutte le mostre a cui partecipò, e fu apprezzato anche per la sua longevità. La bottiglia più antica giunta a noi è datata 1888, ed è naturalmente conservata dalla famiglia Biondi-Santi.
La consacrazione definitiva del Brunello a vino di livello internazionale è avvenuta negli ultimi decenni del Novecento, sia per il miglioramento generalizzato dello standard qualitativo, sia per l'immagine derivatagli dai sempre più frequenti contatti, anche a livello promozionale, con gli operatori di tutto il mondo. Nel 1980 il Brunello di Montalcino ha ottenuto il riconoscimento della DOCG.
Il vitigno è esclusivamente Sangiovese Grosso (Brunello di Montalcino). Con titolo alcolometrico di minimo: 12,5%. Acidità totale minima: 5,0 g/l. Deve invecchiare cinque anni obbligatori, di cui due anni di affinamento in botti di rovere e quattro mesi di affinamento in bottiglia.
Di colore rosso rubino intenso tendente al granato, con l'invecchiamento assume sfumature bordeaux con unghia aranciata. Ha odore ampio, elegante e di grande armonia, con profumi nitidi, eterei, profondi e potenti per il supporto del grado alcolico. Il sapore è asciutto, caldo, robusto, carnoso, con perfetto equilibrio delle componenti e persistente sentore di vaniglia e di spezie.
Il Brunello di Montalcino in bottiglia può durare, se di buona annata, anche un secolo, migliorando continuamente le sue qualità. E' un grande vino per arrosti di carni rosse, cacciagione e carne alla griglia. Va servito a 20° - 22° di temperatura, sturando la bottiglia almeno 24 ore prima di mescere.

CANNELLINO DI FRASCATI

Una fresca DOCG (2011) per il Cannellino di Frascati. Il territorio di produzione del vino Frascati Superiore ha un’altitudine compresa tra 70 e 500 metri s.l.m, origine vulcanica, di tipo basaltico e tufaceo, poco azoto, calcare totale ed attivo, sostanza organica, molta anidride fosforica assimilabile, potassio assimilabile, a pH quasi sempre neutro o sub-acido. L’esposizione del territorio verso il mare Tirreno permette di godere di una piacevole brezza marina che mitiga il calore delle ore più calde ed evita il ristagno dell’umidità. Il clima di tipo mediterraneo è caratterizzato da temperature moderate, piovosità concentrata nel periodo autunno-inverno con lunghe siccità nel periodo primaverile estivo. La vite trova qui condizioni ambientali assai favorevoli, con elevata temperatura ed insolazione nei mesi di settembre ed ottobre che consentono alle uve di maturare lentamente e completamente.
Il vino Cannellino di Frascati deve essere ottenuto da uve raccolte tardivamente e all'atto dell'immissione al consumo deve avere colore paglierino intenso con riflessi dorati; odore caratteristico che ricorda la frutta matura; sapore tipico, sapido, dolce; titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol;  acidità totale minima 4,5 g/l.

CARMIGNANO
Il Carmignano ha come zona di produzione un'area molto ristretta costituita da parte del territorio dei comuni di Carmignano (PO) e Poggio a Caiano (PO), a metà strada tra Firenze e Pistoia, in uno dei più caratteristici ambienti collinari della Toscana, sul versante orientale del Montalbano.
Le radici storiche del vino Carmignano sono così lontane da poterlo considerare uno dei vini rossi più antichi d'Italia. Lo testimoniano gli utensili per cantina ed i recipienti da vino, crateri in ceramica, bicchieri e colini in lamina bronzea, rinvenuti tra i numerosi reperti lasciati dagli Etruschi che fin dal VII secolo a.C. colonizzarono queste zone ed introdussero la viticoltura in questa zona, lasciandola poi in eredità ai Romani. E' sotto il dominio dei Franchi, nell'804, che fu stilato uno dei più antichi documenti sulla produzione di vino ed olio sulle colline di Carmignano. Ma per trovare la prima citazione scritta del vino "Charmignano" bisogna arrivare alla fine del 1300 quando il notaio Ser Lapo Mazzei comunica al mercante pratese Marco Datini di aver acquistato per suo conto quindici some di vino Carmignano.
Quasi tre secoli più tardi è il Redi nel suo "Bacco in Toscana" ad esaltare la qualità di questo vino. Furono i Medici a valorizzare questa terre e i loro prodotti, data la vicinanza alla città di Firenze. Importarono vitigni dalla Francia tra cui i Cabernet, ancora oggi chiamati localmente dai vecchi viticoltori "uva Francesca". E si deve al Granduca Cosimo III la prima delimitazione del comprensorio di produzione del vino Carmignano con il bando del 1716 in cui fissava i confini delle quattro zone vinicole più rinomate che gravitano intorno a Firenze: Chianti, Pomino, Valdarno Superiore e appunto Carmignano. Primo esempio in assoluto di regolamentazione di una denominazione di origine.
L’elevazione a D.O.C.G. è del 1990.
Il Carmignano è vino più conosciuto all'estero che in Italia, di grande personalità ed eleganza, in grado di esprimere il meglio di sé dopo un adeguato invecchiamento in botte (1 anno per il Carmignano ed almeno 2 per la riserva) ed affinamento in bottiglia, e si è tradizionalmente distinto dal Chianti per la presenza nell'uvaggio di vitigni bordolesi. La produzione assai limitata si è ulteriormente ridotta con l'avvento della D.O.C.G. (1990) attestandosi a 2.000 ettolitri
I vitigni sono: Sangiovese 45-70%, Canaiolo nero 10-20%, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon 6-15%, Trebbiano Toscano, Canaiolo bianco e Malvasia del Chianti fino al 10%.
La gradazione alcolica minima è 12,5%. L’acidità totale minima: 5 g/litro.
Ha colore rubino vivace intenso tendente al granato con l'invecchiamento. L’odore è vinoso con profumo intenso, anche di mammolo. Il sapore è asciutto, sapido, pieno, armonico, morbido e vellutato.
Grande vino per arrosti di carni rosse, cacciagione e carne alla griglia. Va servito a 18°-20° di temperatura, stappando la bottiglia almeno due ore prima di consumarlo.

CESANESE DEL PIGLIO

Il Cesanese è un vitigno laziale di antichissima tradizione, come testimoniano i reperti storici rinvenuti sul territorio, molto apprezzato già ai tempi dei Romani. La zona di produzione è la provincia di Frosinone. Il riconoscimento DOCG è del 2008. La sua composizione è fatta di Cesanese comune 90% minimo e vitigni complementari, idonei alla coltivazione per la regione Lazio a bacca rossa per non più del 10%.
Esistono due le tipologie: Piglio e Piglio Superiore.
Titolo alcolometrico volumico totale minimo 12,00% vol; acidità totale minima: 4,5 g/l.
Sottoposto ad un periodo di invecchiamento non inferiore a 20 mesi, di cui 6 mesi di affinamento in bottiglia e con un titolo alcolometrico volumico totale minimo di 14,00% vol, può fregiarsi della menzione aggiuntiva Riserva.
Colore rosso rubino con riflessi violacei; odore caratteristico del vitigno di base; sapore morbido, leggermente amarognolo, secco. Si abbina a secondi piatti, carni rosse, formaggi di media stagionatura e selvaggina; deve essere servito a una temperatura di 18°C; si consiglia di stappare due ore prima circa.

CHIANTI
Il Chianti è un vino DOCG che si produce nelle sottozone: Colli Fiorentini, Montalbano, Rufina, Montespertoli, Colli Aretini, Colline Pisane e Colli Senesi.
Il primo documento risale al 1398 da cui risulta che il Chianti è bianco. Nel 1427 si era affermato come vino rosso e viene consumato anche dai Papi, ad esempio papa Paolo III attorno al 1536 su consiglio del proprio bottigliere Sante Lancerio.
Nel 1713 furono emanati due bandi da parte di Cosimo III Granduca di Toscana; il primo fissava, in modo preciso, i confini delle zone vitivinicole più pregiate nelle quali si produceva il vino Chianti, mentre il secondo abbozzava una sorta di disciplinare. Il bando determinò un primato assoluto, perché fino ad allora in nessuna altra parte del mondo si era deciso di individuare legalmente l'area di produzione di un vino pregiato e dovevano passare due secoli perché altri lo facessero.
Dopo la metà dell'Ottocento apparvero le prime vere opere specifiche di enologia e viticoltura toscana da parte di vari autori: Blasiis (1860), Lawle (1865), Pollacci (1871) e Bizzarri (1888), ma la figura più importante fu Bettino Ricasoli, intelligente ed appassionato agricoltore e valido enologo.
Egli produsse nel Castello di Brolio un vino rosso capace di tenere testa ai famosi vini rossi superiori italiani e francesi e, come uomo politico di stato, aprì la via del mondo al vino Chianti, che da allora iniziò ad essere esportato in vari paesi del mondo. Il Ricasoli, dopo numerosi esperimenti condotti tra il 1834 e 1837 nei vigneti di Brolio, riuscì ad individuare quello che lui riteneva essere l'uvaggio adatto per produrre vino Chianti. Ecco, quindi, l'originale composizione del Chianti: due varietà di uve rosse, il Canaiolo (5 - 10%) ed il Sangiovese, vera anima di questo vino (75 - 90%); poi due varietà di uve bianche, Malvasia e Trebbiano (2 - 5%), quest'ultima non era però presente nell'uvaggio definito da Ricasoli. Il Chianti prodotto con tali criteri, non tardò ad imporsi sui mercati: nel 1860 - 1870, con Firenze capitale d'Italia, il Chianti venne commercializzato in Italia ed in Europa (soprattutto in Inghilterra). Nel 1967 il Chianti Classico fu uno dei primi vini ad ottenere la Denominazione di Origine Controllata; nel 1984, è stata riconosciuta la Denominazione di Origine Controllata e Garantita e risale al 2003 l'ultimo decreto ministeriale che apporta modificazioni al disciplinare di produzione della denominazione di origine controllata e garantita "Chianti". La storia del vino Chianti è legata in modo indissolubile al suo più famoso contenitore: il fiasco.Composto di Sangiovese minimo 75%; Canaiolo nero fino al 10%; Trebbiano toscano e Malvasia del Chianti singolarmente o congiuntamente fino al 10%.  I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura debbono essere tali da non modificare le caratteristiche peculiari dell’uva e del vino. In particolare è vietata ogni forma di allevamento su tetto orizzontale tipo tendone.
Titolo alcolometrico minimo 11,50% Acidità totale minima 4,5 g/l.
Il colore è rubino vivace tendente al granato con l’invecchiamento; l’odore intensamente vinoso, talvolta con profumo di mammola e con più pronunziato carattere di finezza nella fase di invecchiamento; il sapore risulta armonico, asciutto (con un massimo di 4 g/l di zuccheri riduttori), sapido, leggermente tannico, che si affina col tempo al morbido vellutato.
I Chianti dotati di corpo sottile, fruttati, di contenuta alcolicità, sono da gustare giovani, serviti a 16° C di temperatura. Gradevole vino da tutto pasto; accompagna bene zuppe saporite, pesce in umido, carni alla brace, reale di manzo bollito. Il Chianti leggero, dal sapore immediato da servire con zuppe, pesce in umido, carni arrosto. Il Chianti moderatamente invecchiato, va servito alla temperatura di 16-18° C, accompagna bene pollo in umido e carni alla griglia. Il Chianti mediamente corposo si presta ad accompagnare carni bianche saporite sottoposta a cottura prolungata in intingolo; ma, ancor meglio, si accosta a carni rosse cucinate alla griglia, arrostite, petto di fagiano in salsa al vino rosso, bistecche di capriolo ai funghi. Il Chianti Rufina è particolarmente pregiato ed è da degustare a fine pasto come vino da "meditazione". A tavola si serve con brasati di manzo, lepre in salmì ed in genere con i piatti di carne più ricchi e saporiti.

COLLI ALTOTIBERINI
Il Colli Altotiberini rosso è un vino DOC la cui produzione è consentita nella provincia di Perugia.
Caratteristiche organolettiche
colore: rosso rubino.
odore: vinoso, gradevole.

sapore: asciutto, rotondo, gradevole.

ELBA ALEATICO PASSITO
Elba Aleatico passito
La zona di produzione é l’Isola d'Elba (Provincia di Livorno) dove la viticoltura era già praticata fin dal tempo della dominazione etrusca. Tra il XIX e il XX secolo, la viticoltura rappresentava una grande risorsa per l'economia elbana, con un quarto circa della superficie totale dell'isola destinata a vigneti. Punta di diamante della viticoltura elbana è l'Aleatico dell'Elba Passito, ottenuto da uve di Aleatico sottoposte ad almeno 10 giorni di appassimento all'aria. L'Aleatico è un vitigno a bacca rossa coltivato soprattutto in Toscana, Lazio e Puglia; è considerato una mutazione genetica del Moscato Bianco. Il vino può essere realizzato unicamente con vitigno  Aleatico. Ha titolo alcolometrico minimo pari al 19%, un’acidità totale minima 6,5 per mille ed un estratto secco netto minimo pari al 35 per mille. Di colore rosso rubino carico ha odore intenso e caratteristico, sapore dolce, armonico e ricco di corpo. Grande vino da meditazione; l'abbinamento gastronomico ottimale è con la "schiaccia briaca", dolce tipico elbano a base di frutta secca; ottimo anche con crostate di frutta e preparazioni a base di crema e frutti di bosco. Temperatura di servizio: 12-14°C.

EST! EST!! EST!!!
Est! Est!! Est!!! di Montefiascone è un vino bianco italiano originario della Provincia di Viterbo, nell'Alto Lazio a Denominazione di Origine Controllata (DOC).
Il nome di questo vino deriva da una leggenda. Nell'anno 1111 Enrico V di Germania stava raggiungendo Roma con il suo esercito per ricevere dal papa Pasquale II la corona di Imperatore del Sacro Romano Impero. Al suo seguito si trovava anche un vescovo, Johannes Defuk, intenditore di vini. Per soddisfare questa sua passione alla scoperta di nuovi sapori, il vescovo mandava il suo coppiere Martino in avanscoperta, con l'incarico di precederlo lungo la via per Roma, per assaggiare e scegliere i vini migliori in ogni luogo in cui passavano. I due avevano concordato un segnale in codice: qualora Martino avesse trovato del buon vino in una locanda, avrebbe dovuto scrivere est, ovvero "c'è" vicino alla porta della locanda, e, se il vino era molto buono, avrebbe dovuto scrivere est est. Il servo, una volta giunto a Montefiascone e assaggiato il vino locale, non poté in altro modo comunicarne la qualità eccezionale. Decise quindi di ripetere per tre volte il segnale convenuto e di rafforzare il messaggio con ben sei punti esclamativi: Est! Est!! Est!!! Il vescovo, arrivato in paese, condivise il giudizio del suo coppiere e prolungò la sua permanenza a Montefiascone per tre giorni. Addirittura, al termine della missione imperiale vi tornò, fermandosi fino al giorno della sua morte (avvenuta, pare, per un eccesso di bevute). Venne sepolto nella chiesa di san Flaviano, dove ancora si può leggere, sulla lapide in peperino grigio, l'iscrizione: «Per il troppo EST! qui giace morto il mio signore Johannes Defuk». In riconoscenza dell'ospitalità ricevuta, il vescovo lasciò alla cittadinanza di Montefiascone un'eredità di 24.000 scudi, a condizione che ad ogni anniversario della sua morte una botticella di vino venisse versata sul sepolcro, tradizione che venne ripetuta per diversi secoli. Al vescovo è ancora dedicato un corteo storico con personaggi in costume d'epoca, che fanno rivivere questa leggenda.
Caratteristiche organolettiche
Il vino a denominazione di origine controllata Est! Est!! Est!!! di Montefiascone, all'atto dell'immissione al consumo, devono possedere le seguenti caratteristiche organolettiche:
limpidezza: limpido
colore: paglierino brillante
odore: vinoso
sapore: sapido, di corpo, armonico, asciutto o abboccato
gradazione alcolica minima: 10,5% in volume.

FRASCATI SUPERIORE

Il territorio di produzione del vino Frascati Superiore comprende per intero i comuni di Frascati, Grottaferrata e Monteporzio Catone e, in piccola parte, il X° Municipio di Roma ed il Comune di Montecompatri. L’altitudine è compresa tra 70 e 500 metri s.l.m.; l’esposizione generale è orientata verso Nord-Ovest ed Ovest. I terreni del comprensorio del Frascati sono di origine vulcanica, di tipo basaltico e tufaceo e, da approfonditi studi, è risultato che per la maggior parte sono di medio impasto o leggermente compatti, presentando il 56,1% di sabbia, il 17,8% di limo ed il 26,1% di argilla. Sono scarsamente dotati di azoto, normalmente ricchi di anidride fosforica assimilabile, molto ricchi di potassio assimilabile, poveri di calcare totale ed attivo, scarsamente forniti di sostanza organica ed a pH quasi sempre neutro o sub-acido.Il clima di tipo mediterraneo è caratterizzato da temperature moderate, piovosità concentrata nel periodo autunno-inverno con lunghe siccità nel periodo primaverile estivo. L’esposizione del territorio verso il mare Tirreno permette di godere di una piacevole brezza marina che mitiga il calore delle ore più calde ed evita il ristagno dell’umidità.
La vite trova qui condizioni ambientali assai favorevoli. Un ulteriore aspetto particolarmente vantaggioso è rappresentato dalla relativa elevata temperatura ed insolazione che si riscontra nei mesi di settembre ed ottobre che consentono alle uve di maturare lentamente e completamente.
Il vino «Frascati Superiore», all'atto dell'immissione al consumo deve rispondere alle seguenti caratteristiche: avere un colore paglierino più o meno intenso; avere un odore vinoso, con profumo caratteristico delicato; avere un sapore sapido, morbido, fine, vellutato, secco; possedere un titolo alcolometrico volumico totale minimo di 11,50%vol ed una acidità totale minima di 4,5 g/l.

MERLOT DI APRILIA
 

Il Merlot di Aprilia è un vino DOC la cui produzione è consentita nelle province di Latina e Roma.
Caratteristiche organolettiche
colore: rosso granato tendente talvolta al rosso mattone con l'invecchiamento.
odore: vinoso, gradevole.
sapore: pieno, morbido, armonico di giusto corpo.

MONTECUCCO SANGIOVESE
Il Montecucco Sangiovese è prodotto alle pendici del Monte Amiata, in Provincia di Grosseto, nelle zone vocate dei comuni di Cinigiano, Civitella Paganico, Campagnatico Castel del Piano, Roccalbegna, Arcidosso e Seggiano. Il vitigno è il Sangiovese almeno l’85%. Altri vitigni a bacca rossa non aromatici raccomandati e/o autorizzati per la provincia di Grosseto, da soli o congiuntamente fino al 15%. Il colore è rosso rubino intenso; l'odore vinoso, fruttato e caratteristico; il sapore armonico, asciutto leggermente tannico; il titolo alcolometrico volumico totale minimo é di 12% vol; l'acidità totale minima: 4,5 g/l. Si abbina bene a carni rosse, arrosti, cinghiale e i formaggi pecorini stagionati.


MORELLINO DI SCANSANO
Il Morellino di Scansano DOCG ha come zona di produzione la fascia collinare della provincia di Grosseto tra i fiumi Ombrone e Albegna, che include l'intero territorio amministrativo del comune di Scansano e parte dei territori comunali di Manciano, Magliano in Toscana, Grosseto, Campagnatico, Semproniano e Roccalbegna, nella provincia di Grosseto.
La "storia" del Morellino è legata a quella delle colline nell'entroterra della Maremma che si prestano da sempre alla coltivazione della vite. La tutela dell'ambiente risale alla civiltà degli Etruschi e arriva ai giorni nostri con tradizioni forti e intatte. Con una piovosità costante e concentrata soprattutto nel periodo autunno-primaverile, con le colline che lasciano filtrare il tepore delle brezze marine accompagnate dal sole all'interno delle valli comprese tra l'Ombrone e l'Albegna, le condizioni per la maturazione delle uve sono le migliori.
L’antica origine del vino di Scansano è comprovata da documenti storici del XII secolo, che lo citano per “eccelsa bontà”.
Le uve di Sangiovese costituiscono "l'anima" del Morellino: il Disciplinare di produzione ne prevede una presenza minima dell'85% delle uve utilizzate, mentre il restante 15% deve essere scelto in vitigni "raccomandati" per questa zona, come il Ciliegiolo, il Canaiolo, il Malvasia.
Il titolo alcolometrico minimo è 12,50% vol., l’acidità totale minima è di 4,50 g/l;il periodo di invecchiamento decorre dal 1° gennaio successivo all'annata di produzione delle uve.
Il colore è rosso rubino intenso, tendente al granato con l’invecchiamento, la  limpidezza: brillante; all’olfatto deve essere intenso, fine, fresco, fruttato con sentori di frutti rossi, marasca, molto spesso prugna, etereo, può presentare sentore di legno; al gusto è secco, caldo, leggermente tannico, morbido con l’invecchiamento.
Va degustato a 18°C, stappando la bottiglia un’ora prima. Bicchiere consigliato: ampio e capiente.
Abbinamento: arrosti di carni rosse, cacciagione e selvaggina.

NOBILE DI MONTEPULCIANO

Il Vino Nobile di Montepulciano ha come zona di produzione il comune di Montepulciano, tranne la parte bassa della Val di Chiana, con altitudine compresa fra i 250 e i 580 metri s.l.m.
Fin dalle sue origini remotissime Montepulciano fonde con il vino la sua storia come testimonia una kylix (tazza da vino) rinvenuta nel 1868, insieme a numerosi oggetti in bronzo in una tomba etrusca nei pressi di Montepulciano.
Il documento più antico riferibile al vino di Montepulciano è del 789: il chierico Arnipert offre alla chiesa di San Silvestro o di San Salvatore a Lanciniano sull'Amiata, un pezzo di terra coltivata a vigna posta nel castello di Policiano. Fin dall'Alto Medioevo i vigneti di Mons Pulitianus producevano vini eccellenti e alla metà del 1500 Sante Lancerio, cantiniere di papa Paolo III Farnese, celebrava le qualità del vino prodotto a Montepulciano.
Nel XVII secolo, Francesco Redi, insigne non solo come medico e naturalista, ma anche come poeta, esalta, nel suo ditirambo "Bacco in Toscana" del 1685, con la bontà regale di tale vino.
Negli anni sessanta si assiste al lancio del Vino Nobile. DOC (1966) e poi DOCG.
Composto da vitigni Sangiovese (detto in loco Prugnolo gentile), minimo 70%, può concorrere il Canaiolo nero e altri vitigni autorizzati fino ad un massimo del massimo 20% ma la percentuale dei vitigni a bacca bianca non deve superare il 10%.
Titolo alcolometrico minimo 12,50% vol., acidità totale minima: 4,5 g/l.
Invecchiamento di 2 anni (da 12 a 24 mesi in botti di legno).
Il Vino Nobile di Montepulciano è un prodotto di quantità ridotta  con colore rubino tendente al granato con l’invecchiamento. Ha profumo intenso, etereo, caratteristico. Il sapore è asciutto, equilibrato e persistente, con possibile sentore di legno.
Vino speciale per arrosti di carni bianche e pollame nobile. Si serve ad una temperatura di 18° - 20°C, stappando la bottiglia due ore prima.

VERNACCIA DI SAN GIMIGNANO DOCG
https://youtu.be/E8HY3TDMxYM

La Vernaccia di San Gimignano ha come zona di produzione: tutto il territorio del comune di San Gimignano (Siena). Tra i vini toscani, è quello con le origini storiche più incerte. Prende il nome dal latino vernaculum che significa del posto, nativo. Marchio Lucidi, poeta seicentesco, scrive che il nome Vernaccia deriverebbe da Verno, freddo, gelido. Altri scrittori del XIV e XV secolo farebbero derivare il nome da una corruzione del nome Vernazza, uno dei paesi della Cinque Terre. In Italia si producono tre vini DOC di Vernaccia: la Vernaccia di Oristano, in Sardegna, la Vernaccia di Serrapetrona nelle Marche, vino rosso, e la Vernaccia di San Gimignano, il primo vino ad essere insignito della DOC (oggi D.O.C.G.). Introdotto dalla Grecia nel XIII secolo, di questo vitigno si trovano tracce certe sin dal 1276 in quanto lo troviamo citato negli Ordinamenti di gabelle del Comune di San Gimignano. Decantata dal Redi nei suoi scritti, la Vernaccia di San Gimignano venne divulgata da Lorenzo il Magnifico che mise a dimora nei suoi possedimenti. Sante Lancerio, bottigliere del Papa Paolo III Farnese, ne trascrive le qualità organolettiche riscontrate nelle degustazioni durante i suoi viaggi gastronomici.Ha vitigno prevalente Vernaccia di San Gimignano ma possono concorrere altri vitigni a bacca bianca non aromatici raccomandati o autorizzati per la provincia di Siena fino ad un massimo del 10%. Titolo alcolometrico minimo dell’11%. Acidità totale minima di 5 g/l. Di colore giallo paglierino tenue, tendente al dorato con l'invecchiamento, ha odore fine, penetrante, caratteristico, fruttato e floreale. Il sapore è asciutto, fresco, di buon corpo, di buona persistenza, armonico, con caratteristico retrogusto amarognolo (mandorla amara). Ottimo l'abbinamento con piatti a base di pesce, primi piatti con salse bianche, fritture varie, uova e carni bianche. Può essere servito anche come aperitivo e con gli antipasti in genere. Temperatura di degustazione piuttosto fredda, 8° - 10°C.

VIN SANTO DEL CHIANTI CLASSICO
Il Vin Santo Del Chianti Classico è un vino passito DOC la cui produzione è consentita nelle province di Firenze e Siena.
colore: dal giallo paglierino al dorato, all'ambrato intenso
odore: etereo, intenso, caratteristico
sapore: armonico, vellutato con più pronunciata rotondità per il tipo amabile

https://youtu.be/_LOb-STk2E4

Il vin santo (o vinsanto) è un tipo di vino da dessert. Questo vino tradizionale toscano e umbro è fatto con uva di tipo Trebbiano e Malvasia. Spesso si tratta di un vino dolce. Può essere anche prodotto con uve Sangiovese e in questo caso si parla di vinsanto occhio di pernice. Ci sono varie teorie sull'origine di questo nome. Una versione da Siena parla di un frate francescano che nel 1348 curava le vittime della peste con un vino che era comunemente usato dai confratelli per celebrare messa; subito si diffuse la convinzione che tale vino avesse proprietà miracolose, portandogli l'epiteto santo. Un'altra versione viene da Firenze: durante il Concilio di Firenze del 1439, il metropolita greco Giovanni Bessarione proclamò, mentre stava bevendo il vin pretto: "Questo è il vino di Xantos!", forse riferendosi a un certo vino passito greco (un vino fatto con uva sultanina pressata) di Santorini. I suoi commensali, che avevano confuso la parola "Xantos" con 'santos', credettero che egli avesse scoperto nel vino qualità degne di essere definite "sante". In ogni caso, da quel momento il vin pretto fu chiamato Vin Santo. Una variante della storia narra che egli abbia usato la parola Xanthos (in greco ξάνθος significa giallo) mentre parlava del vino. L'origine meno romantica, ma probabilmente più verosimile, è l'associazione di questo vino con il suo uso comune durante la messa. Tradizionalmente il vinsanto veniva prodotto raccogliendo i migliori grappoli (vendemmia "per scelti") e quindi appassendoli in modo deciso coricandoli su stuoie o appendendoli a ganci (tradizionalmente le uve venivano stuoiate o appese in periodi di luna calante, o dura, con la convinzione di evitare così che marcissero). Ad appassimento avvenuto le uve venivano pigiate e il mosto (con o senza vinacce dipendendo dalla tradizione seguita) veniva trasferito in caratelli di legni vari e di dimensione variabile (in genere tra 15 e 50 litri) da cui era stato appena tolto il vinsanto delle produzione precedente. Durante questa operazione si prendeva cura che la feccia della passata produzione non uscisse dal caratello in quanto la si credeva responsabile della buona riuscita del vinsanto stesso, tanto da chiamarla madre del vinsanto. I caratelli erano sigillati e in genere dislocati nella soffitta delle villa padronale o comunque in un sottotetto in quanto si riteneva che le forti escursioni termiche estate-inverno giovassero alla fermentazione e/o ai sentori del vino. Generalmente si riteneva che tre anni di fermentazione/invecchiamento fossero sufficienti per la produzione di un buon vinsanto anche se alcuni produttori lo invecchiavano (e lo invecchiano tuttora) per più di dieci anni. 

Difficoltà fermentative
Il mosto del vin santo a causa del forte appassimento delle uve ha una concentrazione zuccherina molto alta che poi si rispecchia in un tenore alcolico altrettanto alto, fino a oltre il 19% nei vini secchi. Tradizionalmente in Toscana (e in moltissime altre regioni vinicole) non si usava il lievito per produrre il vino. In realtà si utilizzavano inconsapevolmente quei lieviti cosiddetti indigeni che si trovano sulla pruina e generalmente sugli attrezzi di cantina, nell'aria etc. Questi lieviti appartenenti a varie famiglie e provenienti dai più diversi mondi (dipendendo dalla zona: panificazione, industria della birra, altri viticoltori, presenza naturale etc.) difficilmente riescono a sopravvivere in ambiente con un titolo alcolometrico maggiore del 13%. La fermentazione completa o quasi completa del mosto del Vin Santo risultava quindi cosa non automatica. Per ovviare a questo nei tempi passati si poneva a fermentare il mosto in diversi recipienti piccoli (i caratelli) nella speranza che almeno uno venisse attaccato da un lievito capace di tollerare le alte concentrazioni alcoliche. Quando questo succedeva, si conservava gelosamente la feccia di quel caratello, che veniva divisa negli altri caratelli per stimolare la fermentazione dei nuovi mosti e poi più volte riusata nel corso degli anni, chiamandola appunto madre. In effetti la feccia contiene anche lieviti, così come rimangono lieviti nel legno del caratello, che infatti non veniva mai lavato e veniva riusato innumerevoli volte.
Produzione moderna
Nella produzione moderna, si tende a usare esclusivamente contenitori in legno nuovo o relativamente nuovo e a innescare la fermentazione con l'inoculo di lieviti selezionati adatti alle alte concentrazioni zuccherine. Moltissimi produttori, comunque, aggiungono una minima quantità di madre per ricreare lo spettro dei sentori tradizionali.
È comune fare "cantucci e vin santo"; un bicchiere di vin santo servito con cantucci. Questi biscotti possono essere inzuppati nel vino per ammorbidirli e accentuarne il sapore. In Umbria il consumo è associato alle fave dei morti, biscotto di pasta di mandorle tipico del periodo della Commemorazione dei Defunti, alla ciaramicola (dolce tipico della Pasqua) e al ciambellone (o torcolo).