martedì 7 ottobre 2025

Corso da sommelier: 8 Vini siciliani sardi

8 Vini siciliani sardi


ALCAMO




L'Alcamo è un vino DOC la cui produzione è consentita nelle province di Trapani e Palermo.
Nasce nelle colline che da Alcamo arrivano fino a Calatafimi Segesta, con il tempo si estende anche ai territori dei comuni viciniori.
Tipologie
Alcamo Bianco
Alcamo Bianco spumante
Alcamo Bianco classico
Alcamo Bianco vendemmia tardiva
Alcamo Catarratto
Alcamo Ansonica o Inzolia
Alcamo Grillo
Alcamo Grecanico
Alcamo Chardonnay
Alcamo Müller Thurgau
Alcamo Sauvignon
Alcamo Rosato
Alcamo Rosato spumante
Alcamo Rosso
Alcamo Rosso riserva
Alcamo Rosso novello
Alcamo Calabrese o Nero d’Avola
Alcamo Cabernet Sauvignon
Alcamo Merlot
Alcamo Syrah

ALGHERO

L'Alghero è un vino DOC che prende il nome dalla città sarda nella cui zona è prodotto. Tale vino può essere prodotto in tutta la provincia di Sassari; i comuni dove viene prodotto sono, oltre Alghero, quelli di Ittiri, Olmedo, Ossi, Tissi, Uri, Usini e parte di quello di Sassari.

Bianchi
Alghero bianco
Alghero Chardonnay
Alghero Chardonnay spumante
Alghero frizzante bianco
Alghero passito
Alghero Sauvignon
Alghero spumante bianco
Alghero Torbato
Alghero Torbato spumante
Alghero Vermentino frizzante
Rosati
Alghero frizzante rosato
Alghero rosato
Rossi
Alghero Cabernet
Alghero Cagnulari
Alghero liquoroso
Alghero novello
Alghero rosso
Alghero Sangiovese
Alghero spumante rosso 

CAMPIDANO DI TERRALBA

Il Campidano di Terralba è un vino DOC la cui produzione è consentita nelle province di Cagliari e Oristano.
Caratteristiche organolettiche
colore: rosso rubino più o meno chiaro.
odore: vinoso, intenso.
sapore: asciutto, sapido, pieno, caratteristico.

CANNONAU
 
Il Cannonau (altrimenti detto Cannonao, Cannonadu o Canonau) è il vitigno a bacca nera più diffuso in Sardegna.
La coltivazione di questo vitigno è diffusa in tutta l'isola ma concentrata nelle zone più centrali del territorio. Fino a poco tempo fa non se ne conosceva con certezza l'origine e la maggior parte degli esperti erroneamente lo riteneva importato dalla penisola iberica. Tuttavia recenti studi hanno dimostrato la sua endemicità, infatti resti di vinaccioli risalenti a 3200 anni fa sono stati ritrovati in diverse zone dell'isola (ad esempio a Sa Osa - nella valle del Tirso, sulle colline di Sardara - a nord di Cagliari, a Villanovafranca e nel villaggio nuragico Duos Nuraghes di Borore in provincia di Nuoro), facendo del Cannonau il vino più antico del Bacino del Mediterraneo."Il risultato di analisi già condotte da laboratori spagnoli hanno dimostrato che il Cannonau, Il cui vitigno ritenevano gli esperti fosse stato importato nel '400 dalla Spagna, ha in realtà origini autoctone".
Storia
I recenti ritrovamenti di antichi vinaccioli di cannonau in vari siti archeologici della Sardegna hanno permesso di riscrivere parte della storia dell'origine della domesticazione della vite in Italia e nel Mediterraneo. Da ultimo, in occasione degli scavi condotti nel 2002 a Borore nel sito archeologico di Duos Nuraghes, sono stati rinvenuti centinaia di vinaccioli di vite (i semi contenuti in un acino d'uva), antichissimi, carbonizzati dal tempo, databili intorno al 1200 avanti Cristo, 3.200 anni fa. Questa scoperta - che ha portato alla ribalta nazionale il sito di Duos Nuraghes - oltre a dimostrare che le popolazioni nuragiche coltivavano la vite e producevano vino, ha permesso di capire che il "cannonau sardo, che fino ad oggi si pensava fosse stato importato dalla Spagna, è di una varietà diversa da quella iberica e potrebbe essere nato in Sardegna".
La teoria storica ufficiale fino alle recenti scoperte sui vinaccioli sardi raccontava che la domesticazione della vite, nata nell'area del Caucaso e della Mesopotamia, venne trasferita progressivamente in Anatolia e in Egitto, da qui nelle isole egee, in Grecia e nel resto dell'Europa, infine grazie ai Fenici arrivò nel Mediterraneo Occidentale ed in Sardegna. Oggi, con le recenti scoperte archeologiche, si può affermare con certezza che con l'arrivo dei Fenici, in Sardegna la coltivazione e domesticazione della Vitis vinifera era già conosciuta.
Cannonau di Sardegna
Dalle uve cannonau si produce prevalentemente il vino DOC Cannonau di Sardegna, rosso o rosato, ottenuto per il 99% di uve Cannonau e il restante 1% massimo da uve di produzione locale. L'invecchiamento obbligatorio minimo di questo vino è di un anno, del quale, almeno 6 mesi, trascorsi in botti di rovere o castagno.
Cannonau di Sardegna rosso
Sottodenominazioni
Cannonau di Sardegna Capo Ferrato se le uve provengono dai territori comunali di Castiadas, Muravera, San Vito, Villaputzu e Villasimius (provincia di Cagliari)
Cannonau di Sardegna Jerzu se le uve provengono dai comuni di Jerzu, Ulassai, Osini, Tertenia e Cardedu (provincia d'Ogliastra)
Occorre precisare che il Cannonau di "Jerzu" ha la sua storia produttiva in Ogliastra. Jerzu però, a causa della morfologia del terreno, nel proprio territorio comunale ha poche vigne, le quali non sarebbero in grado di soddisfare la produzione presente sul mercato. Ne discende che le uve appena vendemmiate sono trasportate presso le cantine che hanno sede sìa, nel territorio comunale di Jerzu, (Cantina di Jerzu, sita nel paese, oppure le cantine del "Perda Rubia" sita più a valle lungo il percorso della strada statale 125 Orientale Sarda, ed altre di più contenute dimensioni), da qui il nome di "Cannonau di Jerzu". In realtà le uve sono coltivate nei territori di: Jerzu; Tertenia a ridosso del paese e a mare dello stesso, ma specialmente dalle zone a sud di quest'ultimo paese fino alle campagne di "Quirra" e poi nel territorio comunale di Cardedu, quelle invece considerate di montagna sono presenti a Ulassai.
Cannonau di Sardegna Nepente di Oliena (o Oliena) se le uve provengono dal territorio comunale di Oliena e, in parte, di Orgosolo (provincia di Nuoro)
Riserva
Con un invecchiamento di due anni (di cui almeno 6 mesi in botti di castagno o rovere) e una gradazione minima del 13% può portare la qualifica riserva.
Cannonau di Sardegna rosso riserva
Cannonau di Sardegna Capo Ferrato riserva
Cannonau di Sardegna Jerzu riserva
Cannonau di Sardegna Nepente di Oliena riserva
Rosato
Tramite la fermentazione in bianco si produce il tipo rosato dal colore rosa brillante.
Cannonau di Sardegna rosato
Liquoroso
Il tipo liquoroso si ottiene con l'aggiunta di alcol di origine viticola al mosto o al vino naturale.
Cannonau di Sardegna liquoroso secco con una gradazione alcolica del 18% svolto e con zuccheri residui non superiori a 10 g/l
Cannonau di Sardegna liquoroso dolce naturale con gradazione alcolica del 16% svolto, con zuccheri residui di 50 g/l e un invecchiamento di due anni in botti di rovere o castagno

CERASUOLO DI VITTORIA

Il Cerasuolo di Vittoria è un vino a DOCG siciliano.
Zona di produzione:
Comprende tutto o in parte i territori dei seguenti comuni:
Vittoria, Comiso, Acate, Chiaramonte Gulfi, Santa Croce Camerina, Ragusa in provincia di Ragusa
Niscemi, Gela, Riesi, Butera e Mazzarino in provincia di Caltanissetta.
Caltagirone, Licodia Eubea e Mazzarrone in provincia di Catania.
Vitigni con cui è consentito produrlo:
Nero d'Avola: dal 50% al 70%
Frappato: dal 30% al 50%
Tecniche di produzione
Per i nuovi impianti e i reimpianti la densità non può essere inferiore a 4 000 ceppi/ha. Le forme di allevamento consentite sono ad alberello ed a spalliera semplice. È vietata ogni pratica di forzatura. È consentita l'irrigazione di soccorso.
Richiede l'invecchiamento almeno fino al 1º giugno dell'anno successivo alla vendemmia.
Tutte le operazioni di appassimento delle uve, vinificazione, invecchiamento e imbottigliamento, debbono essere effettuate nella zona DOCG.
Caratteristiche organolettiche
colore: da rosso ciliegia a violaceo;
odore: da floreale a fruttato;
sapore: secco, pieno, morbido, armonico;
Abbinamenti consigliati
Antipasti di verdure come peperoni e melanzane anche con ripieni a base di carne, caponata, arancine di riso. Pasta alla norma, pasta 'ncasciata, pasta con le sarde, risotti con pesce, pesce in umido.
Produzione
Provincia, stagione, volume in ettolitri
Caltanissetta (1990/91) 305,5
Caltanissetta (1991/92) 305,5
Catania (1993/94) 350,0
Catania (1994/95) 358,0
Catania (1995/96) 378,0
Catania (1996/97) 428,0
Ragusa (1990/91) 1668,68
Ragusa (1991/92) 1975,0
Ragusa (1992/93) 2068,6
Ragusa (1993/94) 1992,9
Ragusa (1994/95) 2058,55
Ragusa (1995/96) 2512,83
Ragusa (1996/97) 1825,85

CONTESSA ENTELLINA
La Contessa Entellina è una Denominazione di Origine Controllata (DOC) riservata ai seguenti vini prodotti nella Provincia di Palermo:
Contessa Entellina bianco
Contessa Entellina Ansonica
Contessa Entellina Ansonica vendemmia tardiva
Contessa Entellina Chardonnay
Contessa Entellina Catarratto
Contessa Entellina Fiano
Contessa Entellina Grecanico
Contessa Entellina Sauvignon
Contessa Entellina Viognier
Contessa Entellina rosato
Contessa Entellina rosso
Contessa Entellina rosso riserva
Contessa Entellina Cabernet Sauvignon
Contessa Entellina Cabernet Sauvignon riserva
Contessa Entellina Merlot
Contessa Entellina Merlot riserva
Contessa Entellina Pinot nero
Contessa Entellina Pinot Nero riserva
Contessa Entellina Nero d'Avola
Contessa Entellina Syrah
Le uve destinate alla produzione di tali vini devono provenire da vigneti coltivati all'interno dei confini territoriali del comune di Contessa Entellina nella città metropolitana di Palermo in condizioni ambientali e di coltura tradizionali della zona.
Le forme di allevamento devono essere a spalliera semplice e/o alberello, escludendo la forma di allevamento a tendone.
È vietata qualsiasi forzatura, ma è consentita l'irrigazione di soccorso.
I nuovi vigneti ed il reimpianto dei vecchi devono essere in coltura specializzata.
La vinificazione deve essere effettuata nel comune di Contessa Entellina o nei comuni limitrofi, mentre è consentito l'imbottigliamento nei comuni delle province di Palermo, Agrigento e Trapani.
La menzione "riserva" può essere attribuita ai vini rossi della DOC qualora siano stati sottoposti a maturazione ed affinamento per almeno 24 mesi (a decorrere dal 1º novembre dell'anno di produzione delle uve) di cui almeno sei mesi in recipienti di legno.
La menzione “vendemmia tardiva” può essere attribuita a tutti i vini della DOC purché provengano da uve che abbiano subito un appassimento sulla pianta e che siano state vinificate in recipienti di legno e purché tali vini siano stati sottoposti ad un invecchiamento di diciotto mesi di cui almeno sei in fusti di legno della capacità massima di 500 litri. Per tali vini è obbligatorio riportare in etichetta l'indicazione "secco", "amabile" o "dolce".

DELIA NIVOLELLI
La Delia Nivolelli è un vino a Denominazione di Origine Controllata (DOC) riservata a vini prodotti nella Provincia di Trapani e precisamente in alcune zone dei comuni di: Mazara del Vallo; Marsala; Petrosino; Salemi.
I vini ammessi alla DOC sono i seguenti:
Delia Nivolelli Chardonnay
Delia Nivolelli Damaschino
Delia Nivolelli Grecanico
Delia Nivolelli Grillo
Delia Nivolelli Inzolia
Delia Nivolelli Müller Thurgau
Delia Nivolelli Sauvignon
Delia Nivolelli Nero d'Avola
Delia Nivolelli Merlot
Delia Nivolelli Pignatello o Perricone
Delia Nivolelli Sangiovese
Delia Nivolelli Syrah
Delia Nivolelli bianco
Delia Nivolelli rosso
Delia Nivolelli spumante
Delia Nivolelli Novello
Delia Nivolelli rosso novello
Delia Nivolelli Nero d'Avola novello
Delia Nivolelli Merlot novello
Delia Nivolelli Pignatello o Perricone novello
Delia Nivolelli Sangiovese novello
Delia Nivolelli Syrah novello
I vini della DOC Delia Nivolelli possono essere prodotti esclusivamente su terreni di medio impasto
È consentita solo la coltura specializzata con densità non inferiore a 2500 ceppi/ettaro per i vecchi impianti e non inferiore a 3000 ceppi/ettaro per i nuovi. Sono ammesse solo le forme di allevamento a contro spalliera o ad alberello. È vietata l'irrigazione. (È ammessa solo quella di soccorso).
La vinificazione e l'invecchiamento devono essere effettuate di norma all'interno della zona di produzione.
La menzione "riserva" può essere attribuita ai vini rossi della DOC qualora siano stati sottoposti a maturazione ed affinamento per almeno 24 mesi (a decorrere dal 1º gennaio successivo all'anno di produzione delle uve).
La menzione "novello" può essere attribuita a qualsiasi vino rosso della DOC, purché vinificato ed imbottigliato in conformità alla normativa specifica vigente.

 MALVASIA DI BOSA

Il Malvasia di Bosa dolce naturale è un vino DOC la cui produzione è consentita nelle province di Nuoro e Oristano.
Caratteristiche organolettiche
colore: dal giallo paglierino al dorato.
odore: intenso, delicatissimo.
sapore: dolce, alcolico, con retrogusto amarognolo.

MALVASIA DI CAGLIARI
Il Malvasia di Cagliari è un vino DOC la cui produzione è consentita nelle province di Cagliari e Oristano.
Caratteristiche organolettiche
colore: giallo paglierino tendente al dorato.
odore: profumo intenso, delicato, caratteristico.
sapore: dolce, alcoolico con retrogusto amarognolo di mandorle tostate.

MANDROLISAI

Il Mandrolisai rosso è un vino DOC la cui produzione è consentita nelle province di Nuoro e Oristano.
Caratteristiche organolettiche
colore: rosso rubino tendente all'arancione con l'invecchiamento.
odore: vinoso, con profumo caratteristico e gradevole.
sapore: asciutto, sapido, con retrogusto amarognolo.

MARSALA
 

Il Marsala è un vino liquoroso a Denominazione di Origine Controllata (DOC) prodotto in Sicilia, nella provincia di Trapani, con esclusione dei comuni di Pantelleria, Favignana ed Alcamo.
La versione più accreditata sulla nascita del Marsala come vino liquoroso (o fortificato) è incentrata sulla figura del commerciante inglese John Woodhouse il quale nel 1773 approdò con la nave su cui viaggiava nel porto di Marsala.
Secondo la tradizione, durante la sosta egli ebbe modo, insieme al resto dell'equipaggio, di gustare il vino prodotto nella zona, che veniva invecchiato in botti di legno di rovere assumendo un gusto analogo ai vini spagnoli e portoghesi molto diffusi in quel periodo in Inghilterra.
In realtà gli inglesi ben conoscevano i vini dell'agro marsalese, in quanto da decenni si fermavano nello specchio d'acqua antistante il porto di Marsala per caricare con l'ausilio di apposite barche a basso pescaggio, detti schifazzi, varie vettovaglie, acqua, viveri e, per l'appunto, i vini. È doveroso ricordare che all'epoca il Mediterraneo era assai frequentato da imbarcazioni inglesi, spagnole e francesi, che si contendevano il predominio di Mare Nostrum: Malta diventò terra inglese nel 1800. Il metodo di invecchiamento utilizzato dalla gente del luogo, denominato in perpetuum, consisteva nel rabboccare le botti che contenevano una parte del vino consumato durante l'anno con il vino di nuova produzione, in maniera da conservarne le caratteristiche.
Il vino così trattato piacque a tal punto che Woodhouse decise di imbarcarne una cinquantina di barili, addizionandolo però con acquavite di vino, al fine di elevarne il tenore alcolico e di preservarne le caratteristiche durante il lungo viaggio in mare.
Quel vino siciliano meno costoso riscosse in Inghilterra un grande successo, tanto che Woodhouse decise di ritornare in Sicilia e di iniziarne la produzione e la commercializzazione, utilizzando per l'affinamento il metodo soleras.
Il metodo soleras, già conosciuto in Portogallo ed in Spagna per la produzione rispettivamente del Madeira e dello Sherry, consisteva nel disporre delle botti di rovere su alcune file sovrapposte, iniziando a riempire di vino solo le botti più in alto; dopo un anno una parte del vino veniva travasato nelle botti che si trovavano al livello inferiore, e quelle superiori venivano riempite con il nuovo vino, ed il procedimento si ripeteva di anno in anno; in tale maniera il vino che si trovava nelle botti alla base, pronto per il consumo, risultava composto da uve di annate diverse, e di anno in anno si arricchiva di particolari sapori.
Nel 1833 l'imprenditore palermitano, di origine calabrese, Vincenzo Florio, iniziò a Marsala la produzione di vino Marsala in concorrenza con le aziende inglesi, fondando le Cantine Florio. Nel 1853 la produzione del Marsala ammontò a 6.900 botti, di cui il 23% prodotto dalle cantine Florio, il 19% dalle cantine Woodhouse ed il 58% dalle cantine Ingham & Whitaker. Successivamente la Florio acquisì lo stabilimento Woodhouse, divenendo il primo produttore. Nacquero anche produttori locali: Don Diego Rallo (1860), Vito Curatolo Arini (1875) e la Carlo Pellegrino (1880), ancora oggi tra i maggiori produttori di marsala. Nel 1920 la Cinzano acquisì le cantine Florio e diversi stabilimenti, unificando la produzione sotto il marchio Florio.
La fortuna del vino Marsala ha conosciuto alterne vicende. Una grave crisi attraversò la città e il suo vino dopo la prima guerra mondiale soprattutto per l'operare di commercianti privi di scrupoli che sfruttavano la fama del Marsala per vendere prodotti di qualità scadente.
Per questo, già nel 1931 venivano mossi i primi passi verso una legislazione che proteggesse il Marsala originale dalle imitazioni e che ne circoscrivesse la zona di produzione, e fu tutelato dal governo, con un decreto degli allora ministri Acerbo e Bottai (D.M. 15 ottobre 1931).
Il vino Marsala è stato il primo vino DOC della storia vinicola italiana. Un grande orgoglio per quanti lo producono e per tutto il territorio è stato infatti il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata nel 1969. Il disciplinare di produzione è stato aggiornato nel 1986 e nel 1995.
Un Consorzio per la tutela del vino Marsala DOC è nato nel 1963 ad iniziativa dei produttori, e riconosciuto nel 2003 dal ministero delle Politiche agricole.
Vitigni con cui è consentito produrlo
Marsala oro e ambra: Grillo e/o Catarratto e/o Ansonica (detto localmente Inzolia) e/o Damaschino;
Marsala rubino: Perricone (localmente chiamato Pignatello) e/o Nero d'Avola e/o Nerello mascalese e/o (fino al 30% delle uve impegnate in totale) le uve a bacca bianca previste per i Marsala oro ed ambra.
Come forme di coltivazione di tali vitigni sono ammesse tutte quelle "verticali", come spalliera e controspalliera, ma è particolarmente raccomandato l'"alberello".
Sono inoltre vietate tutte le pratiche di "forzatura", ma con l'eccezione della irrigazione di soccorso.
La resa massima di uve non deve superare le 10 tonnellate per ettaro per i vitigni a bacca bianca ed le 9 tonnellate per ettaro per i vitigni a bacca nera.
Vinificazione
Il Marsala è un vino liquoroso. Durante la fermentazione si effettuano i travasi che favoriscono l'ossidazione del vino; alla fine della fermentazione si procede all'aggiunta di etanolo (alcol etilico) di origine vitivinicola e/o di acquavite di vino, al fine di elevare il tenore alcolico, e dopo si procede all'invecchiamento.
La resa massima delle uve in mosto non deve essere superiore all'80% e quelle delle uve in vino base non superiore al 75%.
Tutte le operazioni di elaborazione a partire dalle uve che sono necessarie per ottenere un Marsala pronto al consumo dopo l'invecchiamento, devon essere effettuate nella zona di produzione.
Tipi di Marsala
Senza considerare per il momento le vecchie denominazioni che, non più inserite nel disciplinare, sono però tuttora tollerate, il Marsala si presenta oggi sul mercato con due distinte categorie:
Marsala vergine
derivato da sole uve bianche e addizionato, dopo la fermentazione, con solo etanolo di origine vitivinicola e/o acquavite di vino.
il Marsala "vergine" è di due tipologie in funzione del periodo di invecchiamento:
Marsala vergine denominato anche "Marsala soleras", con invecchiamento di almeno cinque anni;
Marsala vergine riserva denominato anche "Marsala soleras riserva" o Marsala vergine stravecchio o Marsala soleras stravecchio, con invecchiamento di almeno dieci anni.
Nonostante quello che si crede o, erroneamente, è anche riportato sul web, il Marsala di questa tipologia mutua solo il nome ma non (più) la tecnica soleras che invece è utilizzata per il jerez e altri pochi famosi vini (fortificati o meno) ottenuti tramite questo metodo. L'invecchiamento del marsala soleras, descritto nel relativo disciplinare DOC, è di tipo ordinario (botte di legno).
Marsala conciato
a cui, dopo la fermentazione, è stato aggiunto:
etanolo
mosto cotto, che influirà sugli aromi ed il colore del vino
mistella (o sifone) cioè una miscela di mosto d'uva tardiva che influisce sul grado zuccherino e sui profumi, e mosto concentrato per conferire maggiore morbidezza ai quali si aggiunge etanolo per bloccare la fermentazione.
il Marsala "conciato" deve essere anch'esso sottoposto ad invecchiamento per arrivare alla commercializzazione nei seguenti tipi:
Marsala fine, minimo 1 anno di invecchiamento.
Marsala superiore, minimo 2 anni di invecchiamento.
Marsala superiore riserva, minimo 4 anni di invecchiamento.
Ciascuna delle seguenti denominazioni dà luogo a ulteriori suddivisioni per tenere conto del colore:
oro, prodotto da uve a bacca bianca, è vietata l'aggiunta di mosto cotto.
ambra, prodotto da uve a bacca bianca, con aggiunta di mosto cotto superiore all'1%.
rubino, prodotto da uve a bacca nera, con eventuale aggiunta massima del 30% di uve a bacca bianca; è vietata l'aggiunta di mosto cotto.
e del residuo zuccherino:
secco, con zuccheri inferiori a 40 gr. per litro
semisecco, con zuccheri superiori a 40 gr. per litro e inferiori a 100 gr. per litro
dolce, con zuccheri superiori a 100 gr. per litro
Infine il disciplinare approvato con la legge n.851/1984 prevede che con il termine Cremovo possono essere indicati quei vini aromatizzati che utilizzano almeno l'80% di vino Marsala e una gradazione non inferiore a 16 gradi.
Antiche denominazioni
Il disciplinare di produzione (DPR 2 aprile 1969) prevede la possibilità di aggiungere in etichetta alcune sigle derivanti dalle antiche denominazioni dei vari prodotti.
Il Marsala Fine può riportare la sigla I.P. (Italia Particolare).
Il Marsala Superiore può riportare le sigle S.O.M. (Superiore Old Marsala), L.P. (London Particular), G.D o Garibaldi Dolce. Quest'ultima denominazione risale ad una visita allo stabilimento Florio di Marsala che effettuò il Generale dei Due Mondi nel 1862, dopo l'unificazione dell'Italia. Egli, appassionato di buoni vini ma non particolarmente competente, fu particolarmente colpito da un vino molto dolce ancora in lavorazione e destinato a successivi tagli: in suo onore questo vino entrò in produzione e prese il nome di Garibaldi Dolce.
Alcune denominazioni sono ancora consentite dal Disciplinare, ma solo a corredo della classificazione "ortodossa". Osservando le etichette, potrete ancora ritrovarci impresso "S.O.M.", e leggervi Superior Old Marsala, oppure "G.D.", il Superiore Garibaldi Dolce di cui vi abbiamo già parlato, più raramente "L.P.", London Particular, una altra qualità di Superiore, meno secco del "S.O.M.". Frequentemente, il Marsala Fine si chiamerà, invece, "I.P.", Italian Particular. Altre denominazioni, come "O.P." (Old Particular), C.O.M. (Choice Old Marsala), P.G. (Particular Genuin), P.D. (Pale Dry) ed I.M.(Italian Marsala), ed ancora "Parigi", "Stromboli", "Trinacria", "Margherita", "Erice dolce", insieme a tante altre di cui si è persa qualsiasi traccia, appartengono, ormai, soltanto alla gloriosa Storia di questo vino.

MONICA DI SARDEGNA

Il Monica di Sardegna è un vino DOC la cui produzione è consentita nelle province di Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari.
Caratteristiche organolettiche
colore: rosso rubino chiaro, brillante, tendente all'amaranto con l'invecchiamento.
odore: profumo intenso, etereo, gradevole.
sapore: asciutto oppure amabile, sapido con caratteristico retrogusto.

MOSCATO DI SORSO-SENNORI

Il Moscato di Sorso-Sennori è un vino DOC la cui produzione è consentita nella provincia di Sassari.
Caratteristiche organolettiche
colore: giallo dorato carico.
odore: aroma caratteristico, intenso.
sapore: dolce, pieno, fine.

NASCO DI CAGLIARI

Il Nasco di Cagliari è un vino DOC la cui produzione è consentita nelle province di Cagliari e Oristano.
Caratteristiche organolettiche
colore: dal giallo paglierino al giallo dorato.
odore: delicato con leggero aroma di uva.
sapore: gradevole, con punta lievemente amarognola, caratteristica.

NERO D'AVOLA

Il Nero d'Avola è un vino rosso da taglio prodotto in tutto il territorio della Sicilia, dall'omonimo vitigno. Attualmente Nero d'Avola non esiste più come Denominazione autonoma, ma può essere inserita nelle etichette dei vini che sono prodotti con uva dell'omonimo vitigno. Tali vini sono riportati nella Categoria:Vini DOC e DOCG prodotti con uva Nero d'Avola a cui si rimanda.
La sua commercializzazione su scala industriale risale agli inizi degli anni sessanta del secolo scorso. È considerato un vino da taglio, data la sua elevata gradazione alcolica, che raggiunge facilmente i 15 gradi. Nonostante ciò alcune aziende siciliane decisero di farne un vino da tavola con nuove tecniche di vinificazione più rispondenti alle esigenze del mercato che prevedevano una diminuzione del grado zuccherino ed un aumento dell'acidità. Da allora è coltivato anche fuori dalla Sicilia e dall'Italia, per esempio in California e in Australia. La zona più vocata per il nero d'Avola è l'area a sud-est della Sicilia compresa nei territori di Noto e Pachino, con le contrade di Buonivini, Bufalefi, Maccari, Archi. In questa zona negli ultimi dieci anni si è avuto un vero boom di nuove imprese, provenienti anche da fuori Sicilia, che hanno investito nell'impianto di nuovi vigneti, preferibilmente allevati a controspalliera o con il tradizionale alberello, più costoso e meno produttivo, ma con rese qualitativamente superiori dal punto di vista organolettico e del potenziale d'invecchiamento. Il Nero d'Avola si presenta alla vista di un gradevole rosso rubino, più o meno intenso a seconda delle tipologie del vigneto, della sua giacitura e dell'invecchiamento, ha un gusto con sentori di bacca, di ciliegia, prugna, nelle migliori zone presenta note speziate e balsamiche. Va servito a 15-18 °C e si abbina a carni rosse, arrosti e formaggi stagionati.

NURAGUS DI CAGLIARI
Nuragus di Cagliari DOC

Caratteristiche Enologiche e Potenziale di Mercato del Vitigno Autoctono Sardo

Il **Nuragus di Cagliari DOC** rappresenta una delle espressioni più autentiche della viticoltura sarda, un vino bianco che affonda le proprie radici nella tradizione millenaria dell'isola e che merita un'analisi approfondita per comprenderne il profilo organolettico, il territorio di prodazione e le prospettive commerciali.

Disciplinare di Produzione e Area Geografica

La denominazione di origine controllata del Nuragus di Cagliari interessa un vasto territorio che si estende attraverso tre province della Sardegna meridionale e centrale: **Cagliari, Nuoro e Oristano**. Questa ampia zona di produzione riflette la storica diffusione del vitigno Nuragus, considerato uno dei più antichi dell'isola e probabilmente introdotto dai Fenici oltre tremila anni fa.

L'area vocata si caratterizza per terreni prevalentemente calcarei e argillosi, con ottima esposizione solare e ventilazione costante, fattori che contribuiscono in modo determinante al profilo qualitativo del vino.

Profilo Sensoriale e Analisi Organolettica

Esame Visivo

All'analisi visiva, il Nuragus di Cagliari DOC presenta un **colore paglierino tenue**, spesso impreziosito da **riflessi verdolini** che indicano la giovinezza del vino e la freschezza delle uve. Questa caratteristica cromatica è tipica dei vini bianchi mediterranei vinificati con tecniche volte a preservare gli aromi primari e la fragranza del frutto.

Esame Olfattivo

Il profilo olfattivo si distingue per un carattere **vinoso e gradevole**, con note floreali discrete e sentori fruttati delicati. La semplicità aromatica non deve essere interpretata come limite qualitativo, ma piuttosto come espressione di un vino che privilegia la bevibilità e la freschezza rispetto alla complessità aromatica.

Esame Gustativo

Al palato, il Nuragus di Cagliari DOC può presentarsi in diverse tipologie:

- **Versione secca**: caratterizzata da un sapore **sapido e armonico**, con una **leggera acidità** che conferisce dinamicità e pulizia gustativa
- **Versione amabile**: con residuo zuccherino percettibile che ammorbidisce la struttura mantenendo comunque equilibrio e freschezza

In entrambe le versioni, il vino si distingue per l'**elevata bevibilità**, caratteristica che lo rende particolarmente adatto all'accompagnamento gastronomico con piatti della cucina marinara e preparazioni a base di pesce.

Considerazioni Enologiche e Posizionamento di Mercato

Dal punto di vista tecnico, il Nuragus di Cagliari DOC rappresenta un esempio interessante di vino territoriale che privilegia la **tipicità** rispetto all'omologazione gustativa. La struttura moderata e il profilo organolettico immediato lo posizionano nel segmento dei vini bianchi da consumo quotidiano di qualità, con un rapporto qualità-prezzo particolarmente competitivo.

Le potenzialità di valorizzazione passano attraverso:

- Una comunicazione efficace dell'identità territoriale e storica del vitigno
- L'abbinamento con la gastronomia locale e mediterranea
- La promozione come vino da aperitivo e da pasto per la ristorazione informale
- Lo sviluppo di versioni premium da vigneti selezionati

Conclusioni

Il Nuragus di Cagliari DOC merita un riposizionamento nell'immaginario collettivo degli operatori del settore enologico. Troppo spesso considerato un vino "semplice", esprime invece con coerenza le caratteristiche di un territorio unico e di una tradizione viticola che precede la colonizzazione romana. Per gli specialisti del settore, rappresenta un'opportunità di diversificazione dell'offerta nella categoria dei bianchi mediterranei autoctoni, con margini di crescita significativi sia sul mercato nazionale che internazionale.

PASSITO DI PANTELLERIA
Il Passito di Pantelleria è un vino a DOC che può essere prodotto esclusivamente nell'Isola di Pantelleria in provincia di Trapani. Vitigni con cui è consentito produrlo: Zibibbo al 100%. Tecniche produttive: Il Passito di Pantelleria deve provenire da mosti di uve marziani, almeno in parte, sottoposte ad appassimento o sulla pianta o dopo la raccolta. Deve inoltre essere "affinato" almeno fino al 1º luglio dell'anno successivo alla vendemmia.
Caratteristiche organolettiche:
colore: giallo dorato tendente all'ambrato; profumo: fragrante, caratteristico di moscato;
sapore: dolce, aromatico, gradevole, caldo;
L'abbinamento ideale è costituito dai dolci, meglio se secchi, di mandorla o farciti con confetture che presentano qualche nota di acidità, come quelle di visciole, ribes o frutti di bosco in genere.
Ottimo con formaggi erborinati.


SALAPARUTA CATARATTO

Il Salaparuta è una DOC istituita con decreto del 08/02/06 pubblicato sulla gazzetta ufficiale 20/02/06 n 42 la cui produzione è consentita solo da uve provenienti da vigneti ubicati in terreni vocati alla qualità all'interno dei confini territoriali del comune di Salaparuta (TP).

I vini della DOC

Salaparuta rosso

Salaparuta rosso riserva

Salaparuta bianco

Salaparuta Inzolia

Salaparuta Grillo

Salaparuta Chardonnay

Salaparuta Catarratto

Salaparuta Nero d'Avola

Salaparuta Nero d'Avola riserva

Salaparuta Merlot

Salaparuta Merlot riserva

Salaparuta Cabernet Sauvignon

Salaparuta Cabernet Sauvignon riserva

Salaparuta Syrah

Salaparuta Syrah riserva

Salaparuta novello

Vitigni ammessi

La denominazione di origine controllata "Salaparuta" è riservata ai vini rossi e bianchi ottenuti da uve provenienti da vigneti aventi nell'ambito aziendale, rispettivamente per le varie tipologie, la seguente composizione ampelografica:

Salaparuta Catarratto:

Catarratto minimo: 85%

colore: giallo paglierino più o meno intenso

odore: caratteristico, fine

sapore: armonico, pieno, intenso

titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12%

acidità totale minima: 4,5 g/l

estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l

Salaparuta Nero d'Avola:

Nero d'Avola minimo: 85%

colore: rosso intenso

odore: delicato, caratteristico, fruttato

sapore: corposo, armonico, speziato

titolo alcolometrico volumico totale minimo: 13%

acidità totale minima: 4,5 g/l

estratto non riduttore minimo: 25,0 g/l

Salaparuta Chardonnay:

Chardonnay minimo: 85%

colore: giallo più o meno intenso

odore: intenso, caratteristico

sapore: gradevole, fruttato

titolo alcolometrico volumico totale minimo: 13%

acidità totale minima: 4,5 g/l

estratto non riduttore minimo: 19,0 g/l

Salaparuta bianco:

Catarratto minimo: 60%

colore: giallo paglierino più o meno intenso

odore: fine, elegante

sapore: delicato, tipico

titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12%

acidità totale minima: 4,5 g/l

estratto non riduttore minimo: 17,0 g/l

Salaparuta rosso:

Nero d'Avola minimo: 65%

colore: rosso intenso

odore: gradevole, fine

sapore: armonico, strutturato

titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,5%

acidità totale minima: 4,5 g/l

estratto non riduttore minimo: 19,0 g/l

Salaparuta novello:

Nero d'Avola: minimo 50%

Merlot minimo 20%

colore: rosso rubino

odore: intenso, fruttato, caratteristico

sapore: sapido, morbido

titolo alcolometrico volumico minimo: 11,5%

acidità totale minima: 4,5 g/l

estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l

Tecniche di produzione

I nuovi impianti ed i reimpianti dovranno essere allevati ad alberello o a controspalliera ed avere una densità di 4.000 ceppi/ettaro per i vitigni a bacca rossa e di 3500 ceppi/ettaro per quelli a bacca gialla.

È vietata ogni pratica di forzatura, ma consentita l'irrigazione di soccorso.

Tutte le operazioni di vinificazione debbono essere effettuate nella zona DOC.

Abbinamenti consigliati

Vini a bacca bianca: ideale per tutti i piatti di pesce, e per accompagnare il pescato fresco. Vini a bacca rossa: eccellente con arrosti di carni e formaggi stagionati.


VERMENTINO DI GALLURA DOCG
Il Vermentino di Gallura è un vino DOCG la cui produzione è consentita nelle province di Olbia-Tempio e Sassari. Vitigni con cui è consentito produrlo: Vermentino: 95,0% - 100,0%, altri vitigni a bacca bianca, non aromatici, idonei alla coltivazione nella Regione Sardegna: 5,0% Tecniche di produzione: Sono idonei solo i terreni costituitisi per disfacimento granitico e situati a un’altitudine non superiore ai 500 m s.l.m. Per i nuovi impianti e i reimpianti la densità non può essere inferiore a 3 250 ceppi/ha. È vietata ogni pratica di forzatura, ma consentita l'irrigazione di soccorso. Tutte le operazioni di vinificazione debbono essere effettuate nella zona DOCG, ma sono ammesse eccezioni per i comuni limitrofi. Il vino non può essere commercializzato prima del 15 gennaio successivo all'annata di produzione delle uve.

Caratteristiche organolettiche
colore: giallo paglierino intenso con leggeri riflessi verdognoli
odore: intenso, gradevole
sapore: dal secco all'amabile, talvolta con retrogusto lievemente amarognolo. Nei prodotti affinati in legno il sapore può essere più intenso e persistente, anche con leggere note di vaniglia;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
Abbinamenti consigliati
È apprezzabile come aperitivo se servito fresco.
Ben si accompagna con i primi saporiti della cucina sarda avendo un buon corpo e un'ottima struttura. Viene servito anche con il pesce arrosto, con i molluschi e con i crostacei. Di sicuro interesse è l'abbinamento con il pecorino dolce (preferibilmente sardo).